La prima squadra italiana a vincere a Goodison Park, la prima squadra italiana a segnare cinque reti su un campo inglese. L’Atalanta, ieri sera, non ha scritto soltanto una pagina indelebile della sua storia, ma anche di quella di tutto il calcio italiano. La manita inflitta dalla squadra di Gasperini all’Everton non garantisce solamente la qualificazione matematica ai sedicesimi di Europa League, ma permette ai bergamaschi di giocarsi il primato del girone nell’ultima sfida casalinga contro il Lione. Quello stesso girone, che era stato giudicato come il più complicato e nel quale l’Atalanta avrebbe dovuto solamente giocare il ruolo di comparsa. Così non è stato, la Dea ha stravolto completamente le aspettative iniziali dimostrando di saper imporre il proprio modo di giocare e la propria filosofia calcistica su qualunque campo, contro qualsiasi avversario e in qualunque situazione.

AGGRESSIVITÀ E RITMO

Come sempre, la squadra di Gasperini ha organizzato la partita per riuscire a sfruttare l’aggressività della propria squadra e il pressing a tutto campo con l’obiettivo di recuperare la palla nella metà campo avversaria. Il 3-4-2-1 formato Europa prevedeva soltanto due cambi rispetto alle precedenti apparizioni (tra l’altro forzati a causa di due problemi fisici): il primo riguardava l’inserimento di Castagne al posto dell’infortunato Spinazzola, mentre il secondo concerneva il terzetto difensivo composto da Toloi, Palomino e Masiello date le condizioni fisiche non perfette di Mattia Caldara. Per il resto Gasperini ha deciso di lasciare intatto lo schema tattico proposto nelle precedenti gare di Europa League con l’avanzamento di Cristante sulla linea del Papu Gomez e quindi con Freuler e De Roon a centrocampo.

Le tre linee dell’Atalanta, ma comunque molto compatte

Nei primi 5-6 minuti in realtà l’Atalanta ha subito la pressione dell’Everton, che con i terzini Martina e Kenny tentava di recuperare il pallone nella trequarti campo bergamasca andando in pressione su Cristante e Gomez, o spesso anche su Hateboer e Castagne. Passata la prima piccola fase di sofferenza però, la Dea è riuscita a prendere le misure agli inglesi sia in fase di possesso che in quella di non possesso. La creazione continua di triangoli di gioco sugli esterni del campo, dove l’Atalanta era in superiorità numerica visto che l’Everton si era schierato con il 4-2-3-1, permetteva alla squadra di Gasperini di trovare sempre un giocatore libero per poter organizzare la manovra. Lo stesso gol del vantaggio, arrivato al minuto 11, proviene da una triangolazione tra De Roon, Cristante e Castagne. Il belga, dopo aver superato il proprio diretto avversario ed arrivato sul fondo è bravo a crossare la palla verso il dischetto del rigore, dove lo stesso Cristante (dal quale si era concluso il triangolo) non ha problemi nel depositare in rete.

La triangolazione sulla fascia destra che porta al gol del vantaggio

Per tutto il primo tempo poi, pur soffrendo in determinate occasioni (il tiro ravvicinato di Mirallas respinto da Berisha e l’epico salvataggio sulla linea firmato Rafael Toloi), l’Atalanta è comunque riuscita a gestire ritmo e aggressività in maniera intelligente e matura. Quando c’era da gestire la palla i bergamaschi sfruttavano gli esterni, soprattutto l’out di sinistra nel quale Gomez costringeva il terzino destro Kenny a seguirlo in profondità, lasciando quindi libero Hateboer di giocare. Quando invece c’era da pressare l’Everton e rubare il pallone in uscita, la squadra di Gasperini si compattava in un’unica zona di campo.

Dopo il passaggio di Martina, Rooney si trova circondato da maglie bianche

In questo caso sono addirittura sette i giocatori dell’Atalanta in pressing sul passaggio di Martina verso Rooney. La riconquista del pallone in quella zona del campo permette poi a Cristante a ripartire in contropiede con il centrocampo dell’Everton completamente saltato.

GIOCARE A TUTTO CAMPO

Nella partita di ieri è emersa ancora di più la capacità degli uomini di Gasperini di riuscire a giocare a tutto campo, essendo abili nel gestire al meglio tutte le situazioni di gioco. Chi fa questo al meglio è sicuramente Bryan Cristante, che anche a Goodison Park ha dimostrato di essere un giocatore completo, internazionale e in continua crescita (ben venga anche per la nostra Nazionale). Il numero 4 della Dea, che quest’anno ha giocato sia da centrocampista centrale, che da trequartista alle spalle della punta, sa ricucire e compattare il centrocampo atalantino. A parte la doppietta siglata, che conferma ancora una volta la sua abilità sotto porta (sono già 7 i gol segnati quest’anno tra campionato e Europa League), Cristante ha pressato, gestito e dominato nella zona centrale del campo.

Il movimento di Cristante che spezza in due la difesa dell’Everton

Nel rigore guadagnato l’ex Milan ci dà prova dell’importanza di saper ragionare in campo: con Petagna abbassatosi a supporto della manovra, Cristante si rende conto di dover sostituire il numero 29 nel ruolo di centravanti. Supportato dal tocco intelligente di Petagna, Cristante si ritrova in campo aperto contro Williams, che non può fare altro che stenderlo per impedirgli di arrivare alla conclusione. Questa azione mette in risalto lo strapotere fisico del prodotto del vivaio rossonero, il quale con azioni come questa sa e può spezzare completamente in due le difese avversarie.

Un altro giocatore che ha comprovato la sua attitudine nel sentirsi a proprio agio in differenti momenti di gioco è stato Mattia Caldara. Il centrale difensivo, entrato a partita in corso al posto dell’infortunato Masiello, nel gol dell’1-4 si mette in mostra per una giocata tanto intelligente quanto tecnicamente valida.

Caldara si traveste da assist-man

Caldara nel cerchio di centrocampo chiude, con De Roon, un uno-due terrificante per il centrocampo dell’Everton, che viene totalmente spaccato in due. La grande abilità di Caldara sta però nella freddezza dimostrata una volta giunto sulla trequarti: il classe 1994 infatti, nonostante non sia abituato ad occupare quelle zone di campo, capisce intelligentemente di dover servire Cornelius appostato sull’out di sinistra. Il danese poi è bravissimo a smarcarsi con una finta e concludere in rete per l’1-4 parziale. Percussioni come queste denotano la tranquillità e la serenità con la quale la squadra di Gasperini scende in campo, in qualsiasi competizione contro qualunque avversario.

ORA VIENE IL BELLO

La vittoria e il successivo passaggio anticipato del turno sono la conseguenza di un progetto tecnico e sportivo che sta dando giustamente i suoi frutti. Quello che Percassi è riuscito a creare nell’ambiente bergamasco si sta rivelando vincente e azzeccato, ma assolutamente non casuale. La squadra stessa rispecchia ciò che la società ha voluto creare: una formazione propositiva, coraggiosa sospinta dalla passione dei propri tifosi. L’alchimia che si è venuta creare tra la tifoseria della Dea e la squadra stessa sta portando a questi risultati e a queste soddisfazioni. I più di 3000 supporters presenti ieri a Liverpool ne sono la conferma.

Il passaggio ai sedicesimi doveva essere un’impresa tanto difficile quanto impossibile, e invece oggi si è trasformata in realtà. Il prossimo compito consiste nel tentare di raggiungere il primo posto nel girone, per giocarsi poi tutte le proprie carte nel sorteggio. La favola europea dell’Atalanta è appena cominciata, ed ora viene il bello.