Numeri. Semplici numeri.

Numeri che molto spesso sembrano indifferenti e di poco conto durante la stagione ma che a fine anno il più delle volte si trasformando in dati importantissimi e verdetti fondamentali.

Parliamo di gol messi a segno, svarioni difensivi, qualche errore di troppo e disattenzioni finali. Parliamo di squadre che non segnano più come una volta o altre ancora che hanno iniziato a far gol. In ogni caso parliamo di semplici numeri che da qui a maggio faranno la differenza.

ROMA E NAPOLI: LA DIFFERENZA DIETRO

Dopo tredici partite sono solamente nove le reti subite da Reina; meglio del portiere spagnolo solo Alisson, che in dodici incontri ne ha prese 8.

In prospettiva parliamo di due squadre, Roma e Napoli, che seguendo una media ponderata delle reti subite fino a questo momento, chiuderanno l’anno con 25 e 26 reti subite rispettivamente.

Parliamo di un dato molto importante: i giallorossi, così come i partenopei, potrebbero avvicinarsi pericolosamente, quindi, alla media della difesa juventina, che ha fatto della retroguardia il maggior punto a favore. Lo scorso anno in media il Napoli ne prese 13 in più a fine anno, mentre i capitolini 12.

VECCHIE E NUOVE ABITUDINI

Rimanendo sulle due squadre sopracitate, possiamo notare come per qualcuno la tendenza sul campo sia nettamente cambiata, mentre per altri niente affatto.

Con la conferma di Sarri, i campani hanno trovato la quadra in fase difensiva, ma questo non ha compromesso la capacità e la frequenza con la quale i napoletani trovano la rete. La maggiore attenzione dietro non ha limitato Mertens e company nell’andare in rete e, anzi, se lo scorso anno avevano distrutto ogni record chiudendo il campionato con 94 gol, quest’anno, continuando con questa media per ogni gara, potrebbero chiudere le trentotto giornate con 99 reti all’attivo: mostruosi.

D’altra parte, invece, la Roma di Di Francesco, diametricalmente opposta a quella allenata da Luciano Spalletti, ha smesso di attaccare prepotentemente, complice anche il rallentamento di Edin Dzeko e la cessione di Moahmmed Salah a, quasi, peso d’oro, ma ha mostrato un cinismo inaspettato: molti sono gli incontri portati a casa trionfando con uno striminzito 1-0, ma che è bastato per confermarsi ad altissimi livelli.

Nella scorsa stagione i capitolini, guidati dal mister toscano, avevano messo a segno 29 marcature dopo dodici incontri; quest’anno i lupi sono fermi a 23. Radicalmente opposta, però, la tendenza in fase difensiva: se dopo dodici partite lo scorso anno le reti subite erano dodici, quest’anno gli unici 8 gol incassati la rendono la miglior difesa italiana e con la Roma che ha ottenuto ben 4 punti in più rispetto allo scorso anno.

JUVENTUS: DISASTRO DIFENSIVO

Quattordici gol subiti in tredici partite per la vecchia signora, roba da non credere. Pensare che nella stagione 2015-16 chiuse l’anno incassandone solo 20. Il record negativo da quando vince è stato 27.

Ventisette ne prese lo scorso anno, quando Roma e Napoli chiudevano rispettivamente seconda e terza segnando 184 gol in due.

Ad oggi la vecchia signora, in prospettiva, chiuderebbe l’annata incassando 41 gol: colpa di una difesa scolapasta che, perdendo Bonucci, ha visto crollare diverse certezze.

Il mancato colpo dietro, complice il mancato utilizzo obbligato della nuova pedina Howedes e della regressione di Barzagli, ha visto mister Allegri andare in completo caos, tanto da costringerlo a tornare alla difesa a quattro.

Inoltre la cessione non volontaria di Dani Alves ha lasciato un ulteriore buco sulla destra che la coppia formata da De Sciglio e Lichtsteiner difficilmente riuscirà a colmare.

CINISMO E BUONA VOLONTÀ

Se dovessimo parlare dell’Inter di Spalletti in numeri quasi uscirebbe fuori un continuo plauso al nuovo tecnico nerazzurro: il mister di Certaldo ha tutti i numeri a sfavore e parliamo di numeri della rosa.

Sono solamente due i difensori centrali a disposizione, quali Skriniar – al quale è riuscito a trasmettere sicurezza e dal quale è riuscito a raccogliere le maggiori qualità possibili –  e Miranda.

Ugualmente sulle fasce basse: nonostante gli arrivi di Cancelo e Dalbert, non se l’è sentita di rovinare l’alchimia del gruppo, tanto da prendere quel poco di buono che il duo De Boer – Pioli aveva portato l’anno precedente e responsabilizzare D’ambrosio e Nagatomo, ottenendo oltretutto conferme molto positive.

Tutto questo ha portato i nerazzurri ad un ottimo secondo posto in classifica: senza segnare troppo, ma mantenendo una media difensiva ottimale, è l’unica squadra che riesce a tenere testa al super Napoli di inizio stagione. Niente male.

ATTACCO, ATTACCO, ATTACCO.

Sampdoria, Lazio, Atalanta e Fiorentina.

Questi i nomi di quelle squadre che (dopo Juve, Napoli, Roma, Inter e Milan – di cui dopo parleremo) avrebbe dovuto giocarsi gli ultimi due posti validi per l’Europa. Due posti per quattro squadre. Ogni squadra con una storia diversa e con degli obiettivi estremamente diversi.

Chi ha sorpreso di più è stata senza dubbio la Lazio di Inzaghi: il fratello minore del più famoso Pippo –  campione di tutto col Milan da giocatore – ha dimostrato ottime qualità da mister, portando a casa ad Agosto la Supercoppa di lega e iniziando il torneo con uno sprint da pelle d’oca: le vittorie contro Juventus (a Torino) e Milan (a Roma) sommandole a tutti gli altri incontri nel quale ha gestito ottimamente i vari vantaggi, hanno candidato la squadra capitolina ad un posto in Champions League.

Fra le outsiders, i biancazzurri sono probabilmente gli unici ad aver superato ottimamente le più rosee aspettative, perdendo solamente contro Napoli e Roma.

Infine, da citare assolutamente la potenza offensiva che ha contraddistinto i laziali in questo inizio di campionato: parliamo di 32 reti messe a segno. Un dato che rende le aquile il terzo miglior attacco del campionato e che potrebbe permettere di chiudere la stagione con 94 gol all’attivo.

LE OUTSIDERS E LA CONFUSIONE GENERALE

L’altra grande sorpresa è senza alcun dubbio la Sampdoria: il gruppo di Giampaolo sta stupendo non poco, dimostrandosi ammazza grandi, ma allo stesso tempo controllando ottimamente anche il resto degli incontri.

Parliamo di vittoria contro Juventus (3-2), Milan (2-0) e Fiorentina (1-2) oltre che gli ottimi tre punti ottenuti contro squadre come Atalanta, Chievo e il derby di Genova.

L’unico problema dei blucerchiati è il fattore ospite: lontano da Marassi il gruppo barcolla. Parliamo di due vittorie, due pareggi e tre sconfitte, fra cui i pesantissimi K.O. con Udinese (4-0) e Bologna.

Diversa e complicata la situazione di Fiorentina e Atalanta, le quali non si riesce a capire quale sarà la dimensione giusta per loro: tante vittorie di carattere, ma altrettante magre figure.

Se per la Viola parliamo di un’ottima vittoria citando il risultato che li ha visti trionfare per 3-0 contro il Torino, risultato che fra l’altro simboleggiava la terza vittoria consecutiva, magro è il bottino centrato contro Crotone e Spal: un punto in due partite.

Ugualmente strano è il percorso della Dea, che prima pareggia di cuore allo Juventus Stadium rimontando da 2-0, ma che poi perde punti sciocchi fra la sconfitta al Friuli e il pari in casa contro la modesta Spal.

MILAN: CI SEI?

Per concludere, abbiamo l’incognita rossonera: diciannove punti in tredici partite. Facendo una media ponderata e catapultando il bottino conquistato in prospettiva, il Milan di questo passo chiuderebbe la stagione con solamente 55 punti all’attivo. Con questa media lo scorso anno avresti concluso in nona posizione, persino cinque punti sotto la disastrosa Fiorentina.

Eppure sarebbe dovuta andare in modo diverso: i troppi cambi di giocatori non hanno aiutato, pertanto l’arrivo di Bonucci e Musacchio, due pedine di assoluto valore, accompagnati dall’acquisto di Conti e Rodriguez (parliamo di un operazione totale pari a quasi 100 milioni per questi quattro) non sono bastate a migliorare il comparto arretrato.

Se nella scorsa stagione il Milan prese 43 gol, in quest’annata c’è addirittura la possibilità di chiudere con 52 reti subite. E peggiora anche l’attacco, che nonostante gli innesti dei vari Kalinic, Borini, Cutrone (venuto dalla primavera), Calhanoglu e Andrè Silva, stenta a decollare. Sono quasi dieci i gol in meno rispetto alla scorsa stagione in prospettiva. Male male male.

 

Questione di numeri, quindi: numeri che durante l’anno si modificheranno pesantemente e che muteranno l’andamento del torneo.

Per molti sono semplici numeri, ma che a lungo andare, se non riesce a cambiarli anzitempo, possono decidere una stagione, compromettendo anche i prossimi anni del calcio italiano.

Attenzione ai numeri.