Joao Pedro Geraldino Dos Santos Galvao, noto ai più come Joao Pedro, è un calciatore da coccolare. Sì, uno di quei talenti puri che necessita di affetto, di calore e spesso della pazienza del proprio pubblico per poter rendere al meglio. A Cagliari il diez ha trovato la sua dimensione, dopo i primi anni non facili con il calcio italiano ha completato una maturazione tecnica e tattica che lo ha reso un giocatore fondamentale per la squadra rossoblù.

CROCE E DELIZIA

Spesso per i giocatori di talento, che ricoprono il ruolo di trequartista, la costanza di rendimento non è facile da trovare. Quando sei obbligato ad illuminare ogni partita con le tue giocate, quando da te il pubblico non si aspetta solo corsa e aggressività, ma soprattutto genio e lucidità, l’impatto con un nuovo campionato può essere difficile. Soprattutto se giochi in Italia, e la tua posizione di mezzo tra centrocampo e attacco si ritrova spesso intasata da maglie avversarie e presidiata da difensori aggressivi, che non ti lasciano respiro.

La prima intuizione l’aveva avuta Zamparini, che prelevò dall’Atlético Mineiro il brasiliano nato a Ipatinga ad appena 18 anni, facendogli firmare un quinquennale con la maglia rosanero. L’esperienza in Sicilia però fu da dimenticare: appena tre partite in Europa League, solo uno spezzone di venti minuti in Serie A proprio contro il Cagliari. Poi tanta panchina e molte presenze in Primavera. Joao Pedro è giovane, va aspettato, ma la società non crede in lui e l’anno dopo lo cede in prestito al Vitoria Guimaraes. Qualche problema disciplinare in Portogallo ne fermano la crescita sportiva, poi il prestito al Peñarol e la definitiva rescissione del contratto.

Per ritrovare di nuovo Joao nel nostro campionato bisognerà aspettare il 2014, quando il neo Presidente del Cagliari Tommaso Giulini lo acquista su consiglio di Zeman. Il brasiliano ha voglia di riscatto, si prende la 10 e inizia subito a fare vedere il suo valore. Nello schema del boemo però non trova la sua collocazione, giocando spesso da mezzala. Termina la stagione con 29 presenze condite da 5 gol, ma le sue prestazioni finiscono per rappresentare quelle dell’intera squadra: un gruppo fragile, troppo giovane forse, che a fine campionato retrocede in Serie B.

MATURAZIONE

Come si diceva all’inizio, Joao Pedro va coccolato, e a Cagliari lo sanno bene. L’affetto dei sardi però il brasiliano se l’è conquistato sul campo, nell’anno del riscatto rossoblù in Serie B. Nel campionato cadetto Joao trova innanzitutto la sua collocazione in campo, e soprattutto conosce davvero il calcio italiano. Quel ragazzo fragile, di appena 73 kg, apparso più come un ballerino che come un calciatore nella stagione precedente, impara ad entrare in scivolata, a rincorrere l’avversario, a mettere la gamba nei contrasti.

Nell’anno della vittoria del campionato di Serie B Joao Pedro è il punto fermo della formazione di Rastelli, ha un altro passo e un’altra decisione nei contrasti, e scopre una vena realizzativa mai conosciuta prima. In quella stagione il brasiliano è il capocannoniere dei rossoblù con 13 gol, porta a termine 7 assist ed è il vero protagonista della squadra che domina il campionato.

Un anno in Serie B però non basta per togliere ogni dubbio dalla testa dei tifosi del Cagliari che, prima di giudicarlo definitivamente, aspettano di rivederlo nel massimo campionato. L’esperienza acquisita in Serie B però è preziosa: Joao affronta la Serie A con la stessa aggressività dell’anno precedente; la fragilità mentale è scomparsa e il brasiliano si impone nel calcio italiano, trascinando la sua squadra ad una salvezza tranquilla. Nella stagione 2016-2017 è ancora uno dei migliori tra i suoi, sigla 7 gol in 22 partite, saltando i primi tre mesi di campionato a causa di un infortunio al perone.

Da mezzala a trequartista, fino ad occupare lo spazio di seconda punta. Venti gol in sessanta presenze giocando spesso come perno offensivo del rombo di centrocampo. Non sarà forse il caso di farlo giocare attaccante?

IL FUTURO DI JOAO

Il suo presente Joao Pedro se l’è conquistato con lavoro e dedizione. Dai “gradoni” di Zeman fino ai campi ostici della Serie B, il brasiliano ha avuto il suo riscatto personale nel calcio italiano, riuscendo ad unire tecnica e aggressività. Tecnica sì, tanta tecnica. Joao tratta la palla con eleganza, non ha paura di rischiare la giocata.

A volte poi, ci prova anche da fuori.

Le questioni che riguardando il suo futuro, ora che a Cagliari ha trovato la sua dimensione, sono due. La prima riguarda la sua posizione in campo, come si diceva prima. Il senso del gol del brasiliano è evidente, e Joao potrebbe compiere un’altra evoluzione nella sua carriera spostando il suo raggio d’azione ancora più avanti. Nel 3-5-2 di Lopez non c’è spazio per il trequartista e l’allenatore uruguaiano gli sta dando fiducia schierandolo come secondo attaccante, dietro a Pavoletti. Fiducia ripagata domenica scorsa, quando proprio un gol del brasiliano ha regalato la vittoria esterna al Cagliari sul campo dell’Udinese.

La seconda questione è legata invece alla sua carriera. Da un lato in Sardegna Joao ha trovato l’alchimia con i tifosi, la fiducia della società, il calore di cui ha bisogno per rendere al massimo. Dall’altro lato però si potrebbe pensare che a Cagliari abbia dato il massimo, e per ambizione potrebbe anche decidere di andarsene. Inter e Fiorentina si erano interessate quest’anno, ma Giulini non aveva voluto intavolare una trattativa.

Per un diez da coccolare come lui, abbandonare la terra che lo ha reso grande in Serie A dopo anni in ombra, potrebbe essere un rischio. A volte la scelta migliore è decidere di rimanere a casa, cercare di lasciare il segno invece che perdersi in realtà più grandi.

Essere consapevoli della propria dimensione è spesso il passo più importante per diventare grandi. Il futuro è dalla tua Joao.