Le partite di Summer League non sono certo tra le più interessanti della stagione ma qualche volta riservano spunti per il resto della stagione. Per esempio, dà una mezza idea dell’impatto dei rookie con l’NBA. A livelli piuttosto soft, ma comunque è già una bozza di ciò che vedremo nel prosieguo della stagione. Ma molto spesso, più che le prime scelte, vengono fuori quei giocatori che devono ancora dimostrare qualcosa al proprio coach, che sia un posto in panchina o addirittura nei 15 a roster. Kyle Kuzma ha fatto questo e anche di più. Partito per essere un secondo giro abbondante, è stato chiamato alla 27 dai Lakers (scelta presa da Brooklyn nello scambio con Russell, Mozgov e Lopez) e tenuto a roster dopo un’estate di altissimo livello. Anche in NBA sta dimostrando quanto di buono fatto vedere fino ad oggi, ottima produzione offensiva ed alcuni difetti visti durante i suoi trascorsi a Utah già sulla via del tramonto.

Kuzma è un giocatore molto moderno, un’ala longilinea e versatile con ottimi istinti da shooter ed un footwork raro per le sue “altitudini”. Si esprime bene in transizione, ha leve molto lunghe ed un ball handling solido con entrambe le mani. Ha caratteristiche accomunabili sia ad un point forward che ad una stretch-4, due ruoli oggi estremamente ricercati. È un passatore di livello (anche se con Ball di fianco non abbiamo un riscontro importante dai freddi numeri) ed ha una visione di insieme dell’azione di gioco veramente completa. Raramente lo vediamo prendere tiri forzati o conclusioni in solitaria (solo il 2% dei tiri da fuori l’arco unassisted, dentro i numeri cambiano a conseguenza delle second chance che si procura sotto canestro) e spesso si propone anche dal lato debole tagliando verso il ferro dove arriva a concludere senza grossi problemi. Range di tiro molto ampio, proprio da stretch-4, meccanica veloce che col tempo verrà ottimizzata. Spezza il tiro in due tempi: nel primo salta e carica e nel secondo spara e rilascia il pallone. Sicuramente acquisterà in futuro fluidità nel movimento ed un rilascio più alto. Salta perfettamente verticale, molto compatto, l’altezza lo avvantaggia.

È temibile quando può attaccare gli spazi. Sebbene non sia un saltatore eccellente, ha i tempi giusti per attaccare, conclude con le due mani bene, trova facilmente la coordinazione anche nel traffico per chiudere. Questa sua versatilità assieme ad un decision-making molto safe ma efficace lo rende eccellente nell’attaccare i closeout avversari. È necessario togliergli spazio perchè dall’arco ha una gran mira ma attaccarlo troppo forte gli consente di trovare spazi liberi verso il canestro dove sa fare veramente male, con la via del ferro spalancata può fare qualsiasi cosa. In uscita dai blocchi è un dilemma difficile per le difese, può poppare ed aprirsi per il tiro o può attaccare senza palla. A rimbalzo si difende bene, paga un po’ a livello di forza fisica ma sa usare bene il corpo per i tagliafuori ed ha un innato istinto nell’arrivare prima sul pallone. Se spalle a canestro tende spesso a girarsi frontalmente e bruciare gli avversari sul primo passo ma non si fa problemi a trovare angoli di tabellone buoni anche dal post basso. Ha ancora ampi margini di crescita come difensore, anche se sul perimetro è già una presenza importante. Il suo footwork lo aiuta nel contenere avversari in penetrazione, gli nega l’accesso al canestro. Le sue braccia lo aiutano quando si riducono le distanze ma non è ancora un rim protector. Manca un po’ l’intensità difensiva, spesso si lascia battere troppo facilmente e tende troppo a guardare l’uomo piuttosto che la palla e ciò che succede intorno a lui. Inconsistenze che già conoscevamo e che potrà migliorare col tempo.

Indubbiamente i Lakers ci hanno visto molto lungo. KK non è un giocatore che spicca per una caratteristica particolare ma sa come rendersi importante in molti frangenti del gioco, sopratutto in attacco. C’è da portare la palla? Ok, ha lo “shake and bake” in faretra, non è il caso di scherzarci. C’è da allargare il campo? Ok, può farlo benissimo. Spazio per penetrare? Va benissimo. Attaccare dal lato debole? Lonzo già lo ha visto con la coda dell’occhio. C’è da passarla? É alto, ha due ottime mani, il campo lo vede bene. Più o meno tutto quello che serve lo ha. Vin Sparacio ha sempre detto che Kuzma si distingue dagli altri per il suo “feel for the game”, un modo molto americano per dire che lui capisce e vede il gioco in maniera diversa dagli altri. Un piacevolissimo motivo in più per guardare i Lakers quest’anno, per ora. Il Draft non è una scienza esatta, Kuzma ne è l’ennesima conferma.