Mentre mezza Italia ogni tot mesi accende e prende posizione sul trittico Milan-Raiola-Donnarumma, dall’altra parte dell’oceano, in un altro sport si è già vissuta (e si vive ancora) qualcosa di stupefacentemente simile. Con le dovute differenze (una su tutte: i soldi in ballo) l’intreccio LA Lakers-Lavar Ball e Lonzo Ball gira attorno alle stesse domande e si ostina a non chiarire le stesse risposte che gli appassionati nostrani di pallone si chiedono a queste latitudini. Cosa mette in comune queste due storie parallele? Guardiamo per prima cosa il reparto “squadre”. Un passato che dire glorioso non rende giustizia, un presente, per motivi estremamente diversi, di difficoltà sul piano sportivo, due giovanissimi tra i leader tecnici ed emotivi della squadra. Successivamente, due figure che a torto o a ragione sono molto “rumorose”, dichiarazioni che vengono amplificate a dismisura dal megafono della stampa e dei social, presenze fuori dal campo che spesso fanno più scena dei loro pupilli dentro. Ed infine quelli che dovrebbero essere i due protagonisti, due talenti assurdi con margini di miglioramento inesplorati che però già dividono gli appassionati sul loro valore. Altra cosa: parlano poco e spiegano ancora meno. Più di sei mesi dietro a questi discorsi che ancora continuano a Milano (con le ultime dichiarazioni di Raiola) e dall’altra con Lavar che ha spostato l’attenzione sui fratelli di Lonzo, finiti a giocare in Lituania piuttosto che chiudere (LiAngelo) o cominciare (LaMelo) la carriera in NCAA.

Ma che ha di tanto speciale Lonzo? È arrivato in NBA con la seconda scelta di quest’anno e la sua linea di scarpe personale (una delle tante controverse idee del babbo) eppure le sue cifre ad oggi sono discrete e nulla più. Ma, se andiamo a cercare la produzione statistica su un rookie non rendiamo giustizia al suo talento. Talento da sgrezzare, limare e sistemare dove è necessario ma di materia prima ce n’è a fiocchi e di tempo anche. Ball è una point guard estremamente moderna. Fisicamente è ancora piuttosto leggero ma già molto alto epiuttosto atletico, può giocare anche sopra il ferro e si muove con coordinazione ed agilità. In campo aperto è una furia, è veloce, salta molto e chiude con entrambe le mani. Sicuramente le situazioni di transizione sono ad oggi la sua comfort zone, sia palla in mano che in fase di puro playmaking. La combo rimbalzista-eccellente outlet passer gli appartiene, possiede la precisione di un quarterback e tende spesso a guardare in avanti per trovare punti veloci. Altrimenti ha comunque una visione periferica del campo eccellente, anche in entrate verso il ferro trova scarichi fuori “à la Rajon Rondo” mettendo in ritmo i suoi compagni. La sua abilità nel chiudere al ferro è anche un buon incentivo per gli avversari a dargli attenzioni aprendo spazi per i compagni. Sorprende la velocità di decisione, non ferma praticamente mai la palla. Comunque sa rendersi utile anche senza palla. Sa tagliare a canestro coi tempi giusti, è un difensore tra le linee molto ostico.

Se però andiamo a parlare del suo tiro apriamo un capitolo molto complesso. In NCAA, sebbene la sua meccanica fosse la stessa di oggi, molto banalmente la metteva. Aveva un range da NBA, un pull-up di buon livello ed un catch and shoot ragionato e viabile. A livello di risultati e di medie Lonzo andava piuttosto bene. In NBA c’è molto da rivedere. Innanzitutto, la sua tecnica è molto personale: con la sinistra tiene palla al di sopra della spalla mentre la destra accompagna dall’altro lato. Al momento del rilascio esegue una rotazione verso il ferro col polso sinistro accompagnato dal movimento opposto del destro. In questa maniera la destra si trova in posizione per rilasciare verso il canestro “spezzando il polso” in maniera piuttosto innaturale. Riesce a trovare bene la rotazione ma il rilascio è poco sopra la fronte ed i tempi di preparazione e “sparo” sono piuttosto macchinosi. Inoltre, spesso tende a saltare in avanti perdendo equilibrio e concentrazione rendendo ancora più complesso incastrare tutti i pezzi del suo tiro. La maggior parte di giocatori in possesso di tiri così atipici poi vive di giornate, a volte entra tutto ed a volte niente. Lonzo a questo non fa eccezione.

Inoltre, ha un ball-handling piuttosto semplice ed a volte anche “unsafe” quindi difficilmente cava qualcosa da una ISO. Comunque il suo impatto nella Lega lo fa sembrare un giocatore molto “across the board”, uno che tende a mettere stats in tutti le voci ed è un bene perchè la modernità dell’NBA sta andando verso questa direzione in maniera molto decisa. Per il resto, ha tolto a LeBron il titolo di “tripla doppia più precoce della storia”, si è preso anche i complimenti, lo stesso Curry lo ha “difeso” pubblicamente dalle troppe critiche che sta ricevendo e spesso non per sua colpa. Come per tutti i rookie, serve tempo ma Lonzo il suo lavoro lo sta già facendo più che bene.