Il dolce periodo natalizio non regala neanche un punto ai rossoneri, speranzosi, in cuor loro, di veder qualche miracolo almeno a due giorni dal Natale. Il Milan vive uno dei periodi più brutti della sua storia, una tragedia di Eschilo, più che i Sette contro Tebe, il calcio contro il Milan. L’anno della speranza si sta consumando sempre di più.

MILAN SENZA IDEE

Il riflesso di questo breve ma intenso periodo si è visto durante la partita di ieri. Un’intelligente Atalanta schianta il Diavolo senza troppe difficoltà. L’ingegno di Gasperini distrugge la squadra di Gattuso, seppur mai troppo brutta da condannare. Un pimpante Kalinic, inizialmente, cerca in qualsiasi modo di rincorrere il pallone e di far ricredere i suoi tifosi. Il problema del croato è la compagnia, quasi lisergica. Ogni palla toccata da gli “obsoleti” play-maker crea il bel nulla: Bonaventura ha perso la sua percezione in campo a furia dei vari giri-intorno a lui, Montolivo tenta affannosamente di riprendersi con una buona corsa (senza poi concludere). Kessiè ormai è un lontano parente del guerriero africano visto nei primi sprazzi di stagione.

Foto di NumeroDiez

L’unico che si salva è Cutrone, reo di non avere mai il compagno al posto giusto da servire e in una posizione sbagliatissima: mettere Patrick in fascia è come inserire Inzaghi a fare il “finto” Mandzukic: inconcepibile.

Il Milan in difesa è una frana, a partire da Rodriguez, presentato come un combattente solido, capace di fare cross da sogno per ogni attaccante ma svelatosi, successivamente, come un normale terzino: un Antonelli, insomma.

C’è poco da commentare la partita del Diavolo, la grinta e l’impronta di Gattuso si vede ma il problema alla base è fisico e psicologico. Fisicamente il Milan non tenta mai il raddoppio ed è meramente fermo in fase offensiva. Psicologicamente i ragazzi rossoneri non ci credono più, le facce bronce in mix zone non descrivono proprio l’allegria del Natale a suon di canzoni di Michael Bublè, sembrano più ascoltatori di Neil Young con la sua The needle and the damage done.

UNA GRANDE SQUADRA (di Daniel Bonfanti)

Di tutt’altro spessore invece la prestazione dell’Atalanta. Il Milan si è trovato di fronte la squadra sbagliata nel momento sbagliato: una squadra organizzata e ben messa in campo come siamo abituati a conoscerla, abile a gestire i diversi momenti della gara e a volgerli a proprio favore. Non è stata una bella partita, ma la squadra di Gasperini si è dimostrata superiore ai rossoneri proprio dal punto di vista della personalità.

“Siamo diventati pragmatici, questa squadra sta acquistando sempre più personalità”. 

Così Gasperini a fine partita ha commentato la prova della sua squadra che, come detto, non è mai andata in difficoltà, mai un affanno, sempre con le mani sul match. La crescita di questo gruppo si è vista in modo lampante nella fredda serata di San Siro: i nerazzurri hanno messo in mostra tutte le caratteristiche della grande squadra. Una sapiente gestione del possesso palla, le uscite dei difensori nei momenti giusti, l’attesa e il contropiede in occasione del secondo gol. Nel frattempo il Milan girava alla ricerca di un’idea giusta, e si scontrava inesorabilmente contro le certezze dei ragazzi di Gasperini, umili ma consapevoli di quello che sono diventati: una grande squadra appunto.

Foto di NumeroDiez

La fase difensiva è praticamente perfetta, a parte qualche sbavatura ad inizio partita, come in occasione del gol annullato ai rossoneri. Per il resto ordinaria amministrazione per Toloi, Caldara e Masiello, bravi ad intervenire quando è mancato il filtro a centrocampo e ad impostare quando De Roon e Freuler erano marcati. Così Toloi poteva appoggiare verso un ottimo Hateboer, e Masiello poteva cercare il filtrante alto per un Papu che sembra essere tornato quello dell’anno scorso (bellissimo il suo colpo di testa che libera Spinazzola in occasione del secondo gol).

I contrasti a centrocampo fin dall’inizio sono vinti in misura maggiore dai nerazzurri, che sono bravi a sfruttare un calcio piazzato alla mezz’ora del primo tempo: Caldara stacca su cross di Gomez, Donnarumma respinge e Cristante è il più lesto a ribadire in rete.

Nel secondo tempo la gara non cambia, la partita è molto fisica e poco spettacolare. Gasperini decide di cambiare volto alla sua squadra, consapevole di poter fare ancora male ai rossoneri. Toglie Petagna, autore di un’altra grande prestazione fatta di sportellate con i difensori e di appoggi precisi (non perde mai palla), per inserire Ilicic e togliere ogni punto di riferimento alla difesa avversaria.

I risultati si vedono subito: prima Ilicic fallisce un’occasione dal limite dell’area, poi insacca alle spalle di Donnarumma al termine del bellissimo contropiede citato pocanzi.

Gli ultimi venti minuti di gara sono una passerella per l’Atalanta, una frustrazione per il Milan. San Siro non risparmia cori di contestazione ai suoi giocatori, e deve anche sorbirsi gli olè dei supporters avversari. I tifosi bergamaschi fanno bene ad esaltarsi e ad esaltare i loro ragazzi, perchè questa Atalanta è una grande squadra.

CLIMA NATALIZIO? (di Daniel Bonfanti)

Lo speaker di San Siro invita tutti i 45 mila tifosi presenti allo stadio a cantare Jingle Bells prima dell’inizio della partita, l’ultima in casa per il Milan nel 2017. La squadra è in ritiro da una settimana, ci si aspetta una prestazione quanto meno di carattere.

Le aspettative dei tifosi rossoneri però crollano dopo un primo tempo opaco, ingrigito dal gol di Cristante. La curva Sud accompagna i rossoneri nello spogliatoio con sonori fischi, gli stessi che Donnarumma si prende ogni qual volta tocca palla.

Finisce ancora peggio, con l’Atalanta che vince la partita per 2-0, i tifosi che abbandonano i loro seggiolini un quarto d’ora prima della fine, consapevoli che solo un miracolo potrebbe ribaltarla.

Ma i miracoli, anche in periodo natalizio, non accadono. Il freddo di Milano fa da cornice ad un sentimento di rassegnazione che tutto l’ambiente rossonero sembra condividere. Non il modo migliore per prepararsi al derby di mercoledì in Coppa Italia.