Il miglior tiratore universitario alto 7 piedi mai visto prima. In un’epoca cestistica dove “tutto si insegna meno che l’altezza ma se tiri bene sei già un pezzo avanti” il finnico qualche referenza con questa frase se l’è guadagnata. Nei suoi primissimi giorni in NBA con gli altalenanti Chicago Bulls Lauri Markkanen effettivamente sta confermando quanto di buono visto al college ed a Eurobasket. Ad appena 20 ha già la sua nazionale in mano e caratteristiche fuori dal comune anche per il panorama NBA, che di gente fuori dal comune ne ha in tutti i reparti possibili. Se avete avuto la possibilità di vederlo quest’estate (anche contro l’Italia) ve lo ricorderete di sicuro pur non essendo un giocatore stilisticamente appariscente. Anzi, Lauri Markkanen fa dell’essenzialità e dell’efficienza la sua matrice.

La sua shoting form è bellissima da vedere: piedi sempre in ordine, sale e spara, fine. Senza movimenti superflui o posizioni strane, è scolastico nel senso più giusto della parola. Inoltre, coniuga alla sua vertiginosa altezza un rilascio estremamente rapido che lo mette al riparo da praticamente qualsiasi tipo di contestazione. Guarda il canestro mentre sistema gli appoggi, carica e spara, fine. Può farlo da catch and shoot, può farlo da pick’n’pop (meglio se andando verso sinistra), può farlo anche in dribble. In pick’n’pop è già qualcosa di favoloso: porta il blocco, torna indietro e crea separazione. A quel punto è una sfida tra lui e la retina. È molto agile nonostante l’altezza e possiede un senso dello spazio veramente ottimo, difficile trovarlo in situazioni complicate. Non ha poi paura di mettere palla a terra ed il suo jumper mette sempre apprensione alla difesa. Conclude sia con la destra che con la sinistra ma il pitturato non è comunque il suo terreno preferito. Le sue letture lo aiutano molto con i rimbalzi offensivi, dà spesso l’impressione di non essere marcato sufficientemente dagli avversari. È un passatore di buon livello, vede il campo dall’alto e sa scegliere la giusta via per non rischiare di perdere palla o di fermare l’attacco, è un difensore presentabile sul perimetro affidandosi sempre alla sua capacità di leggere gli spazi ed i tempi. In buona sostanza deve ancora imparare molto ma è un giocatore che in campo ragiona molto, prende decisioni giuste (ha una shot selection molto consapevole) non ha carenze incolmabili e comunque è una stretch-4 già di gran livello oggi.

Potrebbe sicuramente migliorare nel pitturato. Non è uno che ama sgomitare nella lotta al rimbalzo e non mette pressione fisica 1v1 in post. Spesso si affida ad anticipi piuttosto improbabili senza avere la lunghezza (è vero, l’essere alto non è abbastanza) e la velocità per poterlo fare. Non è uno stoppatore ed oggi non può difendere efficacemente un centro, e forse mai lo farà. È migliore sul perimetro ma deve lavorare sul posizionamento del corpo. Generalmente, è un giocatore che in situazioni dinamiche rende al meglio, coprendo i suoi “limiti” atletici e sfruttando la sua comprensione del gioco. Nel traffico o in azioni statiche soffre contro i suoi pariruolo.

In NBA però sta difendendo meglio di quanto ci si aspettasse. È un giocatore molto più roccioso rispetto ai suoi trascorsi in NCAA, sta imparando a difendere anche in occasioni prima per lui improbe. Fred Hoiberg: “He has shown a great ability to move his feet and stay in front of his man with really good anticipation, . “He’s a smart defender. He understands rotations as a young player, which isn’t easy to grasp, it’s such a different concept than the college game with all the rotations that happen. And he has caught on very quickly. His IQ is really helping him on the defensive end.” Sembrerebbe stia parlando di un altro giocatore. Offensivamente i Bulls lo coinvolgono molto nel pick’n’pop con Dunn e sul lato debole è una minaccia piuttosto seria, da tenere d’occhio. È il giocatore più veloce della storia a mettere a segno 50 triple, è un tiratore di liberi da 85%. I paragoni al college hanno spaziato da “il nuovo Dirk Nowitzki” fino ad un prototipo di Durant più perimetrale e meno avvezzo al gioco nel pitturato. Lauri in tutto questo ha sicuramente adattato eccellentemente il suo tiro ai ritmi più elevati dell’NBA, sta comunque limando le sue difficoltà in difesa ed intanto si è preso un posto nello starting five dei Bulls. Il giocatore ad oggi che gli assomiglia più è Kristaps Porzingis. Con il giocatore dei Knicks condivide l’altezza, la perimetralità ed un decision making di ottimo livello. Diventasse un “fratello” cestistico del lettone, i Bulls avrebbero vinto una gran scommessa già quest’estate dove lo scambio di Butler è stato pesantemente criticato da più parti. L’asse Dunn-Markkanen-LaVine sembra promettere bene per complementarità e talento. Il prossimo Draft potrebbe portare un altro tassello importante e finalmente cominceremmo a vedere il disegno globale che Chicago ha in mente. Intanto Lauri comincia a macinare strada e magari prima o poi dovremmo toglierli l’etichetta da “not more than a shooter”. Intanto potremmo prendere un loop di 10 ore della sua shooting form ed usarlo come fonte di soddisfazione geometrica per chi non sopporta il disordine.