Dobbiamo rimanere coesi, concentrati e navigare tutti nella solita direzione per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, che sono infiniti. Perché qua c’è un unico cuore viola e sono convinto che il 2018, dopo un anno un po’ tempestoso, vedrà un arcobaleno dove il viola sarà il colore predominante.

Mario Cognigni, Presidente esecutivo della Fiorentina, durante la cena di Natale 2017.

Le mille peripezie del biennio portoghese targato Sousa, un’estate caldissima tra mille cessioni e una squadra praticamente da ricostruire per intero, e lasciata in mano al neo arrivato Stefano Pioli. Una partenza a rilento – come prevedibile quando si riparte da zero – e una lenta risalita, fino ad una serie di prestazioni convincenti. Poi, dopo le parole di Cognigni (noto a Firenze per le sue dichiarazioni “profetiche”), quasi un vero e proprio tracollo: i due pareggi contro le due milanesi tra le mura amiche prima della sosta – ed in entrambe nelle occasioni i viola avrebbero meritato di più – e poi il definitivo baratro, con la sconfitta umiliante di Genova contro la Samp e la batosta nella partita contro l’Hellas, in casa.

Un 1-4 pesante, una partita in cui l’Hellas sembrava una squadra in forma e in piena fiducia, mentre la più quotata Fiorentina è passata per quella che aveva subito una contestazione soltanto qualche ora prima della partita. Peccato che la squadra contestata fosse quella di Pecchia.

Ma da dove parte la fortissima contestazione della tifoseria gigliata? Perché alla fine le sconfitte consecutive sono solo due, e la classifica non sembra essere così proibitiva da scalare, a 16 partite dalla fine del campionato.

VENDESI

La proprietà della ACF Fiorentina comunica di essere assolutamente disponibile, vista l’insoddisfazione di parte della tifoseria, a farsi da parte e mettere la Società a disposizione di chi voglia acquistarla per poterla gestire come ritiene più giusto fare.

Un segnale forte, quello che arriva il 26 giugno 2017. I Della Valle sono stufi delle contestazioni di quella da loro definita “minoranza”, quella parte di tifoseria che risiede in Curva e che contesta da qualche mese un operato societario sicuramente rivedibile. Per quanto la Fiorentina sia una delle società più in salute del nostro campionato, negli ultimi anni si sono lamentati a più riprese sia alcuni comparti dirigenziali (i vari Pradé e Macia), che alcuni allenatori quali Montella ed il già citato Paulo Sousa, che si è visto tarpare le ali nel momento in cui stava conducendo la squadra nei primi tre posti del campionato.

Mai un acquisto roboante dopo il fallimento chiamato Mario Gomez, mai una promessa mantenuta e soprattutto mai una consueta presenza da quell’uscita rocambolesca dall’Europa League contro il Borussia Moenchengladbach (0-1 all’andata, e sconfitta clamorosa per 2-4 in casa dopo essere passati in vantaggio per 2-0). Già, perché i Della Valle hanno detto “basta”, non vogliono più seguire la squadra per essere infamati e criticati ogni qual volta si mettono seduti sulla loro poltrona in Tribuna. “Fa troppo male” dice Andrea Della Valle, lo stesso che ha in mano la società e reputa di aver compiuto sempre e comunque il suo dovere di Patron. Eppure, dopo Fiorentina-Verona, la Curva Fiesole (il cuore del tifo viola) si è prima scatenata contro la proprietà e ha poi lasciato lo stadio per recarsi sotto la Tribuna per contestare. E là sotto non c’era soltanto la “minoranza”. C’erano anche quei tifosi che inizialmente fischiavano i cori contro la società, ma che adesso sembrerebbero aver aperto gli occhi di fronte a questo abbandono.

Ma chi è stato abbandonato davvero?

 

 

PIOLI E LA SQUADRA

Chi va in campo sono i giocatori. Normale che le colpe di un rendimento poco all’altezza debbano essere additate al comparto tecnico, ossia squadra e staff. C’è però da dire che la squadra allestita da Corvino non è certo una corazzata: tanti giovani, come Simeone o Babacar, passando per i più piccoli Lo Faso e Milenkovic, altri elementi di esperienza come Thereau, fino ad arrivare ai Pezzella, Veretout e Benassi. Una squadra tutto sommato valida, ormai Pioli sembrava aver trovato la quadra selezionando un undici titolare solido ed affidabile. Ma mancano le riserve, o almeno quelle gradite all’allenatore. Maxi Olivera, Cristoforo, Sanchez e tanti altri sono corpi estranei, giocano soltanto in caso di estrema necessità, motivo per il quale a Firenze si aspettavano tutti un ricambio da questo punto di vista nel mercato di gennaio. Ad oggi zero acquisti e una cessione, quella della meteora Ianis Hagi.

Pioli è lì. Un lavoratore, ci mette tutto sé stesso, si danna e si sgola per guidare i suoi ragazzi. Gli viene spesso dato dell’aziendalista, del yes man, uno che accetta tutto quello che viene, uno che cerca di lavorare e di risolvere tutti i problemi, qualsiasi sia la squadra e l’ambiente circostante. Ma a questo punto anche il buon Stefano sembra essere perso, in mezzo al fiume in piena che sta attraversando Firenze (questa volta, per fortuna, solo metaforicamente, a differenza di quel tragico 4 novembre 1966), quasi inerme di fronte ad una situazione che non dipende minimamente da lui.

I giocatori sono spaesati, in più occasioni i neoarrivati hanno dichiarato di non aver mai visto né Andrea, né Diego Della Valle. Pioli dice spesso di essere in contatto con loro, dice di essere al corrente di un progetto che sta rinascendo, e sembra essere convinto delle strategie di mercato di Corvino. Però la sua barca sembra già affondare. Ma almeno il capitano sembra voler rimanere a bordo, fino in fondo. 

FIRENZE

La vera vittima di questo abbandono. Firenze è storicamente una delle città più legate alla propria squadra, tanti studi hanno rivelato come il legame Firenze-Fiorentina sia a livello calcistico che culturale uno dei più forti. Togliere la passione ai fiorentini è praticamente impossibile. Parliamo di una tifoseria che ha portato quasi una media di 30 mila spettatori nell’anno della C2, il primo dell’era Della Valle. Una curva che è sempre rimasta al fianco della squadra, che fossero le annate di magra o quelle che vedevano il viola come colore predominante sia in Italia che in Europa. Firenze vive per la Fiorentina, nel bene o nel male. 

Ad oggi non c’è una società, non c’è un progetto e non c’è un referente che possa dialogare con la città, all’infuori di Gino Salica (dirigente) e della bandiera storica dei viola, l’unico 10 Giancarlo Antognoni. Firenze ha chiesto più volte chiarezza alla famiglia Della Valle senza mai ottenere niente indietro. Si parla tanto del progetto Stadio, ma i tempi passano e di prime pietre non se ne vedono; la gente è stufa, ed il triste pomeriggio calcistico visto ieri ne è l’emblema.

non è abituata a vivacchiare, è una città che ha bisogno di essere protagonista, nel bene o nel male. E questa situazione sta togliendo l’amore ad una città intera.

E quando si parla di calcio, non c’è niente di più brutto.