Ieri sera ad Anfield Liverpool e Tottenham hanno messo in mostra tutto il loro potenziale. Da una parte l’atteggiamento aggressivo e deciso della squadra di Klopp, dall’altra il tentativo di manovra ragionata e ordinata degli uomini di Pochettino. Fino a metà secondo tempo il confronto tra due stili differenti di calcio si era tradotto in un equilibrio sostanziale (il Liverpool puntava sul recupero palla veloce e la verticalizzazione; il Tottenham sfruttava il movimento tra le linee di Alli, Eriksen e Son), ma dall’80’ in poi, ovvero dal gol di Wanyama, la partita è completamente impazzita. A dieci minuti dalla fine è scattata la scintilla che ha fatto saltare tutti gli schemi tattici facendo maturare il 2-2 finale.

LE SCELTE

Jürgen Klopp ha preparato la partita contro gli Spurs basandosi sul classico 4-3-3 e optando per un centrocampo fisico con Emre Can, Henderson e Milner a supporto del tridente composto da Mane, Firmino e Salah. L’ex tecnico del Borussia Dortmund aveva come obiettivo quello di pressare alto i centrocampisti del Tottenham, o Alli e Eriksen che si abbassavano a turno, per conquistare palla nella metà campo avversaria e sfruttare la velocità e l’attacco della profondità dei tre giocatori offensivi.

Pochettino d’altro canto ha deciso di basarsi sul collaudato 4-2-3-1 con Dier e Dembélé davanti alla difesa, davanti a loro i tre trequartisti Son, Alli e Eriksen e Kane unica punta. Il Tottenham invece, per eludere il pressing dei Reds, doveva sfruttare i movimenti dei tre giocatori alle spalle di Kane. Eriksen e Son che idealmente dovevano svolgere il ruolo di esterni di centrocampo, non hanno quasi mai agito realmente come tali, proponendosi spesso e volentieri verso il centro del campo con l’obiettivo di aiutare a sviluppare la manovra della squadra del tecnico argentino.

I due moduli quindi, teoricamente (e anche tatticamente), si rispecchiavano in campo. Le uscite difensive di entrambe le squadre prevedevano che Salah e Mane dovessero occuparsi dei rispettivi terzini (Davies e Trippier), mentre Firmino doveva “ballare” tra Sanchez e Vertonghen. Nella linea mediana del campo Henderson doveva occuparsi a uomo di Dele Alli, mentre Can e Milner potevano liberamente alzarsi sui due centrocampisti degli Spurs. In realtà, però, Klopp e Pochettino hanno interpretato la partita in maniera differente.

PRESSING VS. POSSESSO

Una volta che il Tottenham decideva di sviluppare l’azione dal basso, il Liverpool si muoveva di conseguenza per recuperare la palla in zona offensiva. Si creava una specie di triangolo tra la mezz’ala, Firmino e l’esterno di parte per chiudere le giocate possibili al portatore di palla.

Emre Can, Firmino e Salah chiudono le giocate del Tottenham

In questo caso il triangolo che si viene a creare è formato da Emre Can, Firmino e Salah con l’egiziano che copre la giocata verso Vertonghen, Firmino che si abbassa su Dier e Can in uscita su Davies. In questo caso l’opzione più papabile per il terzino sinistro del Tottenham è servire Dembélé, che però è troppo lontano, oppure una giocata lunga su Kane.

Non sempre però il pressing totale della squadra di Klopp riusciva ad andare a compimento, e così quando la squadra di Pochettino aveva la possibilità di palleggiare, la soluzione alternativa era quella di stringere le maglie del centrocampo lasciando liberi i terzini.

Henderson, Emre Can e Milner si trovano a pochissimi metri di distanza l’uno dall’altro

In questa situazione tutto il centrocampo dei Reds si trova compattato in pochissimi metri di campo, impedendo quindi giocate verticali al Tottenham, lasciando libero unicamente Davies, che però non può fare altro che tornare indietro verso Dembélé.

Tutto il Liverpool chiuso dietro la linea della palla

Addirittura in questo frangente tutto il Liverpool si trova dietro la linea della palla, compresi tuti e tre gli attaccanti. In queste situazioni la squadra di Klopp optava per chiudersi compatto nella sua metà campo, aspettando solamente l’appoggio laterale verso il terzino degli Spurs per sviluppare poi il pressing. Soprattutto nel primo tempo i Reds sono riusciti a chiudere tutti gli spazi del Tottenham, orientando il gioco sulle fasce laterali dove, grazie ai raddoppi continui, il Liverpool poteva raggiungere con successo il proprio obiettivo: il recupero alto del pallone. La velocità di Salah, Mane e Firmino ha poi spesso messo in difficoltà il reparto arretrato della squadra di Pochettino, poco abile e attenta nel chiudere lo spazio e la profondità alle proprie spalle. Soprattutto Sanchez è stato spesso impreciso, sia in termini di chiusura che di posizionamento in campo.

La difesa del Tottenham mal posizionata sull’azione che ha poi successivamente portato al gol di Salah

Il Tottenham invece ha sviluppato meglio, con più continuità e velocità, sia per meriti del Liverpool che per demeriti propri, la propria manovra nella seconda frazione di gioco, quando Alli e Eriksen sono entrati al centro del gioco degli Spurs. La compattezza della squadra di Klopp e il suo pressing organizzato, costringevano i due trequartisti del Tottenham ad abbassarsi sulla linea di centrocampo per entrare nel vivo della manovra.

Alli e Eriksen troppo lontani da Kane

Si veniva così a creare una distanza esagerata tra l’attacco e il centrocampo del Tottenham, con il solo Kane costretto a lottare tra Van Djik e Lovren. Una delle poche situazioni offensive pericolose del primo tempo è capitata proprio quando Trippier è riuscito a trovare Son tra le linee.

Trippier trova Son con un buon filtrante

Il primo tempo, si è chiuso quindi con il Liverpool meglio schierato in campo e che ha saputo sfruttare con il massimo del rendimento i suoi due punti di forza: il pressing e l’attacco della profondità. Al tempo stesso il Tottenham non ha saputo trovare, immediatamente, un piano B per contrastare ed eludere la strategia aggressiva della squadra di Klopp. Nel secondo tempo, grazie anche ai cambi, le cose sono cambiate.

LA FORZA DEI CAMBI

Lo spostamento degli equilibri tra il primo e il secondo tempo è passato anche, e soprattutto, dai cambi operati dai due allenatori. Gli ingressi di Lamela e Matip hanno modificato sostanzialmente l’atteggiamento tattico e mentale delle due squadre: da una parte il Liverpool, schierato poi successivamente con 3 difensori centrali, ha subito un contraccolpo psicologico che ha arretrato il suo baricentro, dall’altra parte il Tottenham ha acquisito più fiducia e fluidità di gioco grazie all’ingresso di Lamela.

L’ex Roma è entrato in campo al posto di un deludente Sanchez, non modificando tatticamente la squadra (rimasta sempre in campo con il 4-2-3-1), ma sbilanciandola notevolmente in attacco: Dier è andato a sostituire l’ex difensore dell’Ajax sulla linea difensiva e di conseguenza Alli è arretrato qualche metro agendo al centro del campo. Infine in successione, Lamela si è posizionato alle spalle di Kane sostenendolo maggiormente nella manovra offensiva.

Dele Alli a centrocampo vicino a Dembele e Lamela vicino a Son e Eriksen dietro a Kane

L’altro cambio che in un certo senso ha modificato gli assetti della partita è stato quello relativo all’ingresso in campo di Matip e quindi il conseguente passaggio alla difesa a tre per Klopp. Questo cambiamento tattico, avvenuto all’incirca al 78′, ha prodotto un abbassamento del baricentro medio dei Reds, che infatti da lì a pochi minuti hanno subito il gol del pareggio di Wanyama.

Il 5-2-3 finale del Liverpool

Quello del Liverpool quindi era diventato essenzialmente un 5-2-3 con Emre Can e Wijnaldum davanti alla difesa a protezione dei tre difensori centrali.

Nonostante il pareggio di Wanyama e il successivo rigore sbagliato da Kane, il Liverpool era poi riuscito, grazie ad una magia di Salah, a riportarsi nuovamente in vantaggio sfruttando anche una notevole disattenzione difensiva della retroguardia del Tottenham. Il pareggio finale degli Spurs, raggiunto su calcio di rigore a tempo ormai scaduto,  è scaturito da una ingenuità di Van Djik seppur Klopp non fosse d’accordo con la decisione arbitrale. Gli ultimi 10 minuti di Liverpool-Tottenham ci hanno dimostrato che si può andare oltre la ragione, oltre la tattica e gli schemi. Anfield ci ha insegnato questo.