Il calcio molto spesso ti regala storie curiose quanto inaspettate. Storicamente il numero 10 viene dato al giocatore più talentuoso della squadra, il più estroso, molto spesso al simbolo di una città, di un popolo. Ovviamente tutto ciò deriva dall’antica numerazione, quella classica che ai titolari offriva le maglie dalla 1 alla 11, mentre alle 7 riserve rimanevano quelle dalla 12 alla 18. Oggi il calcio è cambiato, si va dal numero 1 fino al 99, e addirittura le riserve in Serie A sono diventate 12.

Cambia il calcio, cambiano le regole, cambiano anche gli stereotipi. Oggi molto spesso la numero 10 non è obbligatoriamente data al più forte della squadra, ma la responsabilità nell’indossare una casacca tanto importante può tirar fuori da un giocatore quel qualcosa in più.

Un esempio è quello che stanno vivendo nell’isola felice di Crotone: una delle pagine più dolci e splendenti del nostro calcio, nato tutto da una promozione inaspettata, seguita da una salvezza al cardiopalma ed emozionante, e che sta proseguendo oggi con alcuni nuovi protagonisti ed altri che già erano presenti nelle scorse stagioni. Ed uno di questi è proprio il numero 10 che non t’aspetti, Andrea Barberis.

DAL MARE LIGURE ALLA SICILIA

Nato a Genova l’11 dicembre del 1993, Andrea Barberis non è certo uno di quei ragazzi predestinati che fin dalla tenera età si fanno vedere dalle società del calcio che conta: è uno di quelli che fa la gavetta, che gioca inizalmente con gli amici e che col tempo si mette in luce grazie al suo modo di giocare intelligente e moderno. Si forma nelle giovanili del Finale Ligure, squadra della provincia di Savona nella quale poi riuscirà ad esordire anche in prima squadra. Infatti a soli 17 anni collezionerà qualche presenza nel campionato di Promozione.

Poco o niente direte voi. Ma sapete benissimo che ormai ogni società ha dei talent scout che girano nelle squadre di tutta Italia e non solo: ci si aspetterebbe l’interesse di qualche squadra ligure, ma né la Samp, né il Genoa e nemmeno società meno blasonate come Spezia o Virtus Entella si interessano al giovane centrocampista. Lo acquista il Varese, squadra che però è inizialmente più interessata all’occasione da cogliere al volo che alla vera e propria utilità sull’immediato, ed infatti lo cederà in prestito ad un’altra squadra di mare, ma molto lontana sia dalla sua Liguria che dalla Lombardia: il Palermo.

Il primo in basso a sinistra è un giovanissimo Barberis

Verrà aggregato alla Primavera, dove per la prima volta si metterà a confronto con una realtà professionistica: allenamenti quotidiani, la monitorazione continua, gli occhi attenti di osservatori e dello staff della prima squadra. Un impatto non semplice con un tipo di calcio Barberis ancora non conosce. Forse proprio per questo motivo la sua annata in rosanero non porta ad una conferma. Il giovane genovese torna a Varese che in quegli anni ha dimostrato di non aver paura di crescere e modellare i piccoli talenti.

PROFESSIONISMO: DALLA REPUBBLICA MARINARA AL LAGO DI VARESE

Il Varese è una solida realtà di Serie B, qualcosa di troppo grande per un giovane ragazzo che viene da una sola stagione in Primavera (e peraltro senza brillare): meglio un altro prestito per Barberis, e possibilmente tra i professionisti. Ed ecco che arriva l’occasione in Serie C, in una città che non si affaccia più sul mare ma che tutt’oggi è ricordata per il suo passato da Repubblica Marinara: Pisa.

Sotto la guida di Alessandro Pane – oggi collaboratore di Luciano SpallettiBarberis si mette subito in luce, dimostrando di essere all’altezza del contesto del professionismo. Alla prima giornata va già a segno, e per gran parte della stagione è titolare inamovibile in mezzo al campo. Ritmo, piede educato e visione di gioco di alto livello gli permettono di trascinare insieme a Buscé, Sepe e Scappini il Pisa fino ai playoff, dove i nerazzurri riusciranno prima a battere il Perugia in una semifinale al cardiopalma, mentre la finale avrà un esito drammatico: dopo l’andata all’Arena Garibaldi – finita 0-0 – ci si gioca tutto al Francioni di Latina, dove i padroni di casa avranno la meglio per 3-1 soltanto ai supplementari. Quel gol inutile lo segnerà proprio Andrea Barberis, su calcio di punizione. E ci torneremo.

Non raggiunge con il Pisa la promozione, ma i meriti personali ci sono, ed ovviamente il Varese se ne accorge e lo richiama dal prestito. I lombardi ci credono e lo confermano nella sua rosa per la stagione successiva. Stavolta niente mare, ma c’è pur sempre un bel lago a mantenergli l’abitudine alla vita sulla riva. Sarà un periodo travagliato, dove il genovese si alternerà tra la titolarità e la panchina a causa anche dei tanti cambi in panchina. Il primo a sedersi in panchina è stato Sottili, poi Gautieri, poi ritorna Sottili ed infine arriva Bettinelli. È una stagione di fatica e di paura, che però si conclude con la prima esplosione di un giovane Leonardo Pavoletti ed una salvezza raccolta all’ultimo respiro con i playout contro il Novara. Stavolta Barberis, con un assist decisivo nel match di ritorno, ottiene una gioia dagli spareggi di fine stagione.

La seconda stagione in biancorosso invece sarà drammatica per il Varese, perché la società versa in difficoltà economiche enormi. Ci saranno le prime cessioni illustri, i primi punti di penalizzazione ed infine la matematica retrocessione in Lega Pro. E se tutto questo non è bastato, nessun investitore si fa avanti per risollevare la società varesina, che andrà incontro al fallimento ed al conseguente svincolo di tutti i suoi tesserati. Barberis ha giocato tutto l’anno da titolare facendosi le ossa: è acquistabile a costo zero ed è pronto per prendere le redini di un qualsiasi centrocampo di B.

UN PESCE TRA GLI SQUALI

Arriva la chiamata a casa Barberis, ed è ancora una volta un prefisso di mare. Crotone, Calabria, si torna al sud dopo la parentesi di Palermo. La chiamata è arrivata da un certo Ivan Juric, il croato allievo di Gasperini. Il suo obiettivo è quello di portare Barberis nel suo centrocampo a 4 fatto di piedi buoni, corsa e inserimenti. Accanto a lui ritroverà un altro giovane promettente, quel Capezzi che gli aveva fatto compagnia nella travagliata stagione di Varese.

Il Crotone, come tutti sappiamo, è una delle candidate alla retrocessione, a tal punto che dopo la prima sconfitta a Cagliari per 4-0, Juric chiese ad amici fidati di Cagliari se realmente avesse chances di salvare gli squali. Non sappiamo che risposta abbiano dato, ma quel che è certo è che il Crotone è stata la sorpresa di quella stagione. I calabresi conquistano incredibilmente un secondo posto ad un solo punto da quel Cagliari che li umiliò ad inizio stagione. Arriva così la prima storica stagione in Serie A sia per il Crotone che per Barberis.

Il ragazzo gioca con discreta continuità e, nonostante non sia un titolare inamovibile, risulta come uno degli interpreti principali del centrocampo rossoblu, nel quale si alterna proprio con Capezzi, Salzano e Sabbione. La Serie A è finalmente diventata realtà per il centrocampista numero 18 del Crotone, che viene confermato in rosa anche dal nuovo mister Davide Nicola. Vi abbiamo già raccontato della clamorosa salvezza degli squali nel campionato dello scorso anno, e vi abbiamo detto anche che il calcio regala emozioni che non ti aspetteresti mai. Lo stesso Barberis probabilmente non avrebbe mai immaginato di fare in soli 6/7 anni un salto dalla Promozione col Finale Ligure alla Serie A, addirittura con una società che come lui era all’esordio nella massima serie.

Ma anche questo è il bello del calcio. 

Oggi Barberis sta diventando un po’ uno squalo bianco, il più lucente e grande nella vasca dello Scida. Zenga, da quando ha sostituito Nicola, lo ha reso protagonista insieme con Mandragora e Benali del suo centrocampo a 3. Se il libico ex Pescara è stato acquistato a gennaio per fornire quella capacità di strappo che mancava alla mediana rossoblu, Mandragora e Barberis si alternano nel ruolo di doppio regista. Entrambi sono due ottimi registi ma, grazie alla loro capacità di “todocampisti” riescono ad intercambiarsi anche nel compito di rottura del gioco avversario. Mandragora è il più propenso a fare legna in mezzo al campo lasciando grande libertà tattica ma anche tecnica a Barberis.

Il processo di crescita è notevole: la visione di gioco è andata via via a migliorarsi, come la capacità di inserimento grazie soprattutto con Zenga. Basta ritornare a qualche giorno fa per vedere il gol contro l’Inter. La rete del pareggio è nata da un inserimento da dietro che si è concluso con la palla alle spalle di Handanovic. Anche il piede si è affinato molto, senza dimenticare le qualità balistiche dimostrate nel passato: se già a Pisa – come detto – aveva messo in mostra una certa confidenza con i calci di punizione, a Varese ha avuto come insegnante quello Zecchin che i più esperti ricorderanno come una sentenza quando si ripartiva da una punizione. A Crotone si è preso la licenza di sparare dalla distanza e forse anche per quella numero 10 che indossa.

Un numero 10 atipico, che si è preso soltanto in questa stagione. Un numero 10 che forse disonora la lunga stirpe di talentuosi che l’hanno indossato, ma forse un ragazzo come Barberis se l’è giustamente conquistato. Probabilmente l’ha indossato in Promozione, dove non ci sono certo le numerazioni alte dei campionati professionistici. Tra una nuotata e l’altra nelle varie acque incontrate nella sua carriera, forse si è meritato questo numero. E finché calcia così, ha ragione lui.