Non è la prima volta che Eusebio Di Francesco deve affrontare un momento delicato nella sua carriera alla Roma.

Era già capitato a inizio stagione, nella normale fase di transizione che ogni squadra deve affrontare quando cambia allenatore. La Roma era comunque riuscita ad assimilare, in tempi abbastanza brevi, le idee del nuovo tecnico. L’involuzione delle ultime settimane è quindi più preoccupante delle incertezze di inizio stagione. «Da quando sono arrivato alla Roma è il momento peggiore sotto il punto di vista dei risultati. Forse dal punto di vista emotivo siamo un po’ calati, dobbiamo invece ritrovare quelle attitudini che avevamo prima».

In poco meno di venti giorni i giallorossi sono stati eliminati dalla Coppa Italia (in casa contro il Torino), hanno perso contro la Juventus e pareggiato con il Sassuolo. A questo si è aggiunta la partita persa contro l’Atalanta, che ha preoccupato seriamente non tanto per il risultato finale (2-1) quanto per la sensazione di inferiorità lasciata trasparire in particolare nel primo tempo. Poi sono arrivati due pareggi, prima con l’Inter e poi con Sampdoria, entrambi terminati 1 a 1, e per ultima la sconfitta sempre contro la Samp nella partita di recupero del girone di andata. In questa finestra temporale, si sono aggiunti nuovi problemi oltre a quelli legati al campo. Ad esempio il famoso video di Nainggolan a Capodanno: il belga è stato punito e il provvedimento ha di conseguenza indebolito il centrocampo della Roma, che già doveva rinunciare a De Rossi. E poi c’è stato il calciomercato, con Dzeko che sembrava ormai pronto a partire e un’unica domanda: come si sostituisce un giocatore del genere, addirittura a stagione in corso?

NON SUCCEDE CHE…

Ora, dopo la vittoria per 1 a 0 a Verona e il 5 a 2 di ieri sera contro il Benevento, la sensazione è che l’involuzione di questo ultimo mese sia superata. Ma cosa non ha funzionato nella Roma di Di Francesco? Cosa doveva succedere e invece non è successo?

In primo luogo quei difetti emersi sul campo sono gli stessi delle prime partite, come se gli interventi dell’allenatore avessero avuto un effetto temporaneo e non continuativo e strutturale. Non doveva succedere e invece i problemi individuali si sono sommati a un difetto che è parte dello stile della Roma. Come è noto Di Francesco preferisce una costruzione verticale e rapida, nell’attaccare la profondità, senza fasi di palleggio. Questa tensione verticale però si trasforma troppo spesso in frenesia. La Roma porta la palla in avanti senza creare prima le condizioni necessarie ad attaccare la porta avversaria con qualità. Un problema piuttosto serio in una squadra così aggressiva. Ogni lancio sbagliato e ogni passaggio impreciso generano ritardi nella pressione che sommandosi possono far crollare il sistema difensivo. Succede che se non è sostenuta da una grande condizione fisica, dai giusti movimenti e dalle giuste scelte dei singoli giocatori, l’estrema tensione verticale alla quale Di Francesco ha educato i suoi giocatori diventa un problema.

CONTINUITÀ

Una costante nelle ultime stagioni della Roma è la mancanza di continuità.

Questo ha portato la squadra ad assumere un andamento fluttuante, con cali improvvisi (in campo ma anche a livello mentale) che hanno compromesso poi tutto il campionato. Un contesto che per osmosi si è trasferito anche ad alcuni singoli giocatori. Così ai problemi legati al campo e all’organizzazione del gioco, si sono aggiunte alcune questioni individuali. Ad esempio quella di Edin Dzeko. Durante il calciomercato di gennaio, sembrava ormai tutto fatto per il suo passaggio al Chelsea. Alla fine l’attaccante è rimasto a Roma ma nelle ultime partite ha dovuto attraversare il classico calvario per un giocatore del genere. È stato accolto come un messia in un giorno di agosto del 2015, poi è passato da salvatore a capro espiatorio. Questo soprattutto perché il periodo negativo della squadra è stato anche il suo, ulteriormente caricato dalle pressioni e dalle voci di mercato. Anche questo non doveva succedere. In un periodo così, la cosa peggiore che può capitare, è che anche il giocatore più decisivo della squadra, entri in un momento no. Causa-effetto? Possibile. Se così fosse, allora, la speranza è che a partire da ieri tutto sia passato. Perché ieri Dzeko ha segnato e ha fatto segnare. Il gol di Defrel infatti è arrivato soprattutto grazie a Edin, e non solo per il cross che ha portato al fallo di mano. Il bosniaco, primo rigorista designato, ha voluto prendere il pallone e consegnarlo lui stesso a Defrel, dopo un abbraccio, regalandogli così la possibilità di sbloccarsi.

GENGO

Al contrario è (finalmente) successo che chi sembrava non sbloccarsi più, lo ha fatto.

Ünder ha passato sei mesi a rincorrere tutti, in campo e fuori. Adesso il turco si è preso la scena. Col Benevento, non ha disputato un gran primo tempo. Come l’intera Roma, del resto, sorpresa dall’avvio degli avversari a tal punto da passare clamorosamente in svantaggio. Poi, nella ripresa tutto è cambiato. I giallorossi hanno invertito la marcia, spinti anche dalle giocate decisive del turco. Per lui, un gol decisivo a Verona, due reti ieri sera all’Olimpico e un assist, tutto preziosissimo per cancellare la crisi. E poi il giusto atteggiamento, di uno che pur essendo il più giovane del gruppo (classe 199), è stato più incisivo di molti suoi compagni. “Adesso è libero di testa”, aveva detto il tecnico sabato in conferenza stampa e Under lo ha dimostrato alla quarta di fila da titolare. E allora al DS Monchi tutto si può imputare, specialmente la tendenza ossessiva a vendere i migliori giocatori, tranne il fatto che non sappia pescare giovani talenti. Spesso all’estero, spesso in Paesi calcisticamente secondari. Come Cengiz Ünder, finalmente esploso.

Come ha già fatto a inizio stagione, ora Di Francesco dovrà intervenire per risolvere i problemi. Questa volta sarà costretto a toccare più in profondità i meccanismi della sua squadra, studiando quello che doveva succede e invece non è successo. A partire naturalmente dal campo. Il tutto per evitare che la crisi si ripresenti. La sensazione è che la vittoria con il Benevento sia il punto da cui ripartire, aspettando la trasferta di sabato contro l’Udinese e poi la Champions. Con la speranza che quello che invece è successo, duri nel tempo. Da adesso in avanti saranno mesi decisivi per la stagione e Di Francesco dovrà dimostrarsi all’altezza di una nuova sfida, per certi versi ancora più complicata di quella superata a inizio stagione.