Un uomo non è mai troppo vecchio per ricominciare la sua vita

Nemmeno a 36 anni quando per il calcio – per certi tipi di calcio – nove volte su dieci sei “finito”.
Se si manifesta quell’unica volta, allora ti chiami Rodrigo Palacio.

BUEN RITIRO

A 36 anni scavalcati, le possibilità, le risorse che un uomo, un calciatore ha da offrire sono poche. Semplice residuo e scorie di linfa avanzata dalla giovinezza. A meno che tu non sia un portiere o una leggenda.
In entrambi i casi Palacio è fuori collocamento ma paradossalmente allo stesso tempo per certi versi è entrambi.
Perché portiere non lo è ma lo è stato, in un Inter-Verona di Coppa Italia nel 2012, offendo tra l’altro interessanti spunti passibili di ricollocamento fra i pali.
Leggenda, con rispetto parlando, non lo sarà sicuramente – ben altri sono i parametri che possono collocare un calciatore in quell’Olimpo. Ma di certo sarà a lungo ben ricordato da ogni spalto da lui animato e fomentato. In Italia o in Argentina.
Ad essere una leggenda, a diventarlo per il suo popolo però ci è andato vicino nel 2014. Al Mondiale in Brasile nella finale contro la Germania. Il risultato era ancora sullo 0-0 a primo tempo supplementare inoltrato. Rodrigo avrebbe potuto davvero diventare leggenda se solo avesse sfruttato meglio questo pallone…

Sono occasioni che non ricapitano. E il peso di quell’errore in Argentina l’hanno misurato sul rammarico e sul dolore di vedere la Coppa alzata da Götze senza nessuna ritorsione sentimentale su Palacio.

Rodrigo a quel Mondiale era andato col merito di due stagioni, le prime due da interista, da 41 gol totali risollevando il triste umore nerazzurro diffuso per aver “perso” il bomber che Milito era stato negli anni precedenti per dinamiche impreviste e per lo più inspiegabili.
A sommarsi la stagione d’addio al Genoa fatta di 21 gol. 62 gol in 3 stagioni in Serie A. Apice di forma e concretezza.
Vincere un Mondiale, storico per il proprio paese, segnando il gol decisivo sarebbe stato un sogno che sì lo avrebbe fatto approdare nell’Olimpo delle leggende. Ad anni 32. Ma tale è rimasto.

Poi l’inesorabile e crudele impatto del tempo e dei giovani nuovi. L’età prima – per un attaccante duro prezzo da pagare –  e Icardi poi scandiscono l’affievolimento del Trenza senza impattare mai su abnegazione, impegno e professionalità. Un esempio in tal senso. Ma i gol sono altra cosa. 10 (contando l’Europa League) nel 2014-15; 3 l’anno successivo fin al misero bottino di 2 soli gol stagionali – nessuno dei due in campionato.

A 35 anni – inevitabile – inizia a balenare l’idea del buen ritiro, soprattutto se il rinnovo di contratto non è considerazione di chi maneggia le redini societarie.
Ma per uno come lui – esempio di abnegazione, impegno e professionalità – con ancora tanta voglia ancora di fare e di giocare, il buen ritiro può attendere.

Un uomo non è mai troppo vecchio per ricominciare la sua vita

Infatti Palacio ricomincia da Bologna. Dove l’età è un fattore minoritario, dove la concorrenza non è spietata, dove di Icardi non ce ne è, dove l’esperienza, la voglia di fare e la professionalità possono solo essere d’esempio e la classe può ancora essere utile sul campo. Nonostante l’alba dei 36 anni, lasciandosi alle spalle i 425 minuti giocati in Serie A nell’ultimo anno in nerazzurro, sorpassando quella soglia “solo” all’8ª giornata.

La capacità e la voglia di mettersi in gioco, di mettersi in dubbio – sfruttando anche il difficile e ostico rapporto di Destro col gol. Sacrificandosi anche quando si tratta di giocare in fascia, “facendosela” più volte , a 36 anni suonati.

Se tutti si comportassero come lui, raggiungerebbero il massimo che possono dare. Un giocatore del suo livello poteva starci benissimo nel mio Milan

Mai più di tanto velate le parole di apprezzamento e stima di Donadoni nei suoi confronti. Anzi.
Tanto che palesata è la volontà del Bologna di prolungare il rapporto sottraendolo alla tirannia del tempo:
Ma Rodrigo ha preso tempo, anche per lui le primavere iniziano a sentirsi nonostante la volontà di non ascoltare l’età.

Anche se i numeri del Trenza la smentiscono categoricamente.

La heatmap di Palacio nella gara contro l’Inter ne è dimostrazione. La copertura del campo è totale. A 36 anni suonati.
Nonostante sia stato schierato come punta centrale, fortissima è l’intensità delle blu zone laterali.
Uomo più pericoloso dei suoi. 4 nette occasioni create e passate dai suoi piedi. Che fossero finalizzazioni o assist. Il gol. Uomo tutto campo con gran senso di sacrificio. Nettamente il migliore in campo se non fosse stato per il gioiello di Karamoh che ne assegna di diritto il titolo.

La stagione di Palacio procede nella sua personale sfida contro il tempo. In stagione sono già 4 gol e 2 assist in campionato; già battute le ultime due stagioni nerazzurre. Gol, assist e sicurezza di rendimento.
Esempio per tutto lo spogliatoio.
La partita contro l’Inter contro l’amore mai assopito nonostante ora difenda un’altra maglia è l’apice della nuova vita rossoblù.

Un uomo non è mai troppo vecchio per ricominciare la sua vita.

Nemmeno a 36 anni quando per il calcio nove volte su dieci sei “finito”.
Se si manifesta quell’unica volta puoi essere una leggenda, un portiere, oppure ti chiami Rodrigo Palacio.

El Trenza a 36 anni ha ricominciato la sua vita. L’ha fatto a Bologna.

E l’ha fatto benissimo.