Non basta e non è bastata una grande volontà difensiva della Juventus per portare a casa la vittoria nei primi 90′ degli ottavi di Champions League contro il Tottenham. La partita dell’ormai ex Juventus Stadium (e a tutti gli effetti Allianz Stadium) ha dimostrato la capacità della squadra di Pochettino di non sapersi disunire nonostante 10 minuti iniziali da brividi. D’altro canto Allegri e la Juventus non hanno saputo gestire intelligentemente il doppio vantaggio iniziale: una situazione nella quale i bianconeri avrebbero potuto sfruttare al meglio le proprie caratteristiche, ovvero chiudersi e ripartire, per poter fare ancora male agli Spurs. Così non è stato invece e nonostante Higuain avesse avuto sui piedi sia la palla del 3-0 che quella del 3-1, alla fine è arrivato il 2-2 di Eriksen. Un risultato che lascia ancora tutto aperto per il ritorno, ma con la consapevolezza che per approdare ai quarti bisognerà segnare tanti gol a Wembley.

SCELTE DIFFERENTI

Le assenze non contano. La squadra ha fatto una buona partita, siamo andati in vantaggio e nel secondo tempo siamo stati più pericolosi noi. Non contano le assenze, il Tottenham ha fatto una grande partita. Andremo a Londra, dove loro avranno più pressione di noi

Lodevole la scelta di Massimiliano Allegri di non volersi attaccare alle assenze e di non voler giustificare il risultato attaccandosi all’alibi degli infortuni. Il campo però ha dimostrato che, seppur Dybala e Cuadrado siano facilmente sostituibili da Douglas Costa e Bernardeschi, l’assenza di Blaise Matuidi ha pesato e non poco in termini tecnici e tattici sulla prestazione dei bianconeri. L’ex PSG, nonostante non fosse stato l’acquisto più oneroso della campagna acquisti estiva della dirigenza juventina, si è rivelato invece il tassello tattico più importante per una squadra che è passata dal 4-2-3-1 della passata stagione al 4-3-3 di quest’anno. Non è stato un caso infatti che la Juventus dal 3-2 di Marassi contro la Sampdoria datato 19 novembre, avesse subito solamente un gol (quello di Caceres contro il Verona) nelle successive 11 partite di campionato: il cambio di modulo aveva garantito solidità difensiva e aggressività, elementi che ieri sera sono mancati anche per merito della squadra di Pochettino.

Allegri ha così deciso di non sostituire Matuidi con uno tra Marchisio, Bentancur e Sturaro (quest’ultimo come caratteristiche è quello che più si avvicina al francese), ma ha optato per il 4-2-3-1 con Bernardeschi e Mandzukic sugli esterni pronti ad aiutare il centrocampo e Douglas Costa libero di svariare alle spalle del “Pipita” Higuain.

Higuain, Mandzukic e Bernardeschi con Douglas Costa alle loro spalle

I primi 15 minuti di gara sono stati interpretati benissimo dalla formazione di Allegri che, oltre ai due gol segnati (il primo bellissimo come esecuzione e il secondo su rigore per una ingenuità di Davies) ha saputo aggredire al momento giusto la formazione londinese, che si vedeva costretta a ripiegare sugli esterni dove il raddoppio costante di Mandzukic e Bernardeschi non permetteva al Tottenham di gestire il pallone con semplicità.

Alex Sandro, Pjanic, Douglas Costa e Manduzkic in pressione in pochissimi metri di campo

Anche la prima parte di gara in fase di possesso è stata ben interpretata dalla Juventus, soprattutto con Douglas Costa. Il suo movimento ad allargarsi sulla sinistra permetteva a Manduzkic di accentrarsi trasformando così il 4-2-3-1 juventino in una specie di 4-4-2 che metteva sotto pressione i due centrali londinesi che si vedevano così costretti a giocare uomo contro uomo con la profondità da coprire.

Sfortunatamente questo atteggiamento aggressivo è durato solo fino a pochi minuti dopo il doppio vantaggio, dopodiché la Juventus si è rintanata nella propria metà campo, abbassando notevolmente i due esterni (Mandzukic e Bernardeschi) non riuscendo più a recuperare palla in zone pericolose del campo e quindi non riuscendo di fatto a ripartire. Il Tottenham ha preso sempre più campo e ha alzato il proprio baricentro all’altezza della metà campo con Higuain costretto a lottare tra Sanchez e Vertonghen.

Mandzukic si trova più basso rispetto ad Alex Sandro

Abbassandosi in questo modo il Tottenham ha conquistato campo per poter gestire il palleggio e mettere in difficoltà la difesa juventina che ormai era passata a cinque. Anche recuperata palla la Juventus non aveva le soluzioni offensive per ripartire se non con Higuain che ieri sera ha dimostrato tutto il suo valore di uomo squadra caricandosi sulle spalle, spesso e volentieri, l’intera squadra per farla respirare e salire. Nonostante ciò lo stesso “Pipita” avrebbe avuto la possibilità di chiudere definitivamente il match sul 3-0 al 30′ grazie ad un contropiede assistito da Pjanic.

Il secondo tempo è continuato sulla falsa riga del primo con il Tottenham propenso a gestire la palla nella metà campo juventina e la Juventus in difficoltà nel ripartire, aiutata da Higuain capace di legare centrocampo e attacco. L’occasione di Bernardeschi, deviata ottimamente da Lloris, e il colpo di testa di Mandzukic avrebbero potuto riportare la Juventus in vantaggio di due reti, ma alla fine la punizione beffarda di Eriksen ha portato al 2-2 finale. Anche nella seconda frazione di gioco però la formazione di Allegri non è più riuscita a pressare alto e ad indirizzare il possesso palla degli Spurs sugli esterni, porzione di campo nella quale il Tottenham ha faticato maggiormente.

CAMBIARE IN CORSA

D’altro canto Pochettino ha preparato la partita come è solito fare, ovvero schierando il suo Tottenham con il 4-2-3-1 con Eriksen, Alli e Lamela sugli esterni e Kane unica punta. Nei primi minuti di gioco però i tre giocatori offensivi alle spalle della punta inglese erano troppo distanti fra di loro e troppo isolati per poter ricevere palla girati verso la porta avversaria. Il rapido 2-0 firmato Higuain ha portato il tecnico argentino a modificare l’assetto tattico della sua formazione: Eriksen infatti si è spostato più centralmente, vicino ad Alli, liberando la zona esterna di destra per le incursioni di Aurier.

Eriksen vicino ad Alli e Aurier largo

Questa soluzione costringeva Mandzukic, e tutta la Juve, a doversi abbassare notevolmente, lasciando quindi più spazio al Tottenham per poter gestire il pallone. Il diverso movimento del trequartista danese è stata una delle chiavi di volta che ha permesso ai londinesi di trovare varchi nella retroguardia juventina.

Abbiamo dominato la Juve per lunghi tratti della gara, facendo il nostro calcio

La squadra di Pochettino ha dimostrato di sapersi giocare la partita anche fuori casa, e sotto di due gol dopo 10 minuti, gestendo le emozioni e lo svantaggio con pazienza. Il dominio degli Spurs si è denotato in termini di gestione del pallone, anche se spesso e volentieri il ritmo del possesso palla non era forsennato ed era indirizzato per lo più in orizzontale. L’unico elemento sul quale Pochettino dovrà lavorare, e che è emerso nel corso dei 90 minuti riguarda l’attenzione e la concentrazione del reparto difensivo, che spesso ha commesso errori grossolani (come nel caso dei due calci di rigore). Soprattutto Aurier ha sofferto la rapidità e il dribbling di Douglas Costa rivelandosi ingenuo nell’occasione del secondo rigore concesso, e poi sbagliato, ai bianconeri.

ORA WEMBLEY

Nella partita di Wembley quindi si deciderà tutto e la Juventus dovrà vincere, o segnare tanti gol, per passare il turno. Una situazione difficile, perché la Juventus dovrà sbilanciarsi per forza e il Tottenham potrà sfruttare quegli spazi che tanto adora attaccare, ma non impossibile date le difficoltà difensive degli Spurs. Fondamentale sarà per Allegri recuperare Matuidi e Dybala: il primo per tornare al 4-3-3, che permetterebbe alla Juventus di essere più aggressiva in fase di non possesso, di fare maggior filtro a protezione della difesa e di mantenere un baricentro alto senza obbligare gli esterni ad abbassarsi eccessivamente; il secondo per avere un’opzione in più, un giocatore che possa spaccare la partita con le sue giocate e la sua capacità di saltare l’uomo per creare superiorità numerica.

In sostanza a Wembley la Juve dovrà fare di più, in entrambe le fasi, in tutti i momenti di gara, in tutto. A Londra ci vorrà qualcosa in più.