Una delle storie più vecchie del mondo. Il tifoso ha una squadra del cuore con dei giocatori che difende a spada tratta, che incita e ama alla follia; ma come ben sappiamo il calcio è ormai diventato un business, fatto di trattative continue e talvolta inattese, il che può portare all’acquisto di nuovi idoli e alla perdita di vecchi. L’ex, nel calcio come nella vita, è un personaggio difficile da prendere: ci può essere quello con il quale ti sei lasciato bene, di comune accordo, e per il quale nutri sempre rispetto. C’è quello che non digerisci, quello che ti ha spezzato il cuore, e magari si è messo con il tuo peggior nemico. Magari c’è anche l’uomo che ti ha accompagnato nelle esperienze più belle, nei momenti più gioiosi e incredibili della vita.

Ecco, Goran Pandev con l’Inter è più o meno questo. L’ex che ricordi quasi con i lucciconi, quello che ha fatto parte della squadra che ha regalato quell’incredibile triplete del 2010, non da protagonista come i vari Milito, Eto’o o Sneijder, ma comunque da gregario; quel gregario che però il tifoso non dimentica e che quasi apprezza più di molti altri protagonisti.

Pandev è da sempre uno dei giocatori più sottovalutati della Serie A: ormai italiano adottivo, il macedone calca i campi del nostro campionato da una miriade di anni, acquistato nel 2000 proprio dai nerazzurri, girato poi in prestito prima allo Spezia e poi all’Ancona, poi dal 2004 al 2010 alla Lazio – tra gioie e dolori, specialmente sul finire della sua avventura biancoceleste – fin quando fa ritorno proprio in nerazzurro per contribuire ai successi sopracitati. Le ultime due squadre (al momento) sono state invece il Napoli e, attualmente, il Genoa. Nato come 10, il macedone si è costruito nei vari momenti della sua carriera più ruoli nei quali essere impiegato: seconda punta alla Lazio alle spalle di Tommaso Rocchi, come esterno tuttofare – a tratti quasi terzino – nell’Inter di Mourinho, fino al trequartista vero e proprio nel 4-2-3-1 di Benitez a Napoli.

E oggi? 

Da un paio d’anni il macedone si è accasato a Genova, sotto la Lanterna indossando i colori rossoblù del Grifone: non è certo stato semplice l’impatto con la piazza genoana, visto che l’attaccante che si era visto nei tanti anni in Italia è sempre stato lontano parente del Pandev che indossa la maglia del Genoa. Pochi gol, tanti infortuni, rendimento altalenante e tendente soprattuto al negativo. Il tutto contornato da un’annata, quella passata, che ha visto il Genoa salvarsi per il rotto della cuffia. Juric aveva provato a cucirgli addosso il ruolo di esterno del tridente offensivo nel suo 3-4-3, senza però riuscire a renderlo protagonista: 20 partite e solo 3 gol nella scorsa stagione, dopo un già pessimo rendimento in quella precedente, nella quale furono 0 le reti in sole 15 presenze.

Molti lo davano sul piede di partenza in estate, cosa poi non avvenuta. Molti prospettavano una terza stagione pessima, visti i primi periodi con Ivan Juric, ma anche questo non è avvenuto. A campionato in corso è infatti arrivato Ballardini, con il quale sono cambiate le cose.

Il 3-5-2 dell’allenatore romagnolo ha iniziato a dare i suoi frutti, visto che le statistiche parlano di 24 punti in 13 partite da quando Ballardini è arrivato al Genoa, una media da Champions League. Il talento offensivo non manca, perché per due posti si giocano la titolarità Taarabt, Lapadula, Galabinov, Giuseppe Rossi (oggi infortunato) e lo stesso Pandev. Inizialmente il tecnico ravennate aveva dato fiducia alla coppia tutta tecnica Taarabt-Pandev, dove il macedone agiva da falso nueve per premiare gli inserimenti da dietro del marocchino e degli altri centrocampisti, ma da quando Lapadula e Galabinov si sono ristabiliti – e Taarabt si è fatto male – Pandev è tornato nel suo ruolo originario, quello di seconda punta, lo stesso che faceva nella Lazio. Alle spalle di un attaccante più puro, più fisico.

Un compagno vicino che possa attirare più difensori addosso a sé permette proprio a Pandev di poter agire con più libertà, ma soprattutto risparmia al macedone l’incombenza del lavoro sporco, il che gli garantisce la possibilità di mantenere tutta la sua lucidità quando ha il pallone tra i piedi. E per un 34enne come lui, tutto ciò risulta fondamentale. Nelle ultime tre uscite stagionali ha giocato al fianco di Galabinov, gigante bulgaro che porta presenza fisica in area di rigore e crea apprensioni a tutte le retroguardie d’Italia , non tanto per i gol che realizza, quanto per il lavoro sporco che svolge, ed a beneficiarne è stato proprio Pandev, che ha segnato 2 gol. 

E indovinate contro chi? Lazio, squadra con la quale si è lasciato ormai 8 anni fa, e pure molto male, e l’ultimo con l’Inter, squadra alla quale segna sempre, per il dispiacere di quei tifosi che ancora oggi tanto lo apprezzano.

Con la Lazio è stato senza dubbio il migliore in campo, non tanto per il gol realizzato quanto per la mole di gioco messa a disposizione dei compagni, mentre contro l’Inter ha fatto impazzire la non velocissima retroguardia nerazzurra: se il dispendio di energia di Ranocchia e Skriniar si concentrava principalmente sugli scontri aerei e fisici contro Galabinov, nel momento in cui i due andavano a contrastare Pandev, la sofferenza nel contenere le scorribande del macedone era enorme.

Si nota dalla heatmap del match contro l’Inter come Pandev abbia arretrato la sua posizione. E il macedone ne ha beneficiato.

Oggi Pandev sembra essere ringiovanito di 6-7 anni, ed è riuscito a lasciare nel dimenticatoio quel giocatore visto nelle due precedenti stagioni, che invece sembrava ormai destinato ad un rapido declino. Ballardini lo ha rivitalizzato, la Nord rossoblù lo ha finalmente conosciuto, e la classifica del Genoa si è rimessa a posto. Forse saranno gli ultimi bagliori di una buonissima carriera, ma da Goran il macedone ci aspettiamo qualche gol in più da ora in poi, per far sì che non rimanga soltanto il bomber delle ex.

Calcisticamente parlando, ovvio.