Da pesce fuor d’acqua, Hakan Calhanoglu è diventato un elemento imprescindibile per il Milan della rimonta. Tanti fattori hanno inciso sui suoi problemi iniziali e altrettanti sono stati fondamentali per la sua affermazione nelle gerarchie del Milan. Il turco ha rischiato di essere un vero e proprio flop nel mercato faraonico rossonero. Ora invece è il giocatore più rivitalizzato in assoluto da Gennaro Gattuso, il quale finalmente ha trovato un vero e proprio diez.

AEROPLANINO SCHIANTATO

Hakan arriva al Milan in notevole ritardo di condizione, ma gioca già da subito prima nella tournée cinese e poi nei preliminari di Europa League. Queste sono partite che dato il livello dell’avversario non fanno decisamente testo. Nel frattempo Montella è alla ricerca dell’assetto perfetto per un Milan totalmente rimaneggiato dall’incredibile mercato estivo di Mirabelli e Fassone. Di conseguenza Calhanoglu orbita attorno a 3 ruoli: mezz’ala, trequartista e ala sinistra. Non ha mai trovato la sua posizione ideale dati anche i cambiamenti sistematici dei compagni che gli si affiancavano. Come tutto quel Milan, anche il turco non ha quasi mai convinto, spesso troppo lento e poco incisivo nonostante le esaltate doti balistiche. Manca soprattutto un aspetto fondamentale capace di far girare a dovere la squadra rossonera, ovvero il carattere.

Questa può essere una semplice conseguenza di un mercato così misto. Di riflesso Calhanoglu viene visto come il solito dieci tanto elegante quanto inutile. Ulteriore problema è stata la concorrenza con Jack Bonaventura. Montella li ha sempre giudicati come due giocatori che non potrebbero coesistere insieme portando ad un’alternanza che ha sfavorito decisamente il turco data l’attitudine alla Serie A dell’ex Atalanta. Gli allenamenti, definiti da molti blandi, di Montella, non ha mai consentito al turco di tornare finalmente in condizione. I risultati con l’ex Sampdoria non hanno poi portato alla perdita totale di carattere spingendo così verso una fine tanto inevitabile quanto giusta.

CONTINUITÀ

L’arrivo di Gattuso fu accolto con molto scetticismo eppure Hakan ha da ringraziare più e più volte il tecnico calabrese. Anche se il primo incontro tra i due non ha fatto presagire granché:

Dal primo giorno ho visto gente che non ce la faceva a stringere i denti, ma anche se non riuscivano ad alzare le gambe sono rimasti sul pezzo. Non mi aspettavo Calhanoglu così. Pensavo fosse lento, invece ha una gamba importante, mi piace molto e mi ha sorpreso. Non credevo fosse così completo. Per dirlo chiaro: non era l’unico. Hakan sembrava il classico giocatore morbido, talento e poca applicazione.”

Queste sono state le parole a posteriori del vulcanico Ringhio ma da quell’incontro in poi sono cambiate molte cose. Dall’arrivo dell’allenatore calabrese, dopo aver smaltito l’infortunio al polpaccio, ha giocato tutte le partite di cui ben 6 consecutive da titolare in campionato. Il turco aveva proprio bisogno di giocare con regolarità per trovare la sua forma ideale che ora finalmente è sotto gli occhi di tutti. Proprio questa regolarità ha fatto solidificare l’intesa della catena di sinistra con Rodriguez e Bonaventura. Infatti spesso Calhanoglu si accentra per lasciare la fascia libera per l’inserimento di uno dei due.

GRINTA

Questo vocabolo va letto sotto la voce Gennaro Gattuso. L’allenatore è riuscito a dare una scossa ai rossoneri, muovendo qualcosa in loro stessi che hanno subito precedentemente la critica di essere troppo molli. Una parola che non esiste nel vocabolario di Rino che tramite il lavoro sodo è riuscito a rialzare tutti. Quel dieci molto docile e lento ora dà il 100% per la causa, pressando quasi sempre sulla sinistra creando densità a centrocampo. Ora tutti sono per la causa comune, e sia Calhanoglu che Suso stanno pian piano limando quell’eccessiva individualità che in alcuni casi danneggiava la manovra rossonera. Quei due si cercano e si trovano spesso con dei cambi di gioco che fanno saltare la linea difensiva avversaria. Infatti non è un caso che la rete contro la Sampdoria sia arrivata da un lancio del turco dalla metà campo indirizzato con un mirino per lo spagnolo. Con i doriani sono almeno 7 i cambi di gioco tra i due, una soluzione che sta portando i suoi frutti. Quel che manca per la consacrazione è probabilmente il gol, che prima o poi arriverà, forse proprio da un calcio piazzato, il suo inconfondibile marchio di fabbrica.