Tutto rimandato al Camp Nou. Tra due settimane. Chelsea e Barcellona dovranno giocarsi al meglio gli ultimi 90 minuti (se basteranno) per qualificarsi ai quarti di finale di Champions League. La sfida di Londra ha palesato i differenti stili di gioco di Conte e Valverde: il primo aveva preparato una gara attenta, ordinata e in ripartenza; il secondo ha messo in campo tutta la qualità di palleggio che dispone in rosa per fare la partita e schiacciare gli inglesi. Alla fine si è chiusa in pareggio, il Barça ha dominato dal punto di vista della gestione della palla (e questa non è di certo una novità), mentre il Chelsea è saputo ripartire con pericolosità tant’è che le occasioni più nitide sono proprio capitate ai Blues.

Alla fine un errore in uscita di Christensen ha portato al pareggio di Messi su un intelligente assist di Andrés Iniesta. Perché sì, gli errori si pagano e Lionel non perdona.

LE SCELTE

Conte e Valverde hanno deciso (giustamente verrebbe da dire) di affidarsi agli uomini “tipo” per una sfida del genere. L’unico dubbio poteva averlo Conte, indeciso se schierare una prima punta di peso, come Morata o Giroud, oppure optare per un attacco leggero ma veloce. Alla fine la scelta è ricaduta sulla seconda opzione e difatti il tridente Blues era composto da Willian, Pedro e Hazard. Nel 3-4-2-1 di Conte poi Christensen, Rüdiger e Azpilicueta completavano il pacchetto difensivo, con Alonso e Moses sulle fasce e Fabregas-Kanté diga centrale di centrocampo, capace di coniugare aggressività, intelligenza tattica e qualità.

Parlare di sistemi tattici e moduli con il Barcellona è riduttivo e non è sufficiente per spiegare al meglio lo stile di gioco improntato da Valverde in questa stagione. Il motivo principale è che la squadra blaugrana utilizza come variabile fissa il pallone, la palla e la sua gestione. In questo senso quindi ogni giocatore potrebbe trovarsi in più posizioni di campo durante l’arco della partita solamente per offrire un’opzione di gioco al proprio compagno. Se proprio vogliamo parlare di moduli allora quello di ieri del Barcellona era una specie di 4-4-2, che spesso e volentieri tramutava in un 4-2-4. La difesa a quattro, formata da Jordi Alba, Umtiti, Piqué e Sergi Roberto, e i due centrocampisti centrali, ovvero Busquets e Rakitic, erano gli unici elementi fissi nel sistema di gioco di Valverde. Gli esterni e il duo d’attacco avevano piena libertà di movimento. In questo caso per esterni si intendono Iniesta e Paulinho: Don Andrés si posizionava quasi sempre verso il centro del campo, lasciando libera la corsia esterna per le discese di Jordi Alba; il brasiliano alternava movimenti di accentramento con attacchi della profondità paralleli alla linea laterale di destra. Messi poteva svariare dal centro a destra e sinistra alternando la propria posizione talvolta con Iniesta, talvolta con Paulinho. Suarez rappresentava il riferimento offensivo centrale.

IL POSSESSO BLAUGRANA

Durante tutto l’arco della partita, come ci si aspettava, il possesso palla è rimasto ampiamente in mano alla squadra di Valverde, che ha chiuso il match con il 73% di gestione del pallone. Numeri importanti se si pensa che il Barcellona era pure ospite e che giocava su un campo difficile contro una squadra altrettanto dotata tecnicamente. Ciò che è mancato però è stata la finalizzazione, sia per i meriti difensivi del Chelsea che ha concesso pochissimo a livello centrale, sia per il ritmo cadenzato tenuto durante tutti i 90 minuti da parte della formazione di Valverde, alla quale è mancato il cambio di passo decisivo per creare vere e importanti palle gol.

Il tecnico blaugrana ha preparato la partita cercando di sfruttare al meglio la superiorità numerica, sia in termini di uomini che di palleggio, sulle corsie esterne. Il continuo posizionamento accentrato di Iniesta, e il movimento alternato di Paulinho creavano delle catene con i rispettivi terzini ovvero Jordi Alba e Sergi Roberto.

I movimenti del centrocampo del Barcellona

In questo caso ad esempio Jordi Alba può portare il pallone lunga la fascia mancina, una volta che Moses tenta di uscire alto sul terzino spagnolo Iniesta si posiziona in zona centrale per ricevere palla, dove è difficilmente marcabile dalla difesa del Chelsea. Nello stesso momento Paulinho dall’altra parte del campo è molto alto, praticamente pari a Messi, mentre Rakitic e Busquets formano la coppia centrale.

Se da una parte Iniesta, per motivi prettamente fisici relativi a velocità e resistenza, era obbligato a muoversi sempre verso il centro del campo, dall’altro lato Paulinho, che possiede più dinamismo, poteva alternare vari movimenti.

Paulinho si allarga per ricevere palla da Sergi Roberto

In questo caso il centrocampista brasiliano si allarga sulla fascia per ricevere il passaggio in verticale di Sergi Roberto, obbligando Alonso ad uscire dalla linea difensiva per aggredirlo.

Paulinho occupa lo spazio centrale d’attacco

Con Suarez largo per ricevere il passaggio in profondità e Messi largo a destra, è Paulinho che occupa lo spazio da centravanti vero e proprio. La duttilità e il dinamismo del centrocampista della Seleçao è stato spesso, durante il corso di tutta la stagione, il surplus innovativo della squadra di Valverde. Mai prima d’ora il Barcellona aveva avuto la possibilità di schierare un giocatore così completo sia tecnicamente, ma soprattutto fisicamente. La strapotenza fisica del brasiliano, che emerge nella capacità di inserimento senza palla e nel colpo di testa, è stato un fattore importante del nuovo Barcellona. Tant’è che anche ieri sera la grande occasione del primo tempo per i blaugrana è capitata proprio sulla sua testa dopo un cross di Messi.

I movimenti senza palla di Paulinho e Iniesta sono stati il fattore aggiunto che hanno permesso alla squadra di Valverde di gestire la palla e sfruttare la superiorità numerica sulle fasce.

ORDINE E RIPARTENZE

Il Chelsea di Antonio Conte dal canto suo ha giocato una partita completamente differente basata su grande ordine tattico e qualità e velocità nelle ripartenze. Il tecnico italiano sapeva perfettamente che aggredire troppo alto il Barcellona avrebbe significato rischiare di subire l’attacco della profondità di Luis Suarez, e così il Chelsea ha alternato due atteggiamenti durante tutta la partita: uno più cauto e un altro più aggressivo.

Il primo atteggiamento difensivo dei Blues si traduceva in una fase difensiva accorta e compatta per chiudere il centro del campo al palleggio blaugrana, lasciando campo e spazio solamente a Piqué e Umtiti o a turno ai terzini avversari. Se i tre difensori centrali avevano il compito (sì arduo) di contenere Messi e Suarez, il vero lavoro sporco è stato compiuto dal quartetto composto da Fabregas, Kanté, Willian e Pedro. I due centrocampisti centrali e i due trequartisti dovevano tenere a bada sia Rakitic e Busquets, ma anche le possibili sovrapposizioni di Jordi Alba e Sergi Roberto.

Il 5-4-1 del Chelsea in fase difensiva

In situazione di atteggiamento accorto il Chelsea si difendeva praticamente con il 5-4-1, con Moses e Alonso pronti ad alzarsi con i tempi giusti su Jordi Alba e Sergi Roberto e aiutati nel raddoppio da Willian e Pedro. L’unico uomo oltre la linea della palla finiva per essere Hazard che, una volta riconquistato il pallone aveva il compito di far salire i propri compagni oppure allargarsi per ripartire in contropiede.

Il pressing aggressivo del Chelsea

La seconda opzione di pressing adoperata dal Chelsea durante i 90 minuti prevedeva un atteggiamento maggiormente aggressivo. In questo caso Alonso si trova già alto in pressione su Sergi Roberto, con Hazard e Willian pronti a recuperare il pallone sui due difensori centrali. Questo mood più coraggioso da parte degli uomini di Conte è stato adottato con parsimonia, soprattutto nella seconda metà del primo tempo quando il Barcellona faticava a costruire manovre offensive con più continuità.

Il grande merito del Chelsea però è stato quello di ripartire con qualità, velocità e in maniera continuativa durante tutta la partita. Il lavoro di Hazard e Willian è stato fondamentale in questo senso: il belga ha disputato una gara di sacrificio, ma anche di elevata intelligenza calcistica. Non si è fatto quasi mai anticipare dai due centrali difensivi blaugrana e ha spesso intuito quando era il momento giusto per attaccare la profondità e provare il contropiede oppure quando c’era la necessità di venire incontro al pallone per gestirlo.

La ripartenza del Chelsea che porta al palo di Willian

In questo caso Hazard intuisce che lo spazio da attaccare è quello alle spalle di Sergi Roberto che si era alzato con troppo anticipo rispetto allo sviluppo della manovra. Una volta arrivato nei pressi del limite dell’area il belga è intelligente nel servire a rimorchio Willian, che poi colpisce il palo con il suo destro.

Il contropiede del Chelsea nel secondo tempo

Situazione differente invece nel secondo tempo quando Hazard, invece che ripartire da solo, si abbassa a centrocampo per lanciare Willian e Kanté pronti per il contropiede.

GLI ERRORI SI PAGANO

L’ordine tattico e la capacità di ripartire del Chelsea sono stati in parte resi vani dal grande errore commesso da Christensen, con la complicità di Azpilicueta, nel gol del pareggio di Messi. Alla fine, un Barcellona non brillantissimo dal punto di vista offensivo ha saputo portare a casa un pareggio prezioso e molto utile in termini di passaggio del turno. Il Chelsea dovrà andare a vincere al Camp Nou o a segnare più di un gol per qualificarsi ai quarti: una missione sì difficile, ma non impossibile. Il Chelsea visto ieri sera ha dimostrato di poter mettere in difficoltà un Barcellona troppo spuntato offensivamente. Il pressing organizzato e la capacità di ripartire saranno ancora una volta determinanti per la partita di ritorno, anche se, come si sa, al Camp Nou è tutta un’altra storia.