Domenica pomeriggio andrà in scena a Wembley la finale di Coppa di Lega tra Manchester City e Arsenal. L’assegnazione del primo trofeo della stagione britannica offre lo spunto per una riflessione epocale sul calcio inglese, e globale. I Citizens partono favoritissimi, hanno l’occasione di mettere le mani sul primo trofeo stagionale, in attesa di alzare la Premier, ormai ipotecata, e con la speranza di andare il più avanti possibile in Champions. I Gunners sognano di alzare la coppa anche se partono sfavoriti, in campionato sono da tempo fuori dai giochi e in Champions non ci giocano neppure. Due dimensioni totalmente contrapposte per due squadre che solo una decade fa avrebbero potuto vivere questa situazione con un punto di vista totalmente capovolto.

NUOVI EQUILIBRI

Non è certamente una novità scoprire che, da tempo, nel calcio si sono, e si stanno ancora per la verità, fissando nuovi equilibri. Eppure capita davvero di pensarci, di provare a capire come ciò sia successo e di analizzarne l’enorme portata. Il calcio inglese è probabilmente quello che ha subito maggiormente gli sconvolgimenti socio-economici che hanno mutato ogni aspetto del mondo del pallone nel ventunesimo secolo. Il calo di club storici come Liverpool e Arsenal, l’ascesa delle superpotenze economiche come City e Chelsea, in mezzo le belle favole come quella del Leicester, belle certo, ma sporadiche e casuali. Il calcio inglese è cambiato totalmente rispetto a dieci anni fa e City e Arsenal simboleggiano le due facce opposte della stessa medaglia di questo cambiamento.

Manchester City e Arsenal rappresentano e dimostrano la ragione primigenia che ha innescato tutto questo meccanismo di mutazione: il passaggio da un calcio-rito a un calcio-spettacolo. Vado a spiegarmi. A partire dai primi anni del ventunesimo secolo il calcio, a livello globale, ha vissuto una fase di accrescimento economico in ogni suo aspetto. Il denaro è entrato con irruenza in questo mondo, divenendo il principio cardine su cui si basa l’intero sistema calcistico. Contemporaneamente il calcio è passato da una dimensione affettiva e familiare ad una più ampia e spettacolare. Il pubblico è accresciuto e soprattutto si è variegato. Le partite sono diventate un fenomeno globale, il tifo ha raggiunto gli angoli più remoti del mondo. Denaro e scenari mondiali hanno conferito al calcio una dimensione più ampia, sacrificando l’attenzione agli aspetti più tradizionali in nome della nuova chimera del ventunesimo secolo calcistico: il marketing.

Tutto ciò sembra oggi scontato e di poco conto, ma non lo è. L’ingresso in scena di flussi di denaro sempre maggiori ha comportato la creazione di nuovi equilibri. Ci si è accorti che il calcio stava diventando un business assai redditizio ed è stata inaugurata una sfrenata corsa all’oro calcistico. Squadre alla ricerca di soldi e investitori, miliardari a caccia di squadre da comprare su cui investire. Il denaro ha completamente cambiato volto al gioco del pallone e qui torniamo con forza a Manchester City-Arsenal.

DUE SIMBOLI CONTRAPPOSTI

Si può dire che dieci anni fa il Manchester City neppure esisteva, mentre l’Arsenal aveva l’occasione di giocarsi una finale di Champions League. Oggi i Citizens puntano a vincere tutto, i Gunners mirano ad una coppa di lega per rendere meno amara una stagione. L’ennesima. Dal 2008, anno in cui i blu di Manchester passano alla nuova proprietà araba, i Citizens hanno vinto ben due Premier. La vittoria del campionato manca nel nord di Londra da ben 14 anni. Il Manchester viaggia a vele spiegate verso la terza premier in 6 anni, l’Arsenal spera in un quarto posto per rientrare in Champions. Serve altro per far capire la dimensione attuale dei due club?

Quindi il Manchester City è il simbolo del potere del denaro nel nuovo calcio. Una squadra nata dal nulla, costruita milione dopo milione, campione dopo campione. Un marchio praticamente inesistente che in pochi anni si è accresciuto, conquistando prima Manchester, poi l’Inghilterra e che ora mira all’Europa. Il City è uno degli avamposti del nuovo calcio, ricco ed internazionale. Il rinnovamento continuo, con frequenti cambi di giocatori e di allenatori. Il City è la vittoria della ragione economica sulla tradizione nel calcio moderno.

L’Arsenal è invece il simbolo della crisi dei valori calcistici tradizionali. Una squadra bloccata a dieci anni fa, esemplificata al meglio da un tecnico che non riesce a migliorarsi e ad adattarsi ai nuovi tempi. Una società che piano piano si è spenta, incapace di tenere il passo delle altre potenze, di saper rispondere a livello economico. I limiti della progettazione, l’evidente fallo nell’affidarsi ad un allenatore che ha regalato grandi gioie ma che ha evidentemente fatto il suo tempo. In sostanza l’incapacità di saper leggere i nuovi tempi e rinnovarsi. L’Arsenal è la sconfitta del calcio tradizionale.

TRA PRESENTE E FUTURO

Questo sono oggi Manchester City e Arsenal, due dimensioni in conflitto che si allontanano sempre di più. Il confronto tra le due squadre in questo preciso momento storico è impietoso. A livello di organico, di potenzialità economiche, di potere mediatico. Da una parte il City che può comprare qualsiasi giocatore voglia, dall’altra l’Arsenal che si è regalata Aubameyang solo perché costretta a vendere Sanchez. In un calcio che risponde sempre più esclusivamente a logiche economiche, questo è un dettaglio che fa tutta la differenza del mondo.

Se il presente sorride ai Citizens, il futuro non è da meno. Pare difficile immaginare tra dieci anni una situazione opposta, con un Arsenal alla conquista della sua terza premier in 6 anni e il City che annaspa alla ricerca di un posto Champions. Si potrà rispondere: anche dieci anni fa era difficile immaginare la situazione di oggi. Certamente, ma dieci anni fa c’era la consapevolezza che il calcio stava cambiando e che nuovi equilibri andavano creandosi. Oggi invece nulla sta cambiando, anzi le nuove logiche del calcio si espandono e si rafforzano. Pare dunque più facile immaginare un consolidamento della situazione attuale, con un allargamento della forbice che divide ora le varie squadre, che un nuovo capovolgimento.

Ma un match come Manchester City-Arsenal è, oggi, davvero solo un pretesto per un pensiero sulla deriva economica del calcio? Probabilmente no, c’è il campo, giudice ultimo, che alla fine può dire la sua al di là di qualsiasi elucubrazione. Ma, in tutta sincerità, partite del genere attirano molto meno che prima, perché il calcio sta diventando uno spettacolo prevedibile, un film di cui si può conoscere in anticipo il finale, tanto è ormai standardizzato. Partite del genere mettono davanti all’inevitabile consapevolezza che il calcio è cambiato e forse, per noi spettatori, decisamente non in meglio.