Dall’esordio col Benevento (pareggio 2-2 subito in pieno recupero grazie ad un gol del portiere Brignoli) ad oggi è cambiato tutto.

Dopo le figuracce con Rijeka, Verona e Atalanta, il Milan ha svoltato arrivando a vedere da vicino una qualificazione europea che fino a pochi mesi fa appariva impensabile.

Merito, soprattutto, del suo condottiero Rino Gattuso. Arrivato a Milanello in punta di piedi con la faticosa (da sopportare) etichetta di traghettatore appiccicata addosso, il nuovo tecnico del Milan ha dimostrato di non essere solo «cuore e grinta» ma di avere anche la capacità di incidere tatticamente sul gruppo.

E gli effetti si sono visti: tredici risultati utili consecutivi, 18 gol fatti e appena 12 subiti, qualificazione alla finale di coppa Italia da disputarsi a maggio contro la Juventus.

Come è stato possibile imporre ai rossoneri questo insperato e positivo cambio di tendenza? Attraverso quello che la stampa ha cominciato a definire come «gattusismo», termine coniato a mo’ del «guardiolismo» per indicare una filosofia e un approccio personale e particolare nell’allenare e organizzare tatticamente la squadra.

DA MONTELLA A GATTUSO

In realtà, più che di «guardiolismo» per Gattuso si dovrebbe parlare di «cholismo». Infatti, accanto alla tradizionale garra che contraddistingue tanto l’allenatore milanista quanto Diego Simeone, sia il condottiero rossonero che quello dell’Atletico Madrid sono accomunati da un’organizzazione tattica che, pur con le differenze del caso, presta particolare attenzione alla fase difensiva e alle transizioni positive e negative.

Da un punto di vista tattico Gattuso è intervenuto sistemando tutte quelle problematiche lasciate scoperte dal suo predecessore, Vincenzo Montella.

L’attuale allenatore del Siviglia aveva cominciato la stagione continuando sulla strada del 4-3-3 utilizzato come sistema di riferimento nello scorso campionato, per poi virare prima verso il 3-5-2 e poi verso un 3-4-2-1. L’idea base era quella di attuare un calcio di possesso, secondo i principi cari all’ex aeroplanino.

Tuttavia, la qualità della rosa a disposizione non ha permesso a Montella di praticare il suo gioco: in fase offensiva l’uscita della palla da dietro non risultava essere fluida come l’allenatore voleva mentre in fase di non possesso il Milan faticava ad essere aggressivo come il suo allenatore almeno inizialmente chiedeva.

IL GATTUSISMO

La mancanza di risultati ha portato la dirigenza rossonera a licenziare Montella e promuovere Gattuso dalla Primavera. Il nuovo tecnico ha sistemato la squadra con pochi e semplici accorgimenti. Prima di tutto, Gattuso ha battezzato il 4-3-3 come sistema base. Poi, ha migliorato l’organizzazione della fase di costruzione e dotato i rossoneri di un maggior equilibrio nella fase di possesso. Infine, il nuovo allenatore ha modellato la fase difensiva del Milan intorno ad una attenta difesa posizionale che fa del controllo degli spazi la sua priorità, ricompattando una compagine contro la quale gli avversari (nella gestione precedente) trovavano troppo agevolmente spazio negli half-spaces ai lati di Biglia. Questi aggiustamenti tattici hanno contribuito anche a rivitalizzare alcuni giocatori che avevano trovato notevoli difficoltà con Montella.

Dal punto di vista della fase di possesso Gattuso ha, come detto, reso più efficace la fase di inizio della manovra. Il Milan cerca sempre di giocare da dietro e di far salire la palla dalla difesa al centrocampo. Per far questo però i rossoneri non ricorrono più con insistenza al lancio di Bonucci in avanti, al passaggio lungo fra le linee o al cambio di gioco da sinistra a destra di Rodríguez. Piuttosto, il Milan di Gattuso cerca una manovra più ragionata nella quale le varianti passano sì attraverso i passaggi in verticale di Bonucci ma anche dalla posizione arretrata che può occupare l’esterno svizzero per aiutare i centrali nell’uscita bassa, o ancora dall’appoggio fornito da Biglia.

Fra le soluzioni adottate dal Milan di Gattuso in fase di costruzione c’è anche l’utilizzo di Donnarumma. Contro la Roma, per bypassare il pressing giallorosso, il portiere del Milan cercava spesso i terzini oltre la prima linea di pressione avversaria.

Ingranaggi consolidati in costruzione hanno permesso a Gattuso di creare un gioco posizionale nel secondo campo, cosa che mancava con Montella quando, arrivati nella trequarti avversaria, i rossoneri erano invece totalmente dipendenti dalle iniziative individuali, soprattutto di Suso. Non a caso, lo spagnolo non soltanto risultava essere (al momento del cambio di guida tecnica) il miglior giocatore della squadra sia in termini di assist (3) che di gol realizzati (5), ma anche l’uomo più impegnato in una fase offensiva che era sbilanciata a favore della catena destra.

LA FASE OFFENSIVA: PARTECIPAZIONE CORALE

Con l’avvento di Gattuso la fase offensiva milanista è diventata più equilibrata. Il Milan ora non attacca più quasi totalmente dalla destra ma sfrutta anche la catena di sinistra dove operano Bonaventura e Calhanoglu. Proprio la rinnovata intesa fra i due è un altro dei punti chiave della svolta impressa dal nuovo allenatore. Infatti, sia l’esterno turco che il centrocampista italiano si scambiano spesso le posizioni rendendo più fluida la fase offensiva rossonera. Tutti e due sono in grado di tagliare centralmente occupando l’half-space sinistro così come di ricevere larghi in fascia per giocare in combinazione col compagno all’interno del campo.

Una combinazione della catena sinistra rossonera che si conclude con un cambio di gioco di Calhanoglu.

In fase di attacco posizionale nella metà campo avversaria il Milan tende ad occupare gli half-spaces con Bonaventura o Calhanoglu e Suso i quali, in possesso palla, sono in grado sia di tirare da fuori area che di produrre palloni filtranti o effettuare cambi di gioco sul lato opposto. Il taglio dell’esterno spagnolo (tornato a giocare in un modo più consono alle sue caratteristiche dopo gli esperimenti come esterno e mezzala in un 3-5-2) è accompagnato dall’inserimento di Calabria che garantisce ampiezza e la possibilità di cross. A tal proposito, il Milan è la quinta squadra della massima serie in termini di traversoni prodotti a partita (22).

La sovrapposizione con cross di Calabria dalla quale scaturisce il gol del vantaggio contro la Sampdoria.

In questo contesto tattico la mezzala sul lato forte resta dietro per aiutare la fase di transizione mentre quella sul lato debole attacca la profondità in aiuto a Cutrone, il centravanti che in questo momento Gattuso ha scelto come titolare. L’attaccante comasco, rispetto a Kalinic e André Silva, fornisce un minor apporto nel collegare il centrocampo con l’attacco ma questo non è del tutto negativo in quanto, così facendo, svuota la trequarti offensiva lasciando spazio ai tagli degli esterni e agli inserimenti delle mezzali. Di contro, più del croato e del portoghese, Cutrone attacca la profondità permettendo al Milan di allungare le squadre avversarie.

LA FASE DIFENSIVA: COMPATTEZZA E DENSITÀ

In fase difensiva il Milan cerca di controllare lo spazio. I rossoneri sembrano aver abbandonato la ricerca insistente della riconquista alta che aveva caratterizzato la prima fase dell’era Montella a favore di un approccio fondato sulla ricerca della compattezza verticale. Il baricentro è solitamente basso e la squadra si schiera con un 4-1-4-1 che schermi le linee di passaggio centrali. Per aumentare questa compattezza in mezzo al campo il Milan non esita a tenere i due esterni di centrocampo molto stretti in fase di non possesso, come si è visto contro la Sampdoria, una squadra che sviluppa il proprio gioco proprio per vie centrali. Fare densità all’altezza della metà campo sembra quindi l’approccio tattico scelto da Gattuso che raramente è sembrato derogare da questo principio tattico.

Il miglioramento della fase difensiva rossonera è testimoniato dal fatto che la squadra di Gattuso è ora terza in campionato in termini di expected goals against (xGA) con un dato di 25.43 (dietro soltanto a Napoli e Juventus) e quarta per quanto riguarda i tiri concessi a partita (10.8).

Il lavoro positivo di Gattuso si tocca con mano. Il nuovo allenatore ha dato al Milan una solidità difensiva che mancava da tempo. L’ultimo passo da compiere sarà quello di migliorare la fase offensiva di una squadra che ha il settimo attacco del campionato (37 gol segnati) ed è appena ottava come occasioni create (36.27). Se ci riuscirà, una qualificazione alle coppe potrebbe non essere poi così lontana e anche il viaggio in Europa League potrebbe rivelarsi più lungo del previsto.