Brividi forti sono quelli che si percepiscono all’Olimpico nel pre-partita di Roma-Torino, quando tutta la capitale si ferma per Davide Astori.

Un ragazzo che, aldilà del mondo del pallone, che tanto ci piace, si era fatto amare per l’uomo prima che per l’atleta.

Roma si ferma alle lacrime di Danielino De Rossi, gigante di Roma che si è chinato davanti alla pochezza dell’uomo difronte ad alcune situazioni.

Ed è proprio il  Daniele che piange durante il tributo a regalare alla Roma il cuore giusto per strappare i tre punti contro un Torino duro a cedere.

MESSI AL MURO

La Roma che si presenta allo stadio Olimpico è una squadra con la testa già alla sfida interna contro lo Shaktar di martedì valida per l’ottavo di Champions.

Ma è anche una squadra che deve fare a meno di due perni centrali della squadra quali Fazio e Dzeko.

Entrambi diffidati, sono stati ammoniti contro il Napoli, quindi per Di Francesco è l’ennesima gatta da pelare.

Quasi costretto nello scegliere gli undici titolari, disegna la Roma seguendo il suo amato 4-3-3 che, però, molto spesso ha portato i capitolini a perdere qualche punto di troppo.

Torna titolare capitan De Rossi dopo qualche giornata di stop, così come viene scelto El Shaarawy, che vince il ballottaggio con Diego Perotti, risparmiato per martedì.

ALLARME ROSSO-GRANATA

Anche Mazzarri, dalla parte opposta, ha dovuto riempire alcuni spazi vuoti con dei rincalzi.

Per l’anticipo del venerdì il Toro doveva fare a meno di una pedina per reparto: dietro mancava Burdisso, ex della gara e squalificato, sulla corsia laterale niente Molinaro – che partita dopo partita ha preso sempre più sicurezza in questa stagione.

Stessa storia per il comparto offensivo con le assenze di Obi, che con Mazzarri in panchina ha espresso personalità e qualità mai viste prima; infine Adem Ljajic, infortunato e costretto ai box.

Giocano quindi Moretti, Acquah e Berenguer, ancora panchina per Niang.

IL TORO VEDE ROSSO

È, però, il 4-3-3 di stampo DiFranceschiano il tallone d’Achille della Roma nei primi minuti: i padroni di casa tengono il pallino del gioco, ma il modulo scelto compromette la circolazione della sfera che con fatica raggiunge i tre attaccanti.

E così gli ospiti ogni qualvolta riescano a conquistare il pallone, ripartono in contropiede alla ricerca di Iago Falque (altro ex) e Belotti.

I due attaccanti torinisti si infilano spesso alle spalle dei difensori giallorossi, mettendo in pressione il pubblico di casa.

La Roma tiene la sfera ma perde troppi palloni sanguinolenti e anche stavolta Alisson è costretto agli straordinari.

L’estremo difensore verdeoro prima si oppone ad una conclusione di Belotti (che qualche minuto prima sbaglia un’occasione grossolana) e dopo si supera su tiro ad incrociare di Iago Falque.

Nel finale di primo tempo è ancora la squadra piemontese a farsi pericolosa con Acquah che non centra lo specchio.

LA CHIAVE TATTICA E VINCENTE

Ed è, probabilmente, nella pausa fra primo e secondo tempo che Eusebio Di Francesco capisce che qualcosa va cambiata.

In avanti i giallorossi non tengono il pallone: il lavoro di Edin Dzeko per questa squadra è oro; il bosniaco mantiene il pallone in attacco, permettendo alla squadra di allargarsi e avanzare pericolosamente.

L’assenza del cigno di Sarajevo costringe il coach capitolino a schierare dall’inizio uno Schick ancora fuori forma e che non svolge il lavoro prezioso del compagno di reparto.

Così è difficile raggiungere l’attacco e anche quando i centrocampisti riescono a servire la punta, il centravanti ceco non riesce a far salire il baricentro.

Mascherandolo, quindi, ancora con il solito 4-3-3, il tecnico abruzzese sposta Nainggolan più avanti e Kevin Strootman quasi in linea con De Rossi, in modo da formare in fase offensiva un vero e proprio 4-2-3-1.

SVOLTA

È proprio col cambio di modulo che la Roma cambia volto: con il fantasista belga a far da intermediario fra la mediana e l’attacco, il pallone sfila rapido fra i piedi dei calciatori di casa, arrivando con più facilità in area avversaria nonostante un corposo catenaccio.

Direttamente da calcio d’angolo un pallone carambola sui piedi di Alessandro Florenzi, che alza la testa e pennella un pallone preciso per Konstas Manolas, che di testa incorna e schiaccia in rete.

Corre per tutto il campo il greco, scivolando con le ginocchia a ridosso della tribuna e esultando con le braccia al cielo.

Un gol dedicato a Davide Astori, con il quale ebbe la possibilità di giocare due anni fa in coppia nella Roma di Rudi Garcia.

Un Manolas che, a conti fatti, sarà il migliore della gara (forse insieme ad Alisson): partita di gran sacrificio, chiusure precise in fase arretrata e preziosissimo in area di rigore.

DALLE LACRIME ALLE LACRIME

Danielino De Rossi.

Dire che questa partita fosse interamente dedicata a Davide Astori sarebbe riduttivo e forse anche ripetitivo per quante volte è stato scritto, ma va detto che tutto ha fatto pensare ad un incontro commemorativo piuttosto che una gara di campionato.

Era ufficialmente lui il più toccato dalla scomparsa del centrale di difesa bergamasco: il mediano romano e romanista è una vita che conosce Astori. Ci giocò insieme a Roma ma molto spesso condivisero la nazionale.

“Anche giovedì si è alzato alle sei di mattina per partecipare al funerale di Davide. Ci teneva a giocare, è la prima cosa che mi ha detto. E sono contento sia andata così”

Dice Di Francesco, primo testimone della sofferenza del fu  Capitan Futuro.

Sofferenza che ha colpito tutto ciò che ha girato intorno al mondo-De Rossi negli ultimi 5 giorni: tanto male da convincere sua moglie, attrice importante, a non partire agli oscar per non lasciarlo solo.

Sarah Felberbaum avrebbe dovuto essere qui in questa notte degli Oscar ma ha deciso di soprassedere per rimanere accanto a suo marito, Daniele De Rossi, ex compagno di squadra e grande amico di Davide Astori

Ed è con una forza inumana e una voglia di spaccare il mondo che Daniele De Rossi si avventa sul pallone del 2-0 per trasformarlo in rete e poi non esultare. Tanto silenzio, tante lacrime. Dalle lacrime alle lacrime.

Non doveva andare così.

ARBITRAGGIO

Nota positiva, finalmente, viene dall’arbitraggio: il fischietto Maresca di Napoli non sbaglia nulla ed è molto bravo sul fuorigioco.

Come possiamo vedere dalla foto sopra, è Cristian Ansaldi a tenere in gioco il romanista.

L’argentino sbaglia i tempi di rientro e si perde la linea difensiva, dando, così, il via libera al raddoppio capitolino.

Unico errore, l’arbitro lo fa quando decreta fuorigioco un incredibile errore da due passi di Belotti.

Non sarebbe però stato un problema: il fischio e la segnalazione sono arrivati dopo l’errore, quindi in caso di rete segnata, si sarebbe andati a controllare il VAR per poi convalidare il gol.

CHAMPIONS IN CAMPIONATO E CHAMPIONS IN CHAMPIONS LEAGUE

Paradossale e particolare l’obiettivo capitolino.

Se da una parte le preoccupazioni sono tutte per la gara di martedì che deciderà il futuro sia del mister che della Roma a livello di brand, un ipotetica vittoria garantirebbe al momento “solo” l’accesso per un nuovo turno di Champions.

Nello stesso momento è quello il grande obiettivo della Roma in questa stagione. Gioca quaranta partite per poter rigiocare quello che adesso sta già giocando.

C’è molto più dietro però, fra cui la possibilità di incassare ingenti cifre per poter, finalmente, risanare il bilancio.

Inoltre la qualificazione per la coppa dalle grandi orecchie darebbe ovviamente un lustro diverso alla società.

Le due vittorie contro Napoli e Torino hanno lanciato i capitolini come terzi in classifica cinque punti sopra la quinta in classifica ma con una gara in più della Lazio e ben due in più dell’Inter.

Sarà, perciò, una lotta all’ultimo errore.

Pensando che dobbiamo ancora assistere al derby di Roma, quello di Milano, a Inter-Napoli, Inter-Juventus, Fiorentina-Lazio, Lazio-Inter e Roma-Juve…

Non staccate la spina: ci sarà da divertirsi!