Ho sentito molti che si sono ascritti la paternità dell’esplosione di Coronado, in realtà è venuto al Trapani in prova per venti giorni, su consiglio di Gaucci (Riccardo, il figlio dell’ex presidente del Perugia Luciano), ed è rimasto perché è stato decisivo il mio parere. Aveva doti interessanti, che poi alla fine ne hanno fatto un crack.

Parola di SerseCosmi, uno che ha fatto tanta gavetta prima di entrare nel grande mondo del professionismo. A volte il calcio è una strana ruota, dove serve tanta fortuna, dove il destino molto spesso ha un ruolo determinante: su questa ruota si è ritrovato in maniera particolarmente curiosa Igor Coronado, 25enne brasiliano che oggi trascina il Palermo a suon di reti e di assist per Nestorovski e compagni.

UN FOLLETTO GIROVAGO

Igor Coronado nasce a Londrina il 18 agosto del 1992, nel lontano e caldo Brasile, patria del futebol bailado e dei palloni controllati e calciati sempre col sorriso. Il calcio è nel destino di Coronado, perché se abbiamo appena finito di dire che è nato in un paese dove il pallone è una vera e propria religione, possiamo aggiungere che a 12 anni si trasferisce con la famiglia in quella che è la vera e propria patria del football:l’Inghilterra.

Oltremanica il piccolo Igor cresce, impara una nuova lingua ed inizia ad abituarsi ad un mondo completamente diverso rispetto a quello conosciuto nei suoi primi dodici anni di vita; la sua accademia calcistica sarà quella del MK Dons, che lo alleva insegnandogli la durezza ed il ritmo tipici del calcio inglese, un tipo di calcio che Coronado soffre, vista la sua statura che gli impedisce di competere con giocatori già formati fisicamente. I 170 cm del brasiliano non trovano nel calcio inglese la casa più accogliente, ed è per questo che Coronado finisce il suo percorso di crescita in Svizzera, con la maglia del Grasshoppers, finendo però nella squadra B del club di Zurigo. Altra città, altra lingua e altro calcio. Tutto da mettere nel suo bagaglio calcistico.

Ci rimane fino ai 20 anni, per poi tornare in Inghilterra per due brevi parentesi con due piccole società di serie minori (Banbury United ed Aylesbury United), dove ormai per Coronado il calcio sembrava essere soltanto un passatempo, una forma alternativa per guadagnarsi qualche soldo in più. Poi nel 2013 la scelta più esotica e coraggiosa, quella di partire per l’isola di Malta: anglofona, quindi stavolta nessun problema linguistico per Igor, che si accasa al Floriana. Qui mostra che la sua tecnica e la sua agilità sono caratteristiche che si addicono perfettamente al campionato maltese, nel quale collezionerà 34 presenze e 14 gol in due stagioni.

L’ISOLA DEL TESORO

L’aria di mare sembra far bene al piccolo funambolo brasiliano, che da buon carioca come percepisce quel che di salmastro già si sente a casa. Al Floriana Coronado è appunto un re, gioca da leader in un campionato minore ma mette in mostra tutte le sue qualità; per sua fortuna, la società è di appartenenza italiana, visto che il presidente dei biancoverdi è Riccardo Gaucci, figlio dell’ex proprietario del Perugia Luciano, e grande amico di Serse Cosmi, conosciuto proprio ai tempi del grande Grifo di fine anni 90’/inizi 2000.

Cosmi allena il Trapani, una squadra che ambisce al mantenimento della categoria, quella Serie B raggiunta nel 2013 per la prima volta nella storia dei granata. Viene proposto questo 23enne – parliamo del 2015 – che già dai primi allenamenti mostra grande padronanza del pallone, ottima visione di gioco ed un’innata capacità di dribbling. E nel calcio di oggi, basato quasi totalmente sull’1 vs 1, non è certo un dettaglio di poco conto. Cosmi se ne innamora, e implora la sua società ed il DS Faggiano di far firmare immediatamente questo ragazzo brasiliano arrivato quasi per caso in prova in Sicilia.

La grande occasione è arrivata. 

Coronado entra in punta di piedi nel campionato di Serie B, ma appena viene schierato comincia subito a fare faville: alla fine dell’anno sono 37 le partite disputate, con ben 7 gol segnati e 4 assist, senza contare il gol e l’assist messi a referto nelle 4 partite di playoff. Già, perché il talento brasiliano con le sue prestazioni ha trascinato il Trapani ad una sorprendente finale playoff per andare in Serie A, persa soltanto contro il Pescara di Oddo. Ma ciò che conta è che il funambolo carioca ha trovato in Sicilia la sua isola del tesoro, il suo posto nel mondo.

Il 10 granata continua ad illuminare calcio, lo fa anche nella sua seconda stagione al Provinciale, dove le reti diventano addirittura 11 in 34 presenze, ma non basteranno a salvare il Trapani da una retrocessione che soltanto un anno prima pareva impensabile. Coronado è ovviamente il pezzo pregiato della gioielleria siciliana, si vocifera che sia dalla massima serie che dall’estero siano tante le richieste per il brasiliano.

Ti aspetteresti di tutto in una situazione del genere, e da un giocatore con una storia simile: invece Coronado sorprende tutti, non va né in Serie A né all’estero, rimane in cadetteria e soprattutto rimane in Sicilia, accettando la corte del Palermo appena retrocesso in Serie B. Il folletto girovago sembra aver finalmente trovato casa, una casa tanto calda, tanto accogliente, quasi quanto quel Brasile che lasciò ormai quasi 14 anni fa.

SULLE ORME DEI 10 ROSANERO

I trequartisti che negli anni hanno fatto la storia del Palermo non hanno scritto soltanto celebri pagine di calcio in rosanero, ma molti di loro hanno portato le loro qualità in giro per l’Europa: se Miccoli ha praticamente chiuso la sua carriera da calciatore di alto livello in Sicilia, c’è chi come Pastore o Dybala l’ha lanciata, per poi decollare rispettivamente verso il PSG e la Juventus; tra i più recenti non ci dimentichiamo certo del MudoVazquez che oggi illumina la Liga con la maglia del Siviglia.

Oggi il pubblico palermitano non ha dubbi: Coronado fa parte di questa élite di calciatori che sono destinati ad andare oltre, ad esplodere a Palermo per poi andare verso lidi che maggiormente appartengono loro. Il brasiliano ha tutte le carte in regola per sfondare, visto che è un brevilineo devastante nelle breve distanze, ha una tecnica di base che è migliorata tantissimo, a tal punto che riesce a calciare indifferentemente col destro e col sinistro. La sua rapidità e la sua tecnica lo avvicinano particolarmente al modo di giocare che era della JoyaDybala, anche se l’attuale 10 della Juve è più attaccante di Coronado, che preferisce ancora giocare tra le linee facendo da vero e proprio raccordo tra il centrocampo e l’attacco. Il perfetto interprete del giocatore da mettere dietro a Nestorovski nel 3-5-1-1 di Tedino.

Possiamo trovare qualche difetto?

Coronado può ancora migliorare nella gestione di sé stesso, sotto ogni punto di vista. Ancora oggi ha troppe pause, forse il suo fisico non gli permette di essere una macchina a moto perpetuo – seppur abbia accresciuto la sua massa muscolare in questi 3 anni in Italia – ma un giocatore come lui dovrebbe imparare a vivere meno di lampi, di bagliori improvvisi, per essere più continuo nell’arco dei 90′. Sempre per quanto riguarda la gestione, il 10 rosanero è ancora troppo irruento, troppo scontroso, e tende a farsi prendere in antipatia dagli arbitri: probabilmente la sua rapidità porta i difensori avversari ad essere fin troppo irruenti in alcune situazioni, ma Coronado si lascia prendere dalla rabbia, e quindi che sia per proteste o per qualche fallo di frustrazione, prende ancora oggi troppi cartellini che potrebbe tranquillamete risparmiarsi. 

Difetti che si possono tranquillamente correggere, visto che l’età è dalla parte di Igor. Il tempo è dalla sua parte, e quindi nonostante l’interesse che arriva dalla sua Inghilterra (pare che il Watford lo stia adocchiando da diversi mesi), l’obiettivo attuale rimane la promozione col Palermo e la possibilità di giocare finalmente in Serie A. Fino a qualche anno fa sembrava qualcosa di impossibile nella vita di Coronado, ma come detto il Calcio è come una ruota, che può non girare mai come vorresti, fino a quando non ti sorprende regalandoti qualcosa che mai avresti pensato.

Palermo lo ha incoronato 1o rosanera, anzi lo ha coronado. Lo ha reso Re al Barbera, e chissà che quel numero fortunato non lo porti ancora più in alto…