È difficile provare a spiegare come sia possibile che la miglior partita stagionale (o almeno fino a quando c’è stata veramente una partita) in Champions League corrisponda incredibilmente ad uno 0-3 casalingo. È paradossale, ma così è stato ieri a Torino. La Juventus di Massimiliano Allegri dopo un girone eliminatorio sufficiente ed un ottavo di finale superato con molte difficoltà si trovava di fronte la squadra più forte, completa e vincente, contro la quale non basta solamente una prestazione eccellente per uscirne indenni. La prestazione c’è stata: la Juventus, soprattutto nel primo tempo, ha creato notevoli difficoltà al Real, il quale, a parte i primi minuti di gara dove ha siglato la rete del vantaggio e la successiva traversa di Kroos, non ha creato grandi pericoli a Buffon e compagni e spesso si è dovuto rintanare nella propria metà campo. L’interpretazione agonistica, tecnica e tattica dei bianconeri è stata buona e il gol del pareggio non sembrava essere un miraggio irraggiungibile e difatti le occasioni erano arrivate (il miracolo di Navas su Higuain, il mancato colpo di testa di Chiellini). A questo punto della competizione però esiste un livello superiore, un gradino più alto rispetto agli altri nel quale i campioni riescono ad impacchettare un’azione da gol in pochi passaggi, in pochissimi minuti e in situazioni di difficoltà. Ieri sera il Real Madrid si è dimostrato di un livello superiore.

LE SCELTE

In una partita come questa, dove mai come ieri sera le giocate singole dei singoli campioni hanno deciso il risultato finale escludendo completamente l’aspetto tattico dalla gara, è interessante lo stesso parlare delle scelte tattiche di Allegri e Zidane. Se da una parte il tecnico del Real ha deciso di schierare la stessa formazione di Cardiff che tanto aveva messo in difficoltà la Juventus in quella serata di giugno, quindi con il centrocampo Modric, Casemiro, Kroos e Isco a fare da rifinitore per Benzema e Cristiano Ronaldo, dall’altra Massimiliano Allegri ha deciso di cambiare assetto di gioco all’ultimo minuto. Quando tutti pensavano (vista anche la batosta della finale dello scorso anno) che la soluzione più giusta, adeguata e consona a questa sfida dovesse essere quella di presentarsi con un centrocampo a tre, il tecnico livornese ha stupito tutti presentandosi con un 4-4-2 con Alex Sandro e Douglas Costa come ali e Khedira-Bentancur centrali di centrocampo.

Il 4-4-2 della Juventus

La squadra di Zidane invece, che sulla grafica della Uefa veniva schierata anch’essa con un 4-4-2, in realtà si muoveva differentemente in campo. La posizione di Modric era decisamente più accentrata e Isco svariava su tutto il fronte della trequarti sostituendo a volte anche Ronaldo o Benzema come centravanti. In sostanza si trattava del 4-3-1-2 che aveva fatto male alla Juve a Cardiff.

La posizione ravvicinata dei tre centrocampisti e Isco che sostituisce la punta

IL PRIMO TEMPO

Si sa: Ronaldo trasforma un centimetro di spazio in chilometri da attaccare e su cui fare male, anche ieri lo ha dimostrato dopo pochi minuti. Da un cross di Isco verso il dischetto del rigore la partita della Juventus si era già messa in salita. Ronaldo e Benzema vicini, quasi attaccati come se volessero farsi un blocco, e poi la palla all’angolino calciata con forza e precisione di esterno destro. Una sentenza. Una partenza così, contro il Real Madrid, non è di certo la cosa migliore, soprattutto se il gol subito arriva da azione manovrata dove gli errori individuali hanno un peso importante. Al di là della mancata marcatura di Barzagli su Cristiano Ronaldo che si nasconde dietro al compagno di squadra francese come per non farsi vedere, il grande errore sta a monte, ovvero nell’azione Marcelo-Isco.

Il mal posizionamento di De Sciglio e Douglas Costa

De Sciglio e Douglas Costa decidono di raddoppiare su Marcelo che porta palla sulla trequarti juventina: scelta giusta se non fosse che non si danno copertura l’un l’altro lasciando libero uno spiraglio di passaggio per Isco. A quel punto è lento anche Bentancur a leggere quella situazione di gioco buttandosi verso l’esterno per proteggere i propri compagni. Con così tanto spazio per pensare Isco confeziona un passaggio perfetto sul quale Ronaldo non può che ringraziare.

La reazione dopo il gol dello svantaggio era comunque stata buona, la Juventus aveva messo alle corde il Real Madrid, a tratti anche in fase di palleggio costruendo e distruggendo triangoli offensivi sulle fasce laterali. Spesso infatti, soprattutto a destra dove Douglas Costa con la sua velocità riusciva a saltare il primo uomo, si trovavano nella stessa zona di campo quattro giocatori: l’esterno, il terzino, il centrocampista che accompagnava e uno tra Dybala e Higuain.

I triangoli della Juve

Con questa soluzione offensiva la squadra di Allegri ha messo in difficoltà il Real Madrid che si trovava a giocare uomo contro uomo in fase difensiva. Nonostante ciò la grande occasione per la Juventus è arrivata su calcio da fermo con Higuain che è stato fermato da un miracoloso Keylor Navas.

Sono state tante le occasioni nel primo tempo nelle quali la Juventus si è trovata in area tramite fraseggi corti tra Higuain-Dybala o tra Khedira che si inseriva e Douglas Costa che si accentrava verso il centro del campo. Ciò che è mancato è stato lo spunto finale, il guizzo decisivo per creare una nitida palla gol.

SECONDO TEMPO

La magia di Ronaldo

Forse basterebbe questa immagine per sintetizzare il secondo tempo dell’Allianz Stadium. La rovesciata di Cristiano Ronaldo, giustamente applaudita dai tifosi juventini, ha scandito il tempo dell’andata dei quarti di finale. Da questa magnifica giocata in avanti non c’è stata più gara, l’espulsione di Dybala non ha fatto altro che congelare ulteriormente una partita già indirizzata.

E dire che in realtà anche nella prima parte del secondo tempo la Juventus aveva continuato a mettere pressione al Real Madrid, soprattutto senza palla. Una volta perso il possesso del pallone la Juventus infatti cercava di recuperare campo il più alto possibile, impedendo al Real di poter imbastire una ripartenza. La disattenzione di Chiellini dalla quale è nata l’azione del secondo gol madrileno e la successiva espulsione di Dybala hanno segnato la fine della partita e dal quel momento in poi la Juventus ha rischiato seriamente il tracollo. A parte il terzo gol firmato da Marcelo dopo una bellissima combinazione sullo stretto, Cristiano Ronaldo ha avuto due occasioni clamorose per poter arrotondare maggiormente lo score e Kovacic è stato fermato dalla traversa da posizione ravvicinata. La sensazione è che la Juventus non volesse più restare in campo e a parte l’occasione finale sui piedi di Cuadrado, la squadra di Zidane non ha corso rischi gestendo bene il pallone e avvalendosi dell’enorme qualità che possiede a centrocampo.

DI UN LIVELLO SUPERIORE

È innegabile ammettere che i pesanti errori individuali della Juventus sui primi due gol abbiano influito sul risultato finale in maniera pesante. È altrettanto plausibile pensare che magari, vista la lezione subita nella finale dello scorso anno, ci si potesse aspettare la Juventus con il solito 4-3-3, il modulo riferimento di quest’anno, con Matuidi in campo a garantire pressione sui centrocampisti blancos e il tridente composto da Dybala-Douglas Costa-Higuain. Al di là di questo però il Real Madrid ha dimostrato di essere di un livello superiore: tecnicamente, agonisticamente, fisicamente e mentalmente. A tratti è stata una gara stregata e i minuti precedenti e successivi al raddoppio del Real lo testimoniano: punizione deviata di Dybala uscita di poco e sul capovolgimento di fronte rovesciata di Cristiano Ronaldo a fissare il risultato. Gli episodi hanno decisamente influito sul risultato finale, ma gli episodi i grandi campioni se li portano dalla propria parte. E ieri sera il Real Madrid ha fatto proprio questo.