La Lazio è una squadra intensa. Basterebbe questa frase per racchiudere i 90 (e oltre) minuti dell’Olimpico, durante i quali la squadra di Simone Inzaghi ha tenuto un ritmo forsennato scandito da pressing, transizioni e ripartenze. Di fronte si è trovata una formazione altrettanto aggressiva, che fa del recupero palla in zona offensiva e del gegenpressing la propria peculiarità. Il Salisburgo di Rose però non è riuscito a gestire e a contenere le sfuriate improvvise ed inaspettate dei biancocelesti, che hanno vinto la partita sfruttando le fasce e ottimizzando i movimenti per l’ attacco della profondità. La gara di ritorno è sì ancora aperta, ma Lulic e compagni potranno gestire un doppio vantaggio orchestrando la tattica migliore per segnare un gol anche in Austria.

SCELTE DIFFERENTI

La gara tattica e psicologica relativa ai due allenatori è stata vinta indubbiamente da Simone Inzaghi, il quale ha deciso di non toccare il proprio modulo predefinito decidendo di tenersi Felipe Anderson come dodicesimo uomo da poter sfruttare nel secondo tempo. Il tecnico italiano infatti ha schierato il suo camaleontico 3-5-1-1, che varia al variare dei movimenti di Sergej Milinkovic-Savic (diventando quindi anche 3-4-2-1) il quale si alza o si abbassa in base alle differenti situazioni di gioco: o per pressare gli avversari in fase di non possesso o per aiutare Luis Alberto e Immobile con la sua fisicità in fase di possesso palla.

Radu, De Vrij e Luiz Felipe i tre centrali difensivi. Lulic e Basta come esterni di centrocampo supportati dal trio Lucas Leiva-Parolo-Milinkovic. Davanti la coppia Luis Alberto-Immobile

Rose invece ha optato per una soluzione tattica differente: il tecnico tedesco, a differenza di quanto comparisse sulle grafiche UEFA, ha schierato il proprio Salisburgo con un 4-3-1-2 e non con il 4-4-2. Schlager infatti agiva da polo offensivo del rombo del centrocampo austriaco con Samassekou davanti alla difesa e ai suoi lati Berisha (pericolosissimo negli inserimenti senza palla) e Haidara (dotato di un buon tiro dalla distanza). Rose ha poi scelto di lasciare inizialmente in panchina il giapponese Minamino (che si rivelerà poi decisivo) preferendogli la coppia Dabbur-Gulbrandsen più adatta nei movimenti senza palla e nell’attacco della profondità.

Il centrocampo a rombo del Salisburgo

PRESSING E AGGRESSIVITÀ

La volontà iniziale di entrambe le formazioni è stata quella di aggredire l’avversario il più alto possibile per recuperare il pallone in una zona favorevole di campo e ripartire in velocità. I primi minuti di gioco quindi sono stati caratterizzati da poca lucidità in fase di impostazione, dovuta più che altro dalla grande organizzazione in fase di non possesso delle due squadre. La fase di non possesso della Lazio si basava principalmente sulla gestione delle uscite tra mezzala e esterno di centrocampo, se Parolo e Milinkovic-Savic uscivano in pressione sul terzino avversario, allora contemporaneamente Basta e Lulic avevano il compito di alzarsi e marcare Berisha e Haidara. Questa situazione tattica poteva anche capovolgersi con gli esterni che pressavano i terzini avversari e i centrocampisti che marcavano a uomo le due mezze ali avversarie. La possibilità di poter pressare così alto era dovuta anche dal fatto che i tre centrali laziali si trovavano sempre in superiorità numerica sui due attaccanti del Salisburgo.

Le uscite laterali della Lazio: Parolo sul terzino e Basta sul centrocampista

Dalla parte opposta invece la squadra di Rose ha trovato maggiori difficoltà nell’andare a ricercare un pressing asfissiante, questo perché il modulo della Lazio ha costretto la formazione austriaca ad essere super aggressivo oppure ad abbassare il baricentro. Ad inizio primo tempo gli austriaci sfruttavano Schlager nella zona della trequarti per oscurare le giocate verso Lucas Leiva, mentre i due attaccanti centrali si dividevano due dei tre centrali laziali.

Schlager aveva il compito di non far arrivare il pallone a Lucas Leiva

L’enorme problema a cui è andato incontro il Salisburgo ha riguardato le uscite laterali, ovvero su Lulic e Basta. Inizialmente dovevano essere i centrocampisti interni ad occuparsi dei due esterni, con i terzini aggressivi su Milinkovic e Parolo, ma il problema sorgeva sui cambi di gioco (prerogativa dello schema tattico laziale), sui quali il terzino opposto non poteva alzarsi immediatamente sull’esterno di centrocampo in quanto avrebbe erroneamente lasciato sguarnita la propria zona esterna di campo. Da questa situazione di due contro uno è nato il primo gol laziale.

Ulmer si trova in una condizione di 2 contro 1. Decide (giustamente) di marcare Parolo, ma a quel punto Basta ha spazio per arrivare in area e crossare. Dalla parte opposta Lulic non può sbagliare a pochi passi dalla porta

Il gol del vantaggio laziale ha spostato gli equilibri verso la formazione di Simone Inzaghi. Le scalate sull’esterno mettevano in seria difficoltà il Salisburgo il quale non riusciva mai ad imbastire un’azione manovrata, vedendosi costretta a cercare continuamente la profondità per i due attaccanti, che però sporadicamente hanno creato grattacapi ai tre difensori biancocelesti. Ciò che ha modificato e deviato i binari della partita è stato il rigore (molto dubbio) del pareggio del Salisburgo. Berisha dagli undici metri è stato glaciale e la Lazio ha subito un forte contraccolpo psicologico, innervosendosi con l’arbitro e contestando ogni sua decisione. La tensione provocata dal rigore concesso agli austriaci ha avuto una sua naturale evoluzione anche sul terreno di gioco, dove gli ospiti hanno mutato il proprio atteggiamento.

Lainer, da terzino destro, si trova più alto di tutti i suoi centrocampisti in pressione su Lulic

Il primo tempo dai due volti ha penalizzato in parte la gestione della partita della Lazio, che dopo essere andata in vantaggio ha sprecato molte energie in un momento di confusione successivamente il pareggio. L’atteggiamento più aggressivo del Salisburgo aveva sì ridotto le possibilità di palleggio laziali, ma allo stesso tempo poteva rappresentare una ghiotta opportunità per attaccare gli spazi che si sarebbero aperti alle spalle dei difensori austriaci.

MASSIMA INTENSITÀ

L’intensità raggiunta dalle due squadre nella prima frazione di gioco sembrava dover scemare poi nella seconda parte di gara, visto che entrambe le formazioni avevano speso molto in termini di corsa e pressing. In realtà Lazio e Salisburgo, ad un certo punto, hanno addirittura aumentato la velocità, il ritmo e l’intensità delle proprie scelte e dei movimenti.

Ma così come successo nel primo tempo, dopo pochi minuti di gioco è proprio la Lazio ha trovare la via del gol, ancora una volta sfruttando le fasce e la superiorità numerica. Nell’azione del gol del 2-1 si può ricercare tutto quello che vuole trasmettere il sistema di gioco laziale: attacco degli spazi, occupazione dell’area avversaria con più uomini, inserimenti senza palla. La manovra comincia a sinistra con Milinkovic-Savic e Lulic che combinano ottimamente e con Immobile che si trova leggermente defilato rispetto alla porta avversaria. Una volta chiuso l’uno-due il capitano laziale si trova nella condizione di poter puntare la difesa avversaria ed è in quel preciso istante che emerge l’intelligenza calcistica di Marco Parolo che con un movimento senza palla libera la zona di campo per Luis Alberto. Lo spagnolo crossa di prima sul primo palo e quella che era stata intelligenza calcistica prima, si trasforma ora in capacità balistica e tecnica. Il colpo di tacco di Marco Parolo ci riporta subito in mente a quello che fece Roberto Bettega.

Il gol del vantaggio laziale scuote il Salisburgo, che cerca di spingersi maggiormente in avanti (specie con i terzini) riuscendo in qualche modo ad abbassare il baricentro della formazione di Inzaghi. Le vere sortite offensive verso la porta di Strakosha però sono poche e per riportare il risultato in parità Rose sarà costretto ad adoperare un cambio. Difatti se da una parte Inzaghi ha deciso di giocarsi già due cambi (Felipe Anderson per Luis Alberto e Patric per Basta), dall’altra il tecnico tedesco opta per il giapponese Minamino, il quale segna il gol del 2-2 al primo pallone toccato.

I difensori laziali si fanno attrarre dalla palla e lasciano liberi ben due giocatori del Salisburgo, uno di quelli è Minamino

Il vero percorso di crescita della squadra di Simone Inzaghi si denota anche dalla capacità con la quale la formazione biancoceleste è riuscita, e riesce continuamente, a rimettere in piedi o a sistemare partite che sembrano essere stregate. Anche ieri sera, al di là dei possibili errori arbitrali e dei gol sbagliati, la Lazio ha avuto il coraggio, la forza e l’intensità per andare a riprendere il risultato.

Il 3-2 laziale rappresenta a 360 gradi l’essenza di quello che può essere, e che spesso non è, Felipe Anderson. Esplosività e velocità allo stato puro. Al Salisburgo è bastata un’uscita avventata, un errore di valutazione, per subire la terza rete.

Il tocco di Milinkovic per Felipe Anderson permette al brasiliano di saltare con lo stop due giocatori e a quel punto è intelligente Immobile ad eludere l’uscita del difensore allargandosi.

Anche il quarto gol, in pieno stile Lazio, pone i biancocelesti in una posizione di vantaggio in vista della gara di ritorno. Rete del 4-2 segnata in transizione, con Lucas Leiva (autore di una partita notevole) che recupera palla altissimo oltre la metà campo e conduce il tre contro due che viene finalizzato dal destro di Immobile.

La Lazio ha dimostrato, non solo a se stessa ma a tutti, di poter arrivare fino in fondo grazie alla sua intensità e alla fisicità che abbina alla qualità tecnica dalla trequarti in sù. La partita di ieri può rappresentare un crocevia importante in Europa League. La qualificazione non è ancora sicura, ma la Lazio è un concentrato di esplosività.