“Ci abbiamo creduto veramente”

Eusebio Di Francesco 

Una Roma stoica: se non è l’impresa di sempre, poco ci manca in casa giallorossa.
Di certo è una Roma titanica quella che ribalta il 4-1 del Camp Nou e con i gol di Dzeko, De Rossi e Manolas approda alle semifinali di Champions. All’inizio non ci credeva quasi nessuno, fare tre gol senza subirne neanche uno dai marziani sembrava un ostacolo gigantesco. Ed invece la Roma è riuscita dove in pochi pensavano potesse arrivare. Con un Dzeko stratosferico, un Manolas omerico ed un Di Francesco che ha trasformato il sogno in realtà. La Roma è tra le prime quattro d’Europa dopo 34 anni: se non è l’impresa di sempre, poco di manca.

INCIPIT

Era il 16 marzo quando, dall’urna di Nyon, Shevchenko estraeva Barcellona e poi Roma: gli sguardi romanisti si sono rivolti verso l’alto, per i blaugrana invece “l’avversario migliore che potesse capitare”.
Probabilmente, nessuno –  meglio sottolineare il nessuno – si sarebbe mai immaginato che a spuntarla e quindi a passare nelle migliori quattro d’Europa sarebbero stati i giallorossi; il Barcellona è una squadra con una tradizione internazionale immensa mentre la Roma, insieme al Siviglia, rappresentava nei sorteggi la squadra più abbordabile per tutti. All’andata, il Barça aveva sfruttato tutte le occasioni che – ingenuamente – la squadra della capitale le aveva concesso: gol di Piquè con distrazione difensiva, quello di Suarez con l’assist di Gonalons e in più due autogol che, sicuramente, bene non hanno fatto.

L’armata di Di Francesco si è trovata, dunque, con un 4-1 da ribaltare contro gli extraterresti di Valverde, primissimi in Liga e con l’acqua alla gola: la schiacciante vittoria dei rivali di sempre del Real con la Juve, che in questi giorni ha fatto sì che i Blancos fossero al centro di ogni attenzione mediatica, non è stata digerita così facilmente in casa blaugrana. Riepilogando: tutto sembrava andar contro alla Roma.

SVOLGIMENTO

 “Alisson, Manolas, Fazio, Juan Jesus; Florenzi, Nainggolan, De Rossi, Strootman, Kolarov; Dzeko, Schick. Più Under ed El Shaarawy. Allenatore: Eusebio Di Francesco.”

Questa sarà la “filastrocca” che tutti i tifosi della Roma impareranno a memoria, una formazione che i più audaci si tatueranno per portare il ricordo di una serata magica, un’impresa incredibile, una “remuntada” epica sempre con sé. Il 3-0 dell’Olimpico è un qualcosa che va oltre il puro spirito di sport, esalta il calcio in ogni sua bellezza e sfaccettatura e scrive nella storia della Champions League.
A prescindere da come andrà a finire, una squadra – la Roma – ha dimostrato di essere più forte del pregiudizio, della sfortuna e anche dei suoi stessi fantasmi.

Contro il Barcellona di Leo Messi (qualcuno lo ha visto?), Suarez, Iniesta e via discorrendo serviva un qualcosa di clamoroso, di innaturale e inspiegabile anche per i tifosi giallorossi alla vigilia. Una magia tattica, un mix di componenti che – invocati con una partita perfetta prima, durante e dopo i novanta minuti – hanno reso possibile l’inimmaginabile.

La Roma inizia forte, fortissimo: pressing alto, quasi asfissiante, con il Barcellona che va in difficoltà e che comincia a chiudersi nella propria metà campo; l’1-4 del Camp Nou con i torti arbitrali e le due autoreti come spada di Damocle vengono spazzati via un attaccante dall’animo guerriero, alias Edin Dzeko da Sarajevo, dopo appena sei minuti: scatto oltre la linea difensiva e assist al bacio di De Rossi, sportellate con Umtiti e Jordi Alba e 1-0, quello immediato, quello della speranza, del “aò, non succede, ma se succede…”.

E il coraggio la Roma se l’è portato con sé minuto dopo minuto, azione dopo azione, con il 3-5-2 studiato per l’occasione da Di Francesco che ha saputo mandare in tilt lo scacchiere del Barcellona, compassato, quasi stordito da un Olimpico nella sua versione più gladiatoria.

“Abbiamo bisogno del nostro pubblico, con questi tifosi nessuno ci può battere”

Kostas Manolas

Un Colosseo del nuovo millennio che per tutto il primo tempo ha cullato l’emozione del sogno vedendo i palloni calciati da Schick non centrare la porta di Ter Stegen, ma anche rendendosi conto che quelle belve, blaugrana nell’anima ma di azzurrino vestite, tutto erano tranne che indomabili. L’inerzia del match ha fatto il resto, proprio con il gladiatore principale – capitan De Rossi – a infierire sulla preda con l’aiuto del fido Dzeko.

Sempre il bosniaco in un uno-contro-uno su Piqué si è procurato il rigore a tu per tu con Ter Stegen che il capitano giallorosso ha spedito all’angolino, mettendo spalle al muro il Barcellona e trovando forze fisiche e nervose forse insperate: sopra di due gol e con un’ora di gioco corsa a mille, la Roma ha trovato la forza di pressare su ogni pallone, crederci, sfiorare il terzo gol ancora con De Rossi e poi con El Shaarawy, fino a trovare il 3-0 della storia con Manolas, un altro come Capitan Futuro che all’andata aveva infilato la porta sbagliata.
Un colpo di testa beffardo da azione d’angolo che ha messo l’autografo su una serata che la Roma giallorossa non dimenticherà mai. Come la formazione del resto, pronta a essere tatuata per rimanere indelebile oltre ogni almanacco sportivo.

Serviva la partita perfetta e partita perfetta è stata. La Roma non ha subito in casa nemmeno un gol in cinque partite di Champions ma riuscirci ieri sera era l’impresa più difficile. In tutta la stagione, infatti, i catalani erano rimasti a zero gol in cinque occasioni e la sconfitta dell’andata non sembrava rimontabile proprio perché Messi e Suarez avrebbero avuto l’occasione di colpire negli spazi.

CONCLUSIONE

Io c’ero. È già un mantra. Gira per le strade come un ragazzo che fa il primo giro in motorino e va all’appuntamento con la compagna di classe più carina. Non si sa come andrà a finire la storia, ma è straordinario viverla adesso e qui. Da ieri sera il biglietto di Roma-Barcellona non ha prezzo. Chi lo aveva, lo terrà come un amuleto, da tirare fuori quando ci sarà un problema e servirà una botta di ottimismo.

Non è un miracolo, è di più. I numeri dicono che il Barcellona era imbattuto in Champions (e nella Liga), che aveva la miglior difesa del torneo e che la remuntada la faceva, non la subiva. Batterlo 3-0 sembrava impossibile, ma la sorpresa fa parte del fascino unico del calcio.

Quello che era «impossibilissimo» era ridurre Messi e Suarez a due attaccanti di provincia, il primo ammonito per un fallo da terzino su Kolarov e il secondo addirittura per perdita di tempo. Trasformare il Barça in un Crotone, con rispetto parlando per un’altra squadra rossoblù, non era nemmeno nei sogni. E invece è diventato realtà.
Il Barcellona va a casa, la Roma porta il calcio italiano nelle prime quattro squadre d’Europa. Bastava crederci davvero.