Arsenal-Atletico Madrid è stata una storia già vista. Una partita già raccontata, un copione già spulciato e una scenografia che è già stata messa in scena. L’Arsenal ancora una volta ha sfornato una partita degna del passaggio del turno, o comunque da vittoria, ma al termine dei 90 minuti è rimasto con un misero 1-1 in mano. Un pareggio che invece accontenta eccome l’Atletico del Cholo Simeone, che in 10 contro 11 per 80 minuti ha saputo reggere per poi ripartire. Soffrire per poi colpire. In sostanza ha saputo tirare fuori gli attributi. La qualificazione non è ancora decisa, ma i colchoneros hanno spostato l’ago della bilancia dalla propria parte in vista della finale di Lione.

RIMANERE A GALLA

Il segreto dell’Atletico è stato quello di saper rimanere a galla nei momenti difficili della partita. Riuscire a restare in partita nonostante l’inferiorità numerica e nonostante il gol di svantaggio. Portare a casa l’1-0 in trasferta sarebbe già stato un ottimo risultato in vista del ritorno per come si era messa la gara, il pareggio di Griezmann ha rappresentato il punto esclamativo sulla prestazione di sofferenza proposta dalla squadra di Simeone. Detto ciò, l’impronta che il Cholo aveva deciso di dare alla gara era stata chiara: solidità e ripartenza. Non per nulla infatti le scelte in attacco erano ricadute su “Le petit diable” e Kevin Gameiro (lasciando in panchina sia Diego Costa che Torres) con il primo utile anche in fase di raccordo tra i reparti e il secondo scomodissimo in fase di contropiede grazie alla sua velocità. A centrocampo Simeone aveva scelto di schierare Koke e Correa sulle fasce con Saul e Thomas centrali di centrocampo, quest’ultimo sarà poi protagonista di una straordinaria partita nel ruolo di terzino destro successivamente all’espulsione di Sime Vrsaljko. Il terzino croato ex Sassuolo invece è stato protagonista in negativo, reo di aver compiuto due falli scomposti nei primi 10 minuti di gara che hanno portato ai due cartellini gialli. Successivamente all’espulsione di Vrsaljko è stata notevole la prestazione di reparto di Godin e Gimenez e insieme a loro di Oblak, elemento fondamentale per le partite dell’Atletico.

La compattezza del 4-4-2 dell’Atletico

Il 4-4-2 messo in campo da Simeone aveva il compito di stringere le maglie verso il centro del campo dove l’Arsenal aveva piazzato tre giocatori molto tecnici come Ramsey-Wilshere-Xhaka con Özil e Wellbeck che agivano anch’essi alle spalle di Lacazette. Al tempo stesso anche in fase offensiva l’Atletico Madrid ha dimostrato più volte quest’anno, soprattutto in Europa League, di saper manovrare velocemente, con tecnica, sfruttando soprattutto i movimenti e le giocate di Griezmann. Il francese anche ieri aveva il compito fondamentale di legare in fase di possesso i vari reparti per poter poi facilitare il possesso dei colchoneros. Sfortunatamente però il piano offensivo di Simeone si è dovuto spegnere al minuto 10, ovvero quando Vrsaljko ha ricevuto il secondo cartellino. Da quel momento in poi l’Atletico ha mostrato l’altra faccia di sé: una faccia fatta di sudore, cuore e fatica.

IL SOLITO COPIONE

Non si può non parlare di occasione sprecata in casa Arsenal. Giocare per più di 80 minuti in superiorità numerica, creando tantissime situazioni pericolose per poi concludere 1-1, deve rappresentare un rimpianto grande per Wenger alla sua ultima partita europea sulla panchina dei Gunners. Il tecnico francese aveva preparato la partita per sviluppare un gioco corale, attaccando con più uomini possibili, cercando di mantenere il possesso del pallone per più tempo possibile. La linea mediana composta da Xhaka, Ramsey e Wilshere permetteva ad Özil di poter cercare il proprio spazio vitale tra le linee, defilandosi e lasciando liberi spazi di inserimento per gli stessi centrocampisti. Wellbeck invece, schierato alle spalle di Lacazette insieme al fantasista tedesco, doveva garantire una maggiore fisicità in area di rigore.

In questo caso Özil si abbassa per giocare e Ramsey diventa trequartista

Dopo l’espulsione di Vrsaljko l’Arsenal ha potuto non solo attaccare con più uomini e maggiore continuità, ma soprattutto ha deciso di aggredire l’Atletico nella propria metà campo, cercando di recuperare il pallone nella trequarti offensiva. Le occasioni da gol, o potenziali, sono state tantissime e solamente la poca cattiveria negli ultimi 25 metri e un superlativo Oblak hanno mantenuto l’Atletico in partita. Alla fine il gol del vantaggio è arrivato proprio grazie ad una pressione alta in zona palla di Nacho Monreal, che dopo aver sbagliato il cross ha subito pressato in avanti il portatore di palla. Il recupero immediato della sfera ha fatto in modo che Wilshere potesse crossare da fondo campo sul secondo palo dove Lacazette è stato il più abile in elevazione.

Il gol del vantaggio dell’Arsenal

Alla fine però, a dieci minuti dal termine, è andato in scena il solito copione: una partita che sembrava fortemente indirizzata si è riaperta. Una grave ingenuità difensiva di tutto il pacchetto arretrato ha permesso a Griezmann di mettere in rete l’1-1 che indirizza fortemente le possibilità di passaggio del turno.

Il pareggio di Griezmann

La difesa dell’Arsenal si fa sorprendere da un lancio in verticale eseguito nella metà campo avversaria e Koscielny invece che correre insieme a Griezmann per contendersi il pallone o quantomeno per disturbarlo, decide di provare ad intervenire giocandosi così il tutto per tutto con una scivolata. Fosse andata a buon fine avrebbe sicuramente tolto il pallone dalla possibilità del francese, in caso contrario invece avrebbe commesso un fallo da espulsione o lasciato piena libertà al numero 7 dell’Atletico. Così è stato e “le petit diable” non ha sbagliato per due volte davanti ad Ospina.

Ancora una volta l’Arsenal ha buttato una partita (e forse una qualificazione) che sembrava essere raggiunta. Ancora una volta i Gunners non hanno saputo compiere quell’ulteriore passo in avanti dal punto di vista del cinismo e della personalità. Ancora una volta abbiamo assistito ad una storia già vista.