I dubbi all’inizio della sfida erano piuttosto leciti: il Barcellona veniva da una settimana di semi baldorie dopo la vittoria della ventiseiesima Liga del club, mentre il Real Madrid, dopo un ritorno di semifinale col Bayern, non aveva sicuramente il certificato medico adeguato per un sfida del genere. E se tuttavia la cornice del Camp Nou per una partita del genere è sempre di quelle memorabili e da record, alla fine il campo ha corrisposto allo spettacolo sulle tribune con quattro gol, un cartellino rosso e tanto agonismo. Il Real Madrid di Zidane è andato in svantaggio due volte e per due volte ha spaventato il Barca di Valverde con un ipotetico controsorpasso, ma alla fine, le marcature di Suarez e Messi da un lato e Ronaldo e Bale dall’altro definiscono un risultato equo. Il Barcellona (e Messi) hanno dimostrato qualcosa in meno rispetto al Madrid nella forma fisica, palesemente meno proteica e con giocatori sul finale sfiniti, eppure, in dieci uomini, i catalani hanno a tratti dominato la squadra che il 26 maggio giocherà la quarta finale di Champions League negli ultimi cinque anni. Il Barca e Sergi Roberto ci hanno messo del loro nello sperperare un equilibrio che probabilmente avrebbe premiato i padroni di casa, ma il copione del match ha recitato altro. I dieci minuti finali da bollino rosso del primo tempo hanno lasciato il Barcellona orfano di Sergi Roberto, stupidamente espulso per un eccesso di foga (gratuita) su Marcelo. Al contrario, il Real Madrid ha avuto un Gareth Bale che non espulso per un evidente fallo orrorifico su Umtiti, è stato in ombra per tutta la partita fino a quando non ha zittito il Camp Nou con un gol da copertina, e di seguito, ha assunto il ruolo di trascinatore per i suoi.

BARCELLONA

Il Barcellona ha già vinto due titoli: una Copa del Rey e la Liga. Per completare una stagione che incredibilmente li ha visti arretrare nella competizione massima europea, a Valverde e soci non restava che terminare l’annata con un’archiviata superiorità sui rivali eterni del Real Madrid. Perchè forti delle voci di inizio anno (Pique dopo la Supercoppa: “In cinque anni mi sento per la prima volta inferiore al Real Madrid”) sono cambiate molte cose, e passando per un 0-3 al Bernabeu a fine dicembre, al Barcellona il 2-2 interno sa quasi di vittoria, o meglio, superiorità. Soprattutto per l’uomo in meno. Il Real ha subito registrato l’assedio del Barca che è passato in vantaggio al 10′ con Suarez, mentre Messi, come al solito divino, ha segnato il raddoppio con un tiro la cui balistica andrebbe studiata nelle università. Di fatto, con l’espulsione del terzino Sergi Roberto, il Barcellona non ha assunto una posizione difensivistica, anzi, ha continuato a giocare come prima: proprio per questo i madridisti hanno trovato più spazi e in generale una maggiore anarchia tattica, dove Pique, in dieci uomini, ha avanzato un contropiede insieme a Messi e Suarez. Tuttavia, già nel primo tempo il Barcellona era un po’ troppo sbilanciato.

Il Barcellona ha tenuto una linea molto alta per tutta la partita. Nel secondo tempo, Valverde ha attirato la difesa del Real provocando almeno tre contropiedi micidiali. Da uno di questi è arrivato il secondo gol di Messi.

Nell’ultimo Clasico di Don Andrès Iniesta, lo stesso canterano ha avuto difficoltà nella ripresa, perchè quando il Real alzava il pressing portando Casemiro, Modric e Benzema ha pressare il centrocampista centrale, chiunque fosse perdeva palla senza poter trovare riferimenti. Così il Real è riuscito a fare breccia più volte nella difesa del Barcellona, molto criticata quest’anno ma che tuttavia mantiene dei numeri solidi e confortanti. Il cinismo del Barca nella creazione dell’opportunità offensiva si è sviluppato soprattutto grazie agli scambi in velocità in mezzo al campo, unico modo per eludere il pressing del Madrid e avanzare pericolosi contropiedi a danno di un avversario spesso troppo sbilanciato nonostante la superiorità numerica. Per quel che riguarda i singoli, inutile confermare la bocciatura di Sergi Roberto per quel rosso inutile e maledetto in un momento in un cui una psicosi bellica aveva contagiato tutti e ventidue i giocatori. Lui ha accusato parecchio.

Messi è stato come al solito deistico e risolutivo, eppure nel finale la stanchezza ha messo il veto su una sua doppietta su un piazzato in contropiede; Suarez ha nuovamente segnato al Real Madrid ed è stato un esempio tecnico perfetto del ruolo di attaccante. Iniesta ha ricevuto una standing ovation meritata e forse un tributo neppure troppo sufficiente per quello che è stato il suo romanzo nelle sfide contro il Real Madrid. Più in generale, il centrocampo blaugrana ha funzionato benissimo, al pari di una difesa non impeccabile ma i cui singoli (Pique su tutti) si sono fatti valere. Perfino Coutinho ha dimostrato di sapersi applicare in difesa, salvo poi dimostrare a tutti perchè è diventato velocemente imprescindibile per gli schemi offensivi di Valverde.

REAL MADRID

Al gol di Suarez dopo dieci minuti si vedevano già alcuni musi lunghi: il Barcellona campione e saturo di festeggiamenti è riuscito ad andare in gol contro la squadra che al momento sentiva più di tutti la partita. Invece, con gran caparbietà, il Real ha trovato dopo 4′ il pari e ha fatto prendere uno spavento ai tifosi di mezzo mondo con l’immagine di Ronaldo che non esulta e si guarda sommessamente il ginocchio. Niente paura, allarme rientrato. Zidane ha creduto da subito nel 4-3-3 dei grandi tempi rispolverando la BBC che non si vedeva da parecchio (3 febbraio, 2-2 contro il Leganes) e lo schema ha funzionato, anche senza Ronaldo. Il portoghese è uscito nella ripresa lasciando spazio a Asensio, in generale troppo goloso di dribbling ma che ha servito un assist da Play Station a Bale, e soprattutto, l’esclusione di Ronnie ha permesso a Marcelo di essere eletto nuovo uomo copertina del Real Madrid.

La condizione fisico-atletica del laterale brasiliano è fuorviante: ieri sera ha iniziato ogni azione pericolosa dei suoi e ha infernalmente fatto pesare a Valverde l’assenza di un terzino che gli si opponesse in contrasto, Perchè nonostante l’ingresso di Semedo e la sua positiva prestazione, il Real ha sfondato sempre la difesa del Barca, che poi rimediava salvificamente con i centimetri dei propri difensori centrali. Asensio ha aggiunto dinamicità e imprevedibilità contro un centrocampo e una difesa che dal 50′ in poi erano definitivamente stanchi, e se non correva il pallone, loro di certo non riuscivano a farlo. Il Real è stato capace di offendere con pazienza e lucidità, e non è un caso che i tiri dei Blancos alla fine siano stati 17  (11 quelli del Barcellona).

Il pressing alto del Real Madrid e la gabbia costruita attorno al portatore di palla del Barcellona.

Il vero cruccio della squadra di Zidane ieri è stata la difesa, troppo solitaria e con molta confusione nei collegamenti con la propria mediana. Nella ripresa Sergio Ramos ha “regalato” almeno tre palloni pericolosissimi a Messi e Rakitic, che intelligentemente avevano alzato il pressing, creandosi quindi un contropiede di addirittura 3 contro 2. L’uomo in più ha ingolosito i Blancos nel portare tanti uomini nella metà campo ospite, anche in fase di parità, e in ben due occasioni è stato bravo Navas a non concedere il vantaggio a Messi e compagni. Se Bale è stato un assente indifendibile nel primo tempo, nella ripresa si è scatenato dopo il gol da urlo, e ha suonato la carica dimostrandosi ancora fresco nonostante la pressione e la stanchezza che comportano una gara di tale livello. In generale, il Real Madrid ha diviso abbastanza equamente il risultato col Barcellona, perchè se da un lato il Real ha fatto più tiri, il Barcellona ogni volta che si è presentato davanti a Navas ha fatto molta più paura dei suoi avversari.

Alla fine, con un equilibrio rotto dopo 46 minuti di gioco, lo spettacolo è stato il meglio che ci si poteva aspettare.