Nella storia del calcio di numeri 9 ne abbiamo visti tantissimi.
Abbiamo visto l’attaccante di profondità, quello di pesantezza. Quello che semplicemente teneva alta la squadra, che poi semplice non era perché quel suo lavoro oscuro dava la possibilità a tutto l’undici titolare di riuscire ad avanzare perfettamente in linea. E di numeri nove ce ne sono in grande quantità e per tutti i gusti.

Infine c’era quella punta che riusciva a concretizzare qualunque azione d’attacco grazie ad un fiuto del gol che lo rendeva davvero unico.

Quando parliamo di Alessandro Matri lo facciamo pensando ad un numero nove che ha scelto di indossare la maglia numero dieci. Non pensiate sia facile.

Oggettivamente al Sassuolo non aveva una pesante eredità da tenere, ma la maglia numero dieci è pesante in ogni caso. E quindi ad un nove che ha scelto di provare la strada del numero dieci c’è solo da fare i complimenti.

FERMO AL LIMITE

Alessandro Matri è tutt’altro che un giocatore normale, ma evitando di cadere nel’ ipocrisia si può parlare di un calciatore che il grande salto effettivamente non l’ha fatto mai.

Si può parlare di un calciatore che è sempre stato “a tanto così” dal diventare un top Player, ma che per un motivo o per un altro si è sempre fermato a tanto così dal riuscirci.

Un giocatore che ha accarezzato la gloria, ma non l’ha mai raggiunta. Sempre al limite tra il successo e il fallimento. Fermo davanti a un salto di qualità che non è mai avvenuto e che ormai non avverrà.

In questo modo Matri ha sempre avvicinato a se il successo, saltando di anno in anno da piccoli club in lotta per non retrocedere a grandi squadre del nostro campionato come Lazio, Juventus e Milan .

IL GIOCATORE

Attaccante piuttosto forte fisicamente, ha trovato la sua dimensione prima di tutto giocando come punta di diamante di squadre mediamente piccole. Grosso di corporatura, anche se negli anni ha aumentato la sua stazza, diventava presto il miglior attaccante di qualunque squadra con cui egli giocasse.

In area di rigore difende il pallone prima di calciare. È ormai una consuetudine che gli avversari del Mitra hanno imparato a prevedere dopo essere stati costretti a rincorrere per lunghi anni. Ed è proprio la corporatura del numero dieci neroverde a renderlo il giocatore che è. Oggi questa è la sua migliore qualità, che permette di raggiungere molto spesso la superiorità numerica in fase offensiva agli emiliani.

UNA VITA IN VACANZA

Così hanno cantato i ragazzi dello Stato Sociale a Sanremo: così ha vissuto il Mitra durante la sua vita. Scoperto dal Milan nel lontano 1996, girovagò in prestito fra Prato, Lumezzane e Pavia, collezionando 92 presenze. Iniziò così a prendere qualche gettone importante che lo avrebbe portato alla futura esperienza sarda.

L’approdo al Cagliari fu il definitivo per il lancio ufficiale: in quattro anni con Max Allegri segnò regolarmente, finendo per diventare il centravanti titolare dei rossoblu ed entrando nella storia del club rossoblu.

Dopo esser stato oscurato da Robert Acquafresca, bomber di razza, è presto diventato il titolarissimo, andando in rete con regolarità. Riuscì persino ad eguagliare il record di Gigi Riva segnando per sette partite di fila.

LA GRANDE CHIAMATA

La chiamata della Juventus è la grande occasione, il treno che passa solo una volta nella vita.

I bianconeri lo acquistano per 18 milioni di euro totali: vincitore da protagonista di uno scudetto con la vecchia signora, mise a segno 27 marcature in meno di settanta partite, segnando una volta ogni quattro.

L’avventura alla Juve sarà il punto più alto della sua carriera, iniziando poi una parabola discendente impensabile solo pochi mesi prima: da protagonista a piccolo personaggio di Serie TV.  Il ritorno al Milan è la sfida più sbagliata dalla sua vita: va in rete una sola volta, nell’incontro perso a Parma per 3-2.

Pagato undici milioni, non inciderà mai davvero, finendo addirittura in lista prestiti.

Iniziando una carambola di prestiti, passerà per Firenze, Genova (rossoblu) e ancora la Juventus. Anche l’avventura con la Lazio finirà malissimo.
In due anni cambierà quattro maglie segnando 15 reti, un ruolino imbarazzante.

UN DIEZ SEMPRE NOVE

L’avventura al Sassuolo la tenta con il dieci sulle spalle. Due anni nei quali riuscirà a segnare solamente 11 volte.

Riuscirà a segnare anche il gol più veloce del campionato, contro il Pescara, dopo solo un minuto.

Anche a Reggio Emilia andrà male.

Oggi Matri non vede il campo da un mese circa e con Beppe Iachini che gli preferisce Babacar e Politano. La sua carriera volge al termine, con il dieci sulle spalle.

Una vita in vacanza con il dieci sulle spalle, più che insolito per un nove a tanto così dalla gloria.