Dopo il trionfo di mercoledì sera la Juve ritrova la felicità conclusiva all’Olimpico di Roma e festeggia un nuovo traguardo: il settimo campionato vinto consecutivamente. Lo zero a zero è bastato alla squadra di Torino per aggiudicarsi quello che forse può definirsi lo Scudetto più complicato, sofferto e indeciso degli ultimi anni di pijatutto bianconeri; al contempo, sull’altra metà campo, la Roma salutava il proprio pubblico soddisfatto e orgoglioso della propria squadra, che per il secondo anno consecutivo giocherà la Champions League senza passare dai preliminari.  I giallorossi hanno finalmente raggiunto un traguardo importante al primo anno di una nuova gestione tecnica, quella difranceschiana, che può vantare un terzo posto alle spalle delle due superpotenze del campionato (Napoli e Juventus) e una semifinale di Champions League persa per la differenza di una sola rete. Le due squadre non hanno sicuramente insistito più di troppo sul risultato, il frutto di uno scialbo 0-0 che non ha mancato di intensità ma che certamente rispecchia quanto visto in campo. Una Juve volenterosa ma non certo col dente avvelenato, una Roma caparbia ma senza la pretesa di dover necessariamente far male all’avversario. Dopo che in settimana il prato dell’Olimpico era già stato il palco di una celebrazione fondamentale per la stagione juventina, l’impianto capitolino regala ancora una volta una gioia a Max Allegri e al suo gruppo, definitivamente il migliore del campionato dopo le critiche e le accuse delle rivali e di certe sponde della critica.

ROMA

A un certo momento della stagione era sembrato un apatico anno di transizione: rischio di eliminazione dalla Champions League e quarto posto di difficile archiviazione. Invece, dopo un tete a tete con Inter e Lazio la Roma è riuscita nell’impresa – personale di Di Francesco e collettiva di un gruppo in cerca di ambizione – di classificarsi come terza forza del campionato italiano in un’annata probabilmente tra le più spettacolari degli ultimi dieci anni.

Il lavoro meticoloso di Di Francesco ha permesso che la Roma si presentasse in tutte le occasioni come una squadra organizzata, compatta e coraggiosa, e anche ieri sera, nonostante l’hype della sfida fosse tutto rivolto verso l’altro undici in campo, la squadra capitolina ha giocato una grande partita contro la migliore squadra d’Italia. Come nel match d’andata la Roma ha pressato la Juve nella propria metà campo, costruendo architravi di cambi gioco e solite sovrapposizioni, senza tuttavia trovare il canale giusto per permettere a Dzeko o El Sharaawy o Nainggolan di trovare la rete. Il ninja è stato il caso della partita, con una prova decisamente sofferta e nervosa, in cui a pochi lampi di genio (quelli in fondo non mancano mai) si sono alternati almeno quattro falli di un’intensità non richiesta. L’espulsione è stata soltanto la consacrazione di una prestazione da dimenticare contro il club verso cui probabilmente prova maggiori rancori.

Dopo il belga nella black list di Di Francesco non sarebbe sbagliato trovare Juan Jesus, più solido del previsto ma comunque imballato da Dybala e Higuain, che spesso gli hanno soffiato il tempo senza trovare troppa resistenza. Per il resto, all’Olimpico i tifosi hanno potuto osservare un grandissimo Lorenzo Pellegrini e un più che ispirato Stephan El Sharaawy, due giocatori che hanno fatto vedere belle cose in tutta la stagione ma che hanno sempre mancato di poco il voto pieno; al coro dei migliori ecco presenti anche Fazio (oramai abile anche nel gioco palla a terra parecchi metri in avanti la sua posizione naturale) e Dzeko, che da anatroccolo goffo e deriso si è evoluto nel più pericoloso terminale offensivo della Roma (48 presenze e 24 reti stagionali).

All’appello ieri sera mancava Manloas, ma forse non ce n’era bisogno. Non erano richieste imprese impossibili.

JUVENTUS

La Juve vince ancora, con merito e una giusta dose di orgoglio. La stagione più difficile della gestione Allegri si conclude con il capo chinato di tutta l’Italia del pallone nel rispetto della prova di forza dei bianconeri, che dopo un periodo terribile (fine aprile) hanno finalmente urlato nuovamente da campioni. Lo 0-0 di ieri sera certifica ancora la volontà della Juve di voler gestire il risultato e di saper essere padroni del proprio destino, una caratteristica che contraddistingue le stagioni di Allegri fin da quando si è appropriato della panchina che era di Conte. Nonostante la prova dell’Olimpico avesse fatto presagire un’ipotetica sconfitta (solo 7 tiri, nemmeno uno in porta) la Juve è riuscita nella gestione di un risultato che non richiedeva neanche un’eccessiva difficoltà e problemi, perchè alla Roma andava bene il pareggio e perchè, essenzialmente, era finalmente tutto come era previsto. In effetti la vittoria del Napoli a Genova aveva lasciato un ultimo spiraglio di miracolo per la vittoria finale dei partenopei ma la Juve, che quest’anno ha sofferto fin troppo pene ed errori inutili, ha deciso che con la precarietà e le indecisioni poteva bastare così. Juventus campione d’Italia e se ne riparla anno prossimo.

Higuain e Dybala ieri a secco, ma gli altri interpreti, i veri geometri del calcio juventino, in campo hanno nuovamente stappato lo champagne. Dougals Costa è entrato al 67′ e ha esordito con due sombreri  e un cambio gioco al volo, Pjanic ha gestito il pressing puntuale di almeno due giocatori della Roma con la maestria e la sicurezza di chi abitualmente fa questo lavoro da anni. Il brasiliano e il bosniaco, insieme ovviamente a buona parte della rosa, sono stati i veri eroi del settimo Scudetto dei bianconeri, sempre presenti nei momenti di difficoltà ma mai in palese affanno durante tutti i dieci mesi della stagione: fenomeni irraggiungibili in campionato, giocatori eccezionali in Champions League. Pure Dybala ieri sera è sembrato in crescita e molto ispirato, e questo forse lo si era già capito mercoledì sera contro il Milan, ma pure l’argentino ha palesato cali di forma e problemi fisico-campistici (dalla posizione alla concentrazione) durante tutto il campionato, e lo stesso Allegri, da saggio comandante, ha deciso che fosse bene lasciarlo in panchina (solo 24 gare da titolare in stagione).

  

La Juventus ha vinto con merito il suo Scudetto riuscendo a gestire, come in tutta la stagione, anche la partita di ieri, e se nell’anno in cui il Napoli ha dato più filo da torcere ai bianconeri Allegri dichiara “Le motivazioni di trovano sempre” allora è propri vero: alla Juve vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. L’unica grande motivazione della Juventus.