Ci risiamo: la vittoria della Premier League sembra sia un’arma a doppio taglio. È il terzo anno di fila in cui la vincitrice del campionato calcistico più importante del mondo porti come conseguenza un anno successivo estremamente deludente. È accaduto con Mourinho, Ranieri ed ora con Conte. Le cause di ciò non possono essere generalizzate, ma per ogni caso ci sono motivi differenti e particolari. Conte è chiaramente al capolinea della sua esperienza al Chelsea, indipendentemente da come andrà a finire la finale di FA cup. L’addio è frutto di una stagione tribolata, deludente, figlia dell’estate, dove l’erronea preparazione ha portato a danni irrimediabili.

ASPETTATIVE MANCATE

Vivere un’estate come quella vissuta da Conte ha del paradossale, se solo si pensa che qualche mese prima aveva portato in cima all’Inghilterra il suo Chelsea. I blues dovevano dominare anche il mercato, provando a sbaragliare la piazza con dei colpi decisivi per puntellare la rosa anche in ottica europea. Mai aspettativa fu così sbagliata. Il mercato ha solo recato danni, e non solo riguardo all’organico ma anche riguardo all’umore della società. Partendo per ordine, Conte aveva delle prerogative: un difensore di livello, un attaccante capace di non far rimpiangere Diego Costa, un esterno difensivo e un vice-Willian.

I nomi scelti da Conte sono stati: Bonucci, Alex Sandro, Lukaku e Barkley. Inoltre gli altri nomi richiesti dal tecnico leccese sono stati Llorente e poi Oxlade-Chamberlain, come jolly tra centrocampo e attacco. Alla fine, l’unico ad essere arrivato è Ross Barkley, attraverso una trattativa ai limiti del comico. Doveva arrivare in estate, ma dopo le visite mediche c’è stato un dietrofront che ha rimandato tutto a gennaio. Nel frattempo sono arrivati: Morata, Rudiger, Drinkwater e Zappacosta. I rapporti tra Conte e la dirigenza del Chelsea hanno iniziato a scricchiolare al momento della cessione di Nemanja Matic ai diretti concorrenti dello United. Una cessione che non era nei piani dell’ex ct dell’Italia e che aveva già sollevato qualche mormorio.

“L’addio di Matic è una grandissima perdita. Lui sa benissimo cosa penso di lui. Questo giocatore per me era importante. E Matic è un ottimo giocatore, un top player che era molto importante per noi. Qualche volta però bisogna accettare questo pazzo mercato e accettare decisioni differenti dalle tue, però Matic resta una grossa perdita”. [conferenza stampa del 9 Agosto]

Arriva così la prima stoccata indirizzata alla dirigenza londinese. Nel frattempo Matic viene sostituito da un giovane dalle belle speranze: Tiemouè Bakayoko, messosi in mostra la stagione precedente con il Monaco campione di Francia. Un acquisto costato ben 40 milioni, cifra dettata immancabilmente da un mercato privo di qualunque ratio. Conte si rende conto di non avere la rosa necessaria per coprire il folto calendario che solo una squadra inglese può avere, così prova a impuntare i piedi per ottenere qualche rincalzo di qualità in più. Non arriva nessun altro e la stagione inizia con risultati poco soddisfacenti.

Il Chels avrebbe potuto rimediare agli errori fatti provando a riempire la rosa nella finestra di mercato invernale. Doveva arrivare un altro esterno, si era ancora parlato di Alex Sandro, ma la trattativa era più che difficile. Doveva arrivare Dzeko ed invece è arrivato Giroud, figlio di un giro di punte sull’asse Borussia Dortmund-Arsenal-Chelsea. Il mancato arrivo di Dzeko e l’acquisto di Emerson Palmieri hanno reso ancora più cupo il mister ex Juve. Lo stesso ha dei dubbi sull’acquisto di un giocatore che, a parole sue, non ha mai visto giocare, dunque perché prenderlo a gennaio?

“Devo essere sincero, non ricordo Emerson: ha giocato solo la scorsa stagione e io non ero in Italia e ha fatto bene con la Roma. Ha avuto un brutto infortunio ma sta recuperando. Non so se è pronto per giocare, ma parliamo di un giocatore di un’altra squadra al momento.” [conferenza stampa del 30 Gennaio]

SITUAZIONE SPOGLIATOIO

L’umore di Conte si riflette anche nei rapporti con i giocatori, con cui ha diversi problemi. C’è Diego Costa su tutti ovviamente, scaricato ormai da tempo ma che continua ad essere nell’organico del Chelsea, aspettando il trasferimento nella sessione invernale. Una situazione del genere non fa che destabilizzare ovviamente tutto lo spogliatoio creando dei malcontenti che si possono espandere a macchia d’olio. Lo spagnolo però non è l’unico della lista: infatti c’è anche David Luiz, il quale manda a quel paese l’allenatore per averlo sostituito durante Chelsea-Roma. Nonostante i malcontenti ed i musi lunghi per un carico di lavoro molto elevato, la squadra difende a spada tratta fino a fine campionato il proprio tecnico. Attualmente però si parla anche di problemi con Eden Hazard, deciso a scaricare l’allenatore dopo la finale di FA cup.

LE CONSEGUENZE TATTICHE

La peculiarità del gioco di Conte è il posizionamento maniacale di ogni giocatore in base alle sue caratteristiche. Il perno fondamentale di ciò è il metronomo della squadra, colui che detta i tempi e l’ampiezza degli undici in campo, il filtro tra difesa e attacco. Il ruolo risiedeva sulla casacca di Matic, andando via lui si è creato un vuoto che Bakayoko non può colmare. I due giocatori sono diametralmente opposti, il serbo ha capacità tecniche e mentali di buon livello, mentre l’ex Monaco è il tipico centrocampista di rottura, tanto fisico e corsa ma con poca tecnica. Queste ultime caratteristiche sono anche quelle di Kante, dunque un’accoppiata tra i due ha decisamente rotto gli equilibri del gioco del tecnico leccese.

Il Chelsea ha perso così il suo gioco, soprattutto in assenza di David Luiz, preda di diversi. L’ex Psg è un libero necessario per Conte, un centrocampista aggiunto in fase di possesso. A sostituirlo è stato il giovane Christensen, gran bella promessa, ma ancora non pronto. La squadra è risultata così schiacciata, in difficoltà con la palla tra i piedi. Conte ha provato anche ad affiancare Fabregas ai due francesi, ma mantenendo la difesa a tre ha portato a ridurre il supporto a Morata.

CAMPIONATO DIVERSO

Ripetere il campionato precedente, con una rosa non ampliata, sarebbe stata un’impresa mastodontica. Probabilmente il Chelsea ha una rosa realmente più ristretta delle altre sue concorrenti ingles: se i blues avessero dovuto giocare solo dentro i confini nazionali allora la rosa sarebbe stata più che adeguata. I risultati dell’anno scorso lo confermano a pieno. Il problema sorge però con gli impegni europei, nei quali la dirigenza nutre delle forti aspettative. Conte non è mai riuscito ad avere successo in Europa, per avere successo ci vorrebbero delle condizioni estremamente favorevoli. Un girone infernale non ha certo risparmiato energie, e questo si è andato a riflettere ovviamente sul campionato, portando a casa dei risultati deludenti figli di una squadra a corto di energie. L’addio di Conte aprirà le porte al prossimo tecnico: chiunque sarà non troverà, come si è visto, una situazione semplice.