No, assolutamente no. Roma non è certo diventata la “città eterna” nel giro di un giorno. È nata secondo il mito da Romolo, si è sviluppata sotto i suoi Imperatori, e col tempo si è permessa di prendere il titolo di perpetua urbe, da sempre e per sempre. Come la città, anche una delle sue squadre di calcio non è certo da meno.

Circa un anno fa la Roma giallorossa era in trepidazione per l’addio al calcio del suo Capitano – eterno, come la città – Francesco Totti, e allo stesso tempo curiosa di scoprire cosa ne sarebbe stato della Roma d.T. (dopo Totti). Via Spalletti e dentro Di Francesco, l’allenatore voluto dal neo direttore sportivo giallorosso Monchi, quella vecchia volpe andalusa che ha reso grande il Siviglia e che è arrivata a Roma con l’intento di regalare un futuro almeno altrettanto roseo.

Una stagione iniziata tra alti e bassi, con un campionato che non è certo nato sotto una buona stella ma che poi si è concluso più che dignitosamente con la qualificazione diretta in Champions, una Coppa Italia persa troppo presto ed oltretutto in casa contro un avversario abbordabile come il Torino, ma con un cammino europeo invidiabile quanto inaspettato. La semifinale col Liverpool è l’orgoglio per ogni romanista, sebbene l’amaro in bocca sia rimasto: rimpianti e rimorsi per una fase centrale del match d’andata che ha quasi totalmente compromesso la qualificazione ad una storica finale, senza dimenticare qualche decisione arbitrale controversa (per usare un eufemismo). Ma quella serata contro il Barcellona difficilmente sarà dimenticata dall’ambiente giallorosso.

Ma adesso da dove ripartire?

CONTINUITÀ

Partiamo da un presupposto. Molto spesso la seconda stagione all’interno di un ciclo va peggio della prima: quando si ha una specie di rifondazione all’interno di un progetto (che sia più o meno totale), capita che per un qualche motivo misterioso si riesca a trovare un’amalgama che permette subito di partire bene, ma la vera difficoltà è quella di riuscire a mettere i tasselli mancanti una volta che si è trovata la quadra.

In parole povere, la Roma ha trovato il suo assetto con Di Francesco giocando con una difesa molto alta e capace di costruire il gioco fin dal suo portiere (Alisson è tecnicamente più valido di diversi centrocampisti della Serie A), con l’idea fissa di riconquistare il pallone attraverso un pressing molto alto, e l’input continuo di verticalizzare in maniera furibonda. Con qualche inciampo, la Roma è riuscita a ritrovarsi e a scoprirsi capace di giocare un calcio abbastanza diverso da quello che proponeva Spalletti, e soprattutto nella parte conclusiva della stagione ha dimostrato di aver trovato anche un’ottima solidità difensiva e una notevole concretezza sotto porta (basti pensare alla partita col Cagliari, dove dietro è riuscita sempre a salvarsi e davanti ha colpito quando doveva farlo).

Di Fra si è conquistato oggi la fiducia in primis dei suoi giocatori e poi della piazza, dunque adesso l’obiettivo per riagguantare le prime due della classe è quello di partire già dal prossimo ritiro estivo con le idee chiare: basta pause durante le partite, basta distrazioni, adesso la Roma conosce a menadito la sua filosofia e può portarla in giro per l’Italia fin dalla prima di campionato.

CALCIOMERCATO MIRATO

Inutile girarci intorno. Molto del futuro giallorosso passerà dal mercato estivo, sia in uscita che in entrata. Già si parla di questo maledetto Fair Play finanziario, che incombe sulla società capitolina come un handicap che fa veramente male a chi vuole competere per il titolo in Italia e per tentare di sorprendere ancora in Europa; di giocatori in vetrina ce ne sono, eccome: Alisson è il prodotto più succulento ed ambito (sarebbe una plusvalenza clamorosa), piacciono tanto anche Pellegrini in Italia – Juve – e Cengiz Ünder – Europa – ma ci sarebbero offerte anche per i senatori Manolas e Strootman. Senza dimenticarsi di Dzeko, già ad un passo dal Chelsea nello scorso mercato invernale.

Qualcuno quasi sicuramente partirà ma si sa, ciò che conta è riuscire a farsi trovare pronti una volta ceduto un pilastro. Monchi è sicuramente uno dei DS più capaci nella compravendita che porta a plusvalenze, basti pensare quanto fatto negli anni a Siviglia: fenomenale a scovare talenti in giro per il mondo e prenderli a prezzi relativamente bassi, per poi rivenderli a cifre astronomiche che farebbero felice qualsiasi presidente. Praticamente fatta per Ante Coric, regista croato che pare il perfetto mix tra Kovacic e Modric, adesso ci sarà da capire come perfezionare la rosa di Di Francesco; non sono molti gli acquisti da fare, ma servirà un qualcosa che permetta all’allenatore abruzzese di avere sufficienti armi per poter esprimere le proprie idee.

Quest’anno servirà davvero un esterno destro da affiancare al giovane Ünder, perché Schick ha dimostrato di essere più utile in altre posizioni del campo, ed il nome caldo pare quello di Politano, conosciuto molto bene da Di Fra e cresciuto nel vivaio giallorosso. Ci sarà anche la necessità di portare a Trigoria alcune “riserve” di livello, o comunque che siano giocatori d’esperienza europea, magari anche over 30 (alla Kolarov per capirsi), oppure continuare sulla scia degli acquisti giovani alla Ünder, alla Schick o, come detto, alla Coric.

Qualche nome è già uscito, finora il più affascinante è quello del chiacchieratissimo Mario Balotelli, non si sa se da affiancare a Schick e quindi al posto di Dzeko, o se come riserva di lusso del bosniaco. Sarà fondamentale puntellare questa rosa non solo per il classico 4-3-3, ma anche prendendo dei giocatori che possano permettere un cambio di modulo, prendendo spunto anche dal 3-4-2-1 visto nella mastodontica impresa contro il Barça.

I soldi per tutto questo non mancano, 90 milioni incassati dalla Champions sono tanti.

CARATTERE

In questa stagione si è sempre rimproverato la Roma di avere una dimensione da squadra di medio-alto livello. Decisamente troppo poco per il valore della squadra giallorossa. Se all’inizio dell’anno Di Francesco faceva molta fatica ad inculcare il suo credo – sia alla squadra che all’ambiente circostante – col tempo si è preso diverse rivincite, facendosi trovare pronto nelle partite decisive ed intraprendendo un cammino europeo che si è concluso ad un passo dalla leggenda. La Roma si è riscoperta grande soltanto nella parte finale di questa stagione, i giocatori hanno pian piano cambiato il proprio sguardo, la propria mentalità, la consapevolezza nei propri mezzi.

La Champions ha dato energie mentali enormi alla Roma, rendendola sicura di sé, capace di qualsiasi impresa e probabilmente ha permesso ai suoi giocatori di rendersi realmente conto delle capacità insite dentro di loro e nel loro mister. Adesso la Roma giallorossa ha veramente fiducia nel progetto costruito da Di Francesco, a differenza di qualche mese fa, quando ancora molti storcevano la bocca davanti alle conferenze stampa e alle parole del pescarese; c’è da applaudirlo, mister Di Fra: alla prima esperienza in una grande d’Italia non ha avuto paura nel percorrere la sua strada, nell’intraprendere un cammino che vedeva pochi seguaci e tanti titubanti, che però col tempo si sono convinti della caparbietà e della sicurezza del caparbio Eusebio.

Il prossimo passo sarà quello di riuscire a far muovere insieme tutto l’ambiente, una volta che questo si è reso conscio delle capacità di questa società, di questa squadra e di colui che guida questi ragazzi. La spinta data dalla cavalcata europea dovrà avere riscontri positivi anche nel prossimo campionato italiano, perché se si è capaci di ingabbiare Messi, Iniesta e compagnia bella, si possono tranquillamente evitare continui scivoloni contro compagini di livello più basso, come accaduto nelle 6 sconfitte casalinghe (un record che durava dal 1971).

Ovviamente c’è un estate davanti, ed una stagione che, dopo l’estenuante Mondiale in Russia, potrebbe rivelarsi più sorprendente del solito. Perchè si sa, Roma non è stata costruita in un giorno.