Trentottesima giornata di spettacolo allo stadio Meazza di San Siro: un bel Milan trionfa per ben 5-1 contro la Fiorentina di Pioli. Rossoneri che chiudono quindi una stagione di alti e bassi con una vittoria che fa ben sperare anche per la prossima stagione, dove sarà doveroso conquistare quella qualificazione Champions League mancata in questa annata. Intanto gli uomini di Gattuso chiudono il campionato al sesto posto,  ritagliandosi anche un breve momento di saluti dopo il triplice fischio. Sorprendente invece il divario tra il risultato finale e il sondaggio svolto da parte dei nostri seguaci sulla piattaforma Instagram: la vittoria del Milan non sembrava così scontata, eppure sul campo è stata tutta un’altra storia… 

MILAN

Milan bello, Milan vincente, Milan promettente. A inizio anno le ambizioni erano alte, ma certi risultati hanno permanentemente modificato il cammino 2017-2018, un cammino in cui dalla grande Europa si è passati a combattere per accedere a quella un po’ meno entusiasmante. Tuttavia il Milan di Gattuso ha iniziato con altrettanti risultati non spettacolari (vedasi il 2-2 a Benevento), ma la voglia erogata dal tecnico ex Pisa è stata convertita dai giocatori in ottime cose. Tanto lavoro e tanta umiltà han fatto sì che il Milan riuscisse a risalire una classifica del tutto particolare quest’anno, ponendo i rossoneri, a una giornata dal termine, nella piazza dove l’Europa League era ufficialmente confermata.

Europa League che non giocherà la Fiorentina, la quale doveva fare pochi conti e pensare solo a vincere abbondantemente per sperare nella coppa internazionale. Ma questo Milan non ha avuto pietà, e nonostante lo svantaggio (che ha svegliato i ragazzi capitanati da Bonucci), il team casalingo ha letteralmente surclassato il nemico. 5 gol per lo spettacolo, 5 gol per il divertimento. Sotto certi aspetti le marcature sono anche un po’ emblematiche per ogni periodo della stagione: la punizione di Hakan, in continua ascesa da ormai due mesi, la doppietta di Cutrone, rivelazione assoluta di quest’anno, il gol di Kalinic, giocatore che doveva esportare la formula del gol partite non come queste, e la gioia di Bonaventura, cuore e gambe di questo Milan da ormai parecchi anni.

Poche le difficoltà affrontate, soprattutto perché il Milan ha ottenuto anche oggi il massimo possibile senza doversi per forza sforzare più di tanto. Giocate scolastiche, invenzioni personali e spirito di altruismo hanno formattato quel punteggio che brillava sul maxi schermo a fine gara. Peccato forse per il gol preso all’inizio, anche se alla fine è stata proprio la rete di Simeone a svegliare i diavoli milanisti. Da segnalare anche l’esordio di un’altra giovane promessa italiana a tinte rossonere, Emanuele Torrasi, sul quale Gattuso crede fortamente in un futuro roseo. E pensare, per chiudere, che questo bel Milan in continua crescita sta riuscendo a fare a meno sempre più di quel giocatore di cui tutti parlavano come fosse l’unico fuoriclasse e il vero trascinatore rossonero, Suso… buoni propositi per il Milan che verrà, dove tutti saranno utili ma (forse) nessuno indispensabile.

FIORENTINA

Per sperare ancora in un posto nella prossima Europa League, alla Fiorentina serviva pressoché un’impresa. La differenza reti dei viola (+12) e dell’Atalanta (+19) imponeva una vittoria con alcuni gol di scarto, sperando in una sconfitta altrettanto ampia dei bergamaschi a Cagliari.

E non si può dire certo che la squadra di Pioli, almeno per la prima frazione di gara, non ci abbia provato. I primi squilli sono arrivati da parte dei rossoneri ma a portarsi avanti è stata proprio la viola, con un contropiede perfettamente orchestrato da Chiesa e finalizzato abilmente da Simeone, alla sua 14ª rete in campionato. Poi la risposta di Çalhanoglu favorita anche da un’incertezza di Sportiello, e da lì in poi è stato blackout. Il Milan, con un giro palla paziente e ben manovrato, ha quasi sempre trovato i varchi giusti per attaccare e il pacchetto arretrato degli ospiti è andato in crisi. Complici, ovviamente, anche il ko di Vitor Hugo e un Pezzella in una delle sue peggiori versioni.

In fase offensiva i viola non hanno prodotto quasi nulla dopo il gol. A centrocampo si è sentita la mancanza di un metronomo come Badelj, a cui né Dabo e Cristoforo (per caratteristiche) né Benassi (volitivo, ma poco preciso e incisivo) hanno saputo sopperire. Impalpabile Saponara: l’ex Milan non è mai stato nel vivo della manovra viola, e quando è stato coinvolto ha quasi sempre mandato in fumo l’azione. Pochi palloni avuti e giocati male. Unici a salvarsi proprio i due attaccanti che hanno confezionato il provvisorio 0-1, Chiesa e Simeone: ultimi ad arrendersi, anche a situazione palesemente compromessa.

Insomma, è stata tutt’altro che una festa l’ultima stagionale della Fiorentina. Ultima di una stagione che, tuttavia, ha lasciato indubbiamente qualche buona base per il futuro. I viola hanno dovuto affrontare questa stagione dopo un’estate densa di cambiamenti: dodici volti nuovi a fronte di dieci partenze, molte delle quali particolarmente pesanti a livello tecnico e carismatico (Borja Valero, Gonzalo Rodriguez, Bernardeschi, Vecino e Ilicic su tutti). Pioli (anche lui, neanche a dirlo, un volto nuovo) ha dovuto ricreare la spina dorsale della squadra e amalgamare tanti giocatori provenienti da realtà molto diverse. Ha avuto bisogno di tempo, ma la Fiorentina che ha concluso il campionato è una squadra che ha identità e valori, e solo 3 punti in meno rispetto alla scorsa stagione. E con un’età media della rosa di poco inferiore ai 25 anni (la più bassa del campionato) si prospetta come una delle realtà più interessanti della prossima. Se le fondamenta gettate verranno rinforzate, vedremo una Fiorentina di nuovo ai piani alti.