Se nella stagione di Salah ogni suo gol sembra l’ultimo definitivo sigillo a un periodo di forma irripetibile, allo stesso tempo fa crescere la magia di un periodo che sembra poter durare per sempre.

Salah è arrivato come un nuovo messia.

Vincere il Pallone d’Oro rappresenterebbe un punto di rottura nell’orizzonte delle nostre certezze. Siamo abituati a celebrare giocatori eccezionali, sotto tutti i punti di vista. Quelli che hanno un rapporto privilegiato col pallone, quelli capaci da soli di fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta con gesti tecnici non umani. Al contrario Salah non può fare quello che vuole con la palla. Perchè è l’intelligenza nelle scelte, è il senso del tempo, il gioco senza palla. Non è il talento che condiziona un sistema ma quello perfetto per migliorarlo.

L’IMPATTO CON LA PREMIER

Per quanto la stagione passata con la Roma fosse stata già fenomenale, nessuno, nemmeno il suo più grande fan nel mondo, poteva aspettarsi un impatto del genere sul campionato inglese. Potevamo però immaginare che il nuovo contesto, con i suoi ritmi alti e gli spazi aperti, avrebbe favorito il suo gioco. Ma questo non basta a giustificare una stagione pazzesca.

Alla Roma Salah era un giocatore che faceva in modo eccezionale alcune cose, ma in modo assolutamente normale altre. Abbiamo apprezzato la forza nel travolgere gli spazi e i movimenti senza palla, ma questi erano bilanciati da alcuni limiti tecnici, ad esempio in fase di finalizzazione. Quindi, prima che iniziasse la stagione con il Liverpool, era tutt’altro che scontato che Salah arrivasse a questo livello in meno di quattro mesi. Se l’egiziano è diventato così influente, è perché il suo gioco si è evoluto diventando più complesso e raffinato. È diventato, grazie al sistema di Klopp, un moltiplicatore di possibilità offensive. Il sistema del Liverpool e il contesto della Premier League lo hanno aiutato a nascondere i suoi difetti, a pensare meno, a giocare poco con la palla tra i piedi e a esaltare il suo istinto negli ultimi metri.

OGNI COSA AL SUO POSTO

“Ci sono momenti nella vita in cui, senza programmarlo, tutto va al suo posto: c’è un momento in cui tutto si incastra”. 

Per Salah l’occasione per rimettere ogni cosa al suo posto è il Mondiale. Dopo l’infortunio nella finale di Champions League la sua presenza non era più così sicura. Ma Salah ci sarà, con il numero dieci sulla schiena, insieme ai suoi compagni per sognare con una Nazione intera.

In pochi mesi Héctor Cúper ha portato l’Egitto in finale di Coppa d’Africa e alla qualificazione al Mondiale che mancava da quasi trent’anni anni. Ha costruito la sua squadra attorno a un 4-2-3-1: una linea difensiva esperta e la forza di due centrocampisti muscolari come Mohamed Elneny e Tarek Hamed. Proprio il centrocampista dell’Arsenal è il giocatore con più responsabilità in squadra in fase di costruzione. Quando dalla difesa non si decide di lanciare direttamente lungo è dai suoi piedi che passa il gioco. Da questa immagine è chiara l’impronta che Cuper ha dato all’Egitto. La squadra si difende con due linee da quattro molto compatte, permettendo ad uno dei tre dietro alla punta (che se tutto va come deve andare, sarà Momo Salah) di agire come secondo attaccante ed occuparsi meno della fase di copertura. L’eventuale assenza del miglior giocatore nell’attaccare le difese avversarie potrebbe pesare molto. Ad oggi l’Egitto non ha sviluppato molte strade alternative per trovare la via del gol. Tutti aspettano Salah, uno che in 57 presenze ha segnato 33 gol e creato 18 assist. Numeri che nessun altro giocatore dell’Egitto può neanche avvicinare.

COSA ANCORA MANCA

“Ora sto meglio. Spero di poter giocare la prima partita in Russia contro l’Uruguay, però questo dipenderà da come mi sentirò quando saremo più vicini al match. L’infortunio di Kiev è stato il peggior momento della mia carriera”. 

La sensazione è che quel maledetto infortunio non può permettersi di rovinare una stagione incredibile. Non doveva succedere ma è successo. Per Salah era la grande occasione, ma non è certo l’ultima. C’è un Mondiale che sta per cominciare e in gioco c’è un cammino con la maglia della propria Nazionale, c’è la voglia di continuare quello che è stato iniziato, e l’idea folle (ma neanche poi così tanto) di giocarsi un posto tra i contendenti al Pallone d’oro. Il fatto che da dieci anni se lo giochino solo Messi e Cristiano Ronaldo, è spiegazione del fatto che spesso il trofeo non va al miglior giocatore della stagione ma segue un criterio più assoluto: al più forte calciatore vivente. È indiscutibile che il rendimento di Salah sia all’altezza di quello di Messi e Ronaldo. Ha segnato 32 gol in Premier League quest’anno, a cui si aggiungono le 10 reti in Champions League.

Salah deve fare ancora un paio di passi, quelli più difficili. Ha bisogno di dimostrare la sua capacità di incidere in partite e contesti di alto livello. Non ha potuto faro in finale di Champions ma potrà farlo, se lo augurano tutti, nei Mondiali in Russia. Barcellona e Real Madrid forse non esisterebbero senza Messi e Ronaldo. Salah non esisterebbe senza il Liverpool. Questo è il principale motivo per cui rimane difficile che possa vincere il Pallone d’Oro, ma anche il miglior motivo per sperare che lo faccia.