Il Chievo Verona è una delle squadre più stereotipate del campionato italiano. Organico solido e continuo da molte stagioni, pochi volti nuovi e tanto, tantissimo pragmatismo. La dimensione dei clivensi negli anni è stata quella di una squadra adagiata sulle poche gioie stagionali che riuscivano a conferire una parvenza di solidità fino al giro di boa del campionato, quando poi i risultati stagnavano fra pareggi e tatticismi e la salvezza acquisiva i connotati di un viaggio a bassa velocità. E proprio il low profile del club veronese si è scontrato nella scorsa stagione con i problemi di un ricambio generazionale e della fine di un ciclo tecnico, che arrivati nello stesso momento, hanno appannato la tranquilla e pacifica dimensione del Chievo. Sotto la gestione di Rolando Maran, arrivato nel 2014 e licenziato a tre giornate dalla fine dello scorso campionato, l’età media nelle varie stagioni è stata di 26,68 (2014/2015), 27,29 (2015/2016), 24,22 (2016/2017), 28,11 (2017/2018): chiaramente, a parte l’unicum di due stagioni fa, il Chievo ha sempre avuto un’età media in crescendo, perennemente nella top three del settore.

Ma questa stagione ha un vento nuovo. C’è qualcosa di diverso nei piani del Chievo Verona che verrà; il solito circolo di veterani e giocatori over 30 sta venendo smantellato lentamente dai rumors di un calciomercato innovativo. Non solo: con un settore giovanile maturato come uno dei migliori in Italia, il vivaio dei clivensi si è affermato definitivamente come una risorsa interna da cui prelevare volti nuovi, creando un ciclo che in altri club come il Milan (Locatelli, Calabria, Donnarumma e Cutrone), la Fiorentina (Chiesa e Bernardeschi) e il Torino (Barreca e Edera) sta funzionando. La rivoluzione parte dai giovani, anche in panchina, con Lorenzo D’Anna confermato tecnico della prossima stagione dopo l’esperienza nel settore giovanile dei gialloblu. Il rinnovamento arriva da dentro.

PRIMAVERA

Il settore giovanile del Chievo negli ultimi anni ha compiuto una maturazione silenziosa, figlia di un cammino non senza trofei e che ha sempre visto i propri organici mettersi in mostra durante le fasi finali delle competizioni. Per undici anni la formazione Primavera del Chievo è arrivata alle fasi finali del campionato di categoria anche vincendo trofei (campione del titolo e vincitore della Supercoppa nel 2014),  oltretutto piazzandosi sempre su livelli prestigiosi e di rilievo. Quello che stupisce, ed è abbastanza clamoroso, è che in prima squadra i protagonisti del vivaio raramente abbiano trovato spazio.

I festeggiamenti della squadra Primavera che nel 2014 ha vinto le fasi finali del Torneo Primavera. Campioni d’Italia.

Sorprendentemente, nell’ultimo campionato Fabio Depaoli è stato promosso definitivamente in prima squadra raggiungendo una quota di 26 presenze in Serie A. E il giovane esterno di Riva del Garda – particolarmente homemade – è l’unico talento prodotto dal settore giovanile del Chievo Verona ad essere approdato in prima squadra stabilmente: in questo senso, l’ultimo ad aver speso un periodo in pianta stabile in Serie A al Bentegodi è stato Lamin Jallow (2 presenze), oggi in prestito dal Chievo al Cesena.

I buoni risultati del settore giovanile devono aver indotto il presidente Campedelli e il Direttore Sportivo Giancarlo Romairone a dare il via a una nuova gestione del tecnica del club. Ottimizzare i prodotti del vivaio non solo in chiave economica ma anche tecnica, con l’approvvigionamento di risorse dal settore giovanile direttamente per l’organico della prima squadra. Depaoli potrebbe essere il primo di una nuova classe di giocatori provenienti dalle selezioni under dei clivensi, nomi come quelli dell’esterno Emmanuel Vignato (già convocato sia da D’Anna che Maran in Serie A senza esordire), del centrocampista centrale Massimo Bertagnoli o dell’ottimo difensore centrale Thadèe Kaleba.

ADDI

Al Bentegodi, dopo un sofferto e martoriato cammino verso la salvezza, saluteranno in tanti. Hetemaj sembra sul piede di partenza, richiesto da molti club, mentre a Massimo Gobbi e Dario Dainelli (76 anni in due) non verrà rinnovato il contratto. Entrambi hanno dato molto al Chievo portando quantità e esperienza in un ambiente sportivo tacito e rilassato, dove insieme ai due ex Fiorentina hanno giocato pure Stefano Sorrentino (39 anni), Alessandro Gamberini (37 anni), Sergio Pellisier (39 anni). Quest’ultimo, il capitano da 130 gol col Chievo, probabilmente rimarrà un altro anno per assistere l’ex compagno D’Anna in panchina, oltre che per offrire ancora qualche zampata in area di rigore, come quest’anno.

Il Chievo non può ancora esuberare tutti gli over 35 che ha visto che perderebbe quasi 6 giocatori titolari (c’è anche il trentacinquenne Bostjan Cesar), ma l’opera di ringiovanimento della rosa è già in atto. L’esplosione di Stepinski (riscattato dal Nantes), i graduali inserimenti di Bani, Jaroszynsky e Depaoli sono una garanzia che l’aria al Bentegodi sta cambiando. La conferma di D’Anna (46 anni) è un altro segnale che la volontà della dirigenza è quella di attivare un nuovo corso che scansi gli stereotipi codificati del vecchio Chievo in favore di un nuovo progetto.

GIOVANI

Non sarà certo uno degli organici più inesperti della categoria, eppure il Chievo della prossima stagione potrebbe sorprendere per l’innovazione in seno alla sua rosa. I molti prestiti under 23 che i clivensi hanno sparso nelle categoria inferiori – dal già citato Jallow del Cesena a Martin Valjent della Ternana – potrebbero rientrare alla base costituendo uno scoglio under su cui lavorare; la crescita progressiva di alcune figure dello scorso campionato del Chievo – il mediano Bastien su tutti – ha certificato come la tranquillità e la cultura del lavoro insiti nel centro sportivo di Bottagisio favoriscano la maturazione di determinati giocatori.

Con una media casalinga di 12’540 spettatori (la sedicesima di tutto il torneo) il Chievo non potrà cambiare la sua dimensione di realtà provinciale di basso profilo, ma può crescere ulteriormente con questo nuovo cambio di prospettiva, con una visione nuova e che parte dagli under. Il precedente corso di Maran è finito con la delusione dell’assenza di risultati e l’evidenza di un peso dolente: quello di un’età media troppo elevata che si è rivelata incompatibile con gli attuali standard del campionato. L’esigenza di una formazione più fresca e giovane passa da essere un obbiettivo societario a un’esigenza di squadra, che prevede, dunque, una consistente variatio in panchina e in campo.