La Colombia di José Pekerman si candida a rivestire il ruolo di possibile sorpresa per Russia 2018. I cafeteros stupirono già nel 2014, quando James Rodriguez trascinò la Seleccion fino ai quarti di finale del mondiale, persi poi contro i brasiliani padroni di casa. Dopo aver disputato un Mondiale e due edizioni della Copa America (in quella del centenario è stato raggiunto il terzo posto) il gruppo del profe ha acquisito esperienza e maturità. Ora, però, la Colombia è chiamata a fare il passo decisivo in più, quello necessario per entrare nella storia. Ma come si presenterà la selezione colombiana alla World Cup russa?

José Pekerman è il direttore tecnico della Nazionale dal 2012, ergo, numerosi giocatori che porterà con sé in terra russa lavorano sotto la sua guida da diversi anni e conoscono bene i dettami strategici richiesti dal tecnico argentino. Il gruppo dei senatori, inoltre, è molto ampio: c’è il capitano Radamel Falcao, Juan Cuadrado, Carlos Bacca, Cristiàn Zapata ed il portiere David Ospina.

GLI INTERPRETI

Il modulo di riferimento della selezione colombiana sarà il 4-2-3-1. In passato Pekerman ha provato anche ad affiancare un’altra punta a Falcao in un 4-4-2, ottenendo, tuttavia, scarsi risultati. Falcao e James Rodriguez sono i giocatori più importanti della Seleccion e – per tale motivazione – vanno dunque inseriti in un contesto tattico che gli possa consentire di rendere al meglio delle proprie possibilità: Falcao come unico puntero e James come trequartista, con la possibilità di svariare su tutto il fronte d’attacco innescando i compagni di reparto o trovando la giocata. Le scelte, per il resto dei titolari, sembrano essere abbastanza esplicite. Ospina a difesa dei pali, Cristian Zapata e Davinson Sànchez come difensori centrali, Arias (in orbita Juve) sarà il laterale di destra. A sinistra, al posto dell’infortunato Fabra (rottura del crociato), ci sarà l’esperto Farid Diaz, terzino della squadra paraguaiana dell’Olimpia. La coppia in mezzo al campo, invece, sarà composta da Carlos Sanchez e Aguilar. Nei tre dietro a Falcao due sono sicuri di avere pronta la maglia da titolare, cioè James e Cuadrado.

Come esterno sinistro nelle qualificazioni ha spesso giocato Cardona, un “falso esterno”, con capacità molto più associative, capace di venire dentro il campo per dialogare con i compagni. Il diez del Boca Juniors, tuttavia, non è stato convocato a causa di una squalifica pesante di 5 turni, per un gesto razzista in un’amichevole dello scorso novembre. Al suo posto avanza prepotentemente la candidatura di Izquierdo, esterno offensivo del Brighton, protagonista di un’ottima stagione. È un’ala molto abile nel creare superiorità numerica, capace nel dribbling e dotata di un’ottima tecnica. L’unico neo? Deve migliorare il suo contributo in fase difensiva.

Un’altra opzione potrebbe essere l’adattamento di Luis Muriel come esterno, un ruolo che in nazionale ha già ricoperto – seppur in modo sporadico. Quindi, essenzialmente, i due dubbi più grandi per Pekerman sono legati alla catena di sinistra.

FASE DI POSSESSO

I cafeteros hanno un’identità e dei principi di gioco molto chiari. Pekerman è stato magistrale nel svilupparli durante i suoi anni da direttore tecnico. La Colombia è una squadra che si sente più a suo agio quando controlla la sfera ed ha una veste prettamente offensiva. Il possesso palla non è prolungato, ma ha lo scopo di far risalire il campo più velocemente possibile al fine di arrivare alla trequarti, dove si scatena la qualità dei quattro interpreti offensivi. L’uscita da dietro è molto indirizzata verso i laterali, ma con l’infortunio di Fabra vedremo sicuramente Arias come protagonista principale, mentre Diaz – se sarà lui il titolare – a sinistra rimarrà sempre un po’ più bloccato. Arias è molto forte sul piano atletico ed è dotato di un’ottima tecnica, ragion per cui ha il compito più difficile, cioè quello di far uscire la palla da dietro e farla arrivare a quelli davanti.

Un’altra soluzione per risalire il campo può essere quella di effettuare dei lanci lunghi direttamente da Ospina o dai due centrali indirizzati verso Falcao, oppure sugli esterni. Falcao appartiene al club degli attaccanti completi, quelli capaci di fare praticamente tutto. Il lancio verso di lui è un’ottima opzione perché il Tigre, nonostante l’altezza, è molto abile nel gioco aereo e fornisce diverse soluzioni.

Quando la palla arriva sulla trequarti, essa ha l’obbligo di passare dai piedi di James Rodriguez. Il diez colombiano è cresciuto molto nel suo primo anno a Monaco di Baviera e con Heynckes è migliorato molto in fase difensiva, un fattore che aiuterà anche la sua nazionale, garantendo l’equilibrio necessario.

James Rodriguez ha un repertorio vastissimo, è lui il costruttore di gioco della Seleccion ed il suo decision making sarà fondamentale per il buon esito delle gare. L’ex-Real Madrid sarà interprete di tante possibili soluzioni: andare in conduzione con la palla al piede provando a creare superiorità numerica sulla trequarti, aprire il gioco verso gli esterni (che stanno sempre molto larghi per sfruttare l’ampiezza) e poi andare al limite per ricevere e concludere, oppure, ancora, cercare degli scambi ravvicinati con Falcao o servirlo direttamente in profondità, con dei passaggi capaci di mettere fuori uso l’intera linea difensiva avversaria.

James, tra l’altro, ha anche notevoli capacità balistiche, quindi la conclusione dalla distanza (che spesso finisce sotto l’incrocio) è un’ulteriore soluzione da aggiungere ad una faretra già ricca. Cuadrado e l’esterno di sinistra, invece, devono sfruttare l’ampiezza del campo, hanno il compito di creare superiorità numerica ed andare al cross. I traversoni da incornare di testa sono il pane quotidiano di Radamel Falcao, ma il nueve colombiano non disdegna neanche i passaggi tesi in mezzo, quelli in cui uno deve solo mettere lo zampino. E lui ce lo mette spesso.

Ecco un esempio della facilità con cui la Colombia riesce a produrre occasioni grazie alle fasce. La partita è Colombia-Brasile, delle qualificazioni. Arias scarica la palla e si getta in sovrapposizione nella zona evidenziata di rosso. James, grazie alle sue qualità, stoppa la palla e gliela restituisce con il tacco. A questo punto il terzino sa già che, in mezzo, Falcao attaccherà l’area di rigore e, così, lo serve con un cross. Falcao supera Casemiro e con un colpo di testa mette alle spalle di Alisson. Semplice no?

FASE DI NON POSSESSO

Quando, invece, la squadra non è in possesso la situazione si complica. È in quel momento che emergono tutte le difficoltà e i limiti dei cafeteros. Zapata e Davinson Sanchez, i due centrali difensivi, marcano gli avversari a uomo ma non danno grosse garanzie, come tutta la linea difensiva della Colombia. Come pregio, però, hanno la velocità ed un’ottima abilità nel colpo di testa. Caratteristiche che gli consentono di colmare le lacune difensive che spesso si manifestano.

I due soffrono molto gli attaccanti che svariano e che non danno punti di riferimento, perché ciò li costringe ad alzarsi e a commettere degli errori di lettura. Mentre, Arias, vista la sua statura, inizia ad accusare diversi problemi quando si trova di fronte degli esterni che riescono a sovrastarlo sul piano fisico e nel gioco aereo.

La difesa della Colombia può commettere errori individuali clamorosi e questo ne è un esempio. La palla arriva direttamente da un rinvio dal fondo del portiere del Venezuela; Zapata è in netto vantaggio: è davanti a Rondon ed è messo bene con il corpo. Il difensore del Milan, però, cerca un appoggio in modo poco convinto verso Ospina e Rondon ne approfitta per rubargli la sfera. L’attaccante venezuelano, poi, non riuscirà a segnare, ma questi sono i pasticci che sono in grado di combinare i difensori colombiani.

In mezzo al campo, il lavoro in fase di schermatura è fondamentale, ed è svolto dalla coppia Carlos SanchezAguilar. I due mediani hanno il compito di riconquistare il pallone e sfruttare le transizioni positive servendo subito i trequartisti. Sanchez (ex Fiorentina) e Aguilar sono infatti due centrocampisti prettamente difensivi, molto bravi nei contrasti e nei duelli aerei (fondamentali per avere il controllo sulle seconde palle).

Un altro limite, questa volta più individuale che tattico, è rappresentato dal portiere. Ospina è un accettabile numero uno tra i pali, ma commette troppo spesso errori di posizionamento sui cross, oppure errori in uscita sulle palle alte.

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Chiaro esempio che la difesa della Colombia non ha proprio le idee chiare in fase di difesa posizionale. Ospina esce sulla palla alta, ma trova di fronte a sé Carlos Sanchez che lo blocca, in più Zapata arriva senza accorgersi di nulla pensando di poter rinviare la palla. Il malinteso tra i tre è grosso e infatti ne esce un grave errore collettivo (gif).

La Colombia, in sintesi, è una squadra che predilige attaccare gli spazi, cercando l’uscita sulle fasce oppure i tagli in profondità di Falcao. È sicuramente un gradino sotto rispetto alle altre nazionali favorite per la vittoria finale (Germania, Brasile, Spagna & company) ma negli scontri diretti se la può giocare con chiunque a viso aperto. Certo, non sarà semplice ripetere le prestazioni del mondiale brasiliano, ma la Seleccion è pronta a stupire, cercando di sfruttare l’ultima chiamata, prima che arrivi la fine di questo ciclo.