Il Messico è senza dubbio la sorpresa di questo Mondiale. Calcio intelligente, di copertura e ripartenza contro squadre più capaci (Germania) o di pensiero e palleggio quando invece si incontrano squadre più abbordabili (Corea del Sud), un modo di giocare che ha fruttato 6 punti in 2 partite alla banda di Osorio. Il 4-3-3 del CT colombiano ha impressionato tutti, con le sue linee perfette e sempre ad una distanza corretta tra loro, con i singoli che interpretano perfettamente il suo volere e con un sentimento patriottico che spinge ogni giocatore a fare probabilmente di più rispetto alle proprie possibilità.

C’è però un giocatore che in campo sembra la trasposizione di colui che è in panchina: Andrés Guardado. Il 31enne centrocampista del Betis Siviglia è il vero e proprio cervello della nazionale messicana, tutte le azioni della Tricolor partono dalla sua mente e di conseguenza dai suoi piedi; sa palleggiare, sa prendere la palla dalla difesa, è capace di accelerare il ritmo o di compassarlo, e non ha alcun problema nell’alternare passaggi di pochi metri a lanci millimetrici. Avere accanto due maratoneti come Herrera e Layun è di grande aiuto per Guardado, ma la tecnica dell’esperto centrocampista è qualcosa di sopraffino.

Pensate che Andrés nasce nell’Atlas e si trasferisce giovanissimo in Spagna, al Deportivo. A soli 21 anni è uno dei terzini sinistri più promettenti della Liga. Avete letto bene, terzino sinistro. Già, nel 2007 Guardado ha grande corsa, un piede mancino fatato e una capacità di calciare da fermo eccezionale, il che lo rende un esterno difensivo completo, sebbene molti pensino che sarebbe un esterno di un centrocampo a 5 perfetto. L’interesse dei grandi club non tarda ad arrivare, ma el chico maravilla (come lo chiamavano in patria) rimane legato – volente o nolente – al Depor fino al 2011-12, quando si ritrova addirittura a giocare in Segunda División dopo la retrocessione nella stagione precedente; Guardado vuole nuove sfide, ormai non è più un ragazzino, e ad acquistarlo sarà un altro club della Liga, il Valencia.

Al Mestalla non esplode: gioca con continuità per una stagione e mezzo, per poi concludere la seconda in Germania, al Bayer Leverkusen dove gioca poco o niente. Rispetto alle aspettative, quella di Guardado sembra una carriera in discesa, la tipica avventura calcistica del giovane americano promettente che però non riesce a confermarsi totalmente in Europa. Invece Andrés si riscopre talentuoso dove mai si sarebbe aspettato: in Olanda; lo compra il PSV Eindhoven, ci scommettono gli olandesi della Philips, ma visto che Guardado non è più quello stantuffo di un tempo sulla fascia sinistra, scelgono di reinventarselo altrove, ossia in mezzo al campo. Un giocatore come lui, che ha tecnica e visione di gioco, secondo Phillip Cocu (allenatore in quella stagione del PSV) può tranquillamente giocare in quella zona di campo. L’ex Barcelona ha ragione, e ha allungato la carriera di Guardado di diverse stagioni. 

Oggi Andrés Guardado gioca al Betis, lo ha espressamente voluto Quique Setién proprio per questo motivo, per la sua proverbiale capacità di gestire il pallone ed i tempi di gioco della propria squadra. E non è un caso che dopo anni di anonimato, il Betis abbia finalmente ritrovato il suo ruolo da protagonista in Liga, tornando alla qualificazione in Europa League dopo tanti anni.

Cocu starà sicuramente ricevendo i ringraziamenti sia di Setién che di Osorio, ma soprattutto il CT colombiano sarà eternamente grato al neo allenatore del Fenerbahce: dal niente il Messico ha trovato l’erede di Rafa Marquez, il capitano storico della Tricolor, che sicuramente era più difensore ma che in nazionale molto spesso ha giocato come riferimento davanti alla linea difensiva. Guardado oggi è il vero metronomo del Messico, e lo dimostrano i numeri: finora sono stati 142 i minuti giocati in due partite, il che dimostra che Osorio sta cercando di gestirlo al meglio, per averlo sempre al top della forma. Il dato più impressionante però è quello relativo ai passaggi riusciti, addirittura l’86,4% dei passaggi totali (peraltro dato praticamente identico a quello che ha in Liga, 86,5%) vanno a segno, a dimostrazione del fatto che Guardado riesce a trovare sempre la soluzione migliore.

Nel calcio variabile del Messico, Guardado ha dimostrato di essere la costante: la sua capacità di verticalizzare ha permesso di lanciare dei contropiedi fulminanti contro la Germania, e sebbene soltanto Lozano sia riuscito a concretizzarne uno (infatti il risultato è stato 1-0), ci sono state svariate occasioni per la Tricolor. Allo stesso modo ha impressionato la tranquillità con la quale Guardado si è andato a prendere ogni pallone dai suoi difensori, il modo in cui ha scelto se palleggiare o se accelerare il ritmo del gioco messicano contro la Corea del Sud, squadra senza dubbio più difensiva e meno intraprendente della Germania.

Oggi il Messico è una delle più belle squadre della Coppa del Mondo, e gran parte dei meriti li ha questo piccolo giocatore che si è riscoperto per caso regista. Da chico maravilla a cerebro de la Tri.