La squadra che più delle altre si rende pericolosa sulle palle inattive, viene colpita, sportivamente parlando, nella stessa maniera. E’ il mondiale più strano e bello di sempre. Capovolgimenti di fronte e di risultato, lotte mentali e virtuali (di classifica) che vengono continuamente aggiornate, azione dopo azione: tutto quello che è successo in questi 90 minuti è difficile da racchiudere in un singolo match.

LA PARTITA

Se da una parte si rende pericoloso Draxler (per i tedeschi), dall’altra Berg prova a risponde tra le righe mantenendo alta la squadra. Il suo compagno di reparto, Toivonen, a metà primo tempo porta in vantaggio i suoi stoppando il pallone di petto per poi colpirlo sotto scavalcando Neuer.

Quello che rimane dubbio, riguardo alla prima frazione, è un contatto in area tedesca. In contropiede, Berg riceve un filtrante da Forsberg che lo mette davanti al portiere: al momento del tiro, però, viene atterrato dal difensore Boateng che facilita l’uscita bassa del portiere Neuer. L’arbitro lascia correre, ma il fallo, rivisto al replay, sembra evidente. E la Var?

Nella ripresa bastano due minuti ai tedeschi per pareggiare i conti. Reus, sul movimento di Gomez che gli apre il varco portandogli di fatto via un difensore, appoggia in rete il momentaneo pareggio nel cuore dell’area avversaria.

Quando all’82° la Germania si ritrova in dieci per un intervento scomposto di Boateng su Berg, che gli costa il cartellino rosso, per i tedeschi sembra quasi finita: risultato che sorride maggiormente ai nordici e 10 contro 11 per i restanti 8 minuti più recupero.

Ma, come si sa, i tedeschi sono più “testardi” e con maggiore qualità tecnica. Nel recupero un tiro di Brandt dai 30 metri, entrato 5 minuti prima per Hector per tentare il tutto per tutto, è terminato sul palo. Partita finita qua? Decisamente no. Al 95’, l’ultimo minuto utile del recupero, da una punizione di Kroos in posizione defilata rispetto alla porta avversaria nasce il vantaggio tedesco: 2-1.

L’esultanza di Kroos, autore della pennellata da punizione che ha regalato, all’ultimo respiro, i tre punti alla sua nazionale

FATTORE PSICOLOGICO

La Germania vince ma, in parte, non convince. Soprattutto dietro, dove viene spesso presa in contropiede. Se l’ago della bilancia della qualità tecnica pende di molto a favore dei ragazzi di Löw, lo stesso lo si può dire per la mentalità vincente creatasi negli anni.

Questa squadra ha sempre dimostrato di saper reggere la tensione

Ha dichiarato lo psicologo della federazione tedesca durante la settimana. E in effetti la nazionale lo ha dimostrato, cambiando in positivo l’atteggiamento della seconda frazione di gioco, che è sembrato totalmente diverso rispetto ai primi 45 minuti.

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Hans-Dieter Hermann, psicologo da 14 anni con la nazionale tedesca, che in questi giorni ha lavorato quanto l’allenatore

Il secondo tempo è stato caratterizzato da una maggiore consapevolezza dei tedeschi che forse, sotto di un goal a zero, con un piede e mezzo fuori dal mondiale, hanno tentato il tutto per tutto. Lo dimostrano i numeri: dai 5 tiri del primo tempo (con 1 conclusione soltanto nello specchio della porta) fino alle 11 conclusioni della ripresa (con 4 tiri in porta), così come le punizioni battute dai tedeschi, dove da 2 si è passati a 13.

LA CHIAVE TATTICA

Più che creare il gioco, la Svezia vuole spezzare quello altrui. E’ l’umiltà di chi riconosce di essere inferiore e non si scompone provando a fare la partita. Come da pronostico, gli svedesi hanno avuto un atteggiamento a trazione posteriore. Werner, schierato come punta titolare da Löw, ha facilitato i compiti difensivi, che con un centravanti veloce i centrali svedesi hanno avuto meno difficoltà rispetto all’ingresso nel secondo tempo di Mario Gomez, che con la sua fisicità poteva contrastare almeno in altezza i giocatori gialloblu (e i numerosi colpi di testa presi dalla punta tedesca sui calci piazzati ne sono la prova).

Questi sono momenti per i quali si vive. Attimi per i quali hai lavorato un’intera carriera. E’ bello, eccitante poter giocare partite così. Sappiamo come mettere in difficoltà la Germania. Loro avranno di più il pallone quindi noi dovremo difenderci e poi partire in contropiede

Diceva alla vigilia il Ct svedese Jan Andersson. Quello della Svezia è stato un brutto calcio? I più deboli, a livello tattico, hanno un non meno sacrosanto diritto a difendersi e a mettere in tavola la tattica, il pane dei poveri. Se oggi prendi una formazione di ponderosa fisicità e la indottrini tatticamente come si deve, puoi incartare anche i campioni del mondo, o quasi.

LA SITUAZIONE

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Dopo la vittoria convincente sia nel risultato che nella prestazione del Messico contro la Corea del Sud per 2-1, ugual risultato di Germania-Svezia, la classifica del girone F si ritrova così: Messico 6 punti, Svezia e Germania 3, Corea del Sud 0. La prossima giornata vedrà la capolista del gruppo impegnata contro la Svezia, mentre i campioni del mondo nella facile, almeno sulla carta (questo mondiale sta nascondendo troppe insidie…), partita con il fanalino di coda. Se con qualsiasi risultato i ragazzi del Ct Osorio sono agli ottavi, per Germania e Svezia il discorso è diverso: i tedeschi devono battere la Costa Rica e sperare che la Svezia non faccia lo stesso con il Messico; gli svedesi, invece, per qualificarsi devono battere il Messico per essere padroni del proprio destino, oppure sperare che la Germania non vinca contro l’ultima del girone.