Nel mondiale delle sorprese, degli outsider e degli psicodrammi, l’Inghilterra vince a modo suo la propria paura. Non è una novità che i creatori del football abbiano spesso sorpreso in negativo quando il vento spinge dalla sua parte. Basta tornare a 2 anni fa quando furono incredibilmente ribaltati dagli underdogs islandesi. Si potrebbe anche spingere la macchina del tempo più in là verso il 2006 o il funesto 1998 del golden boy Michael Owen e dello spettacolo di Argentina-Inghilterra. Si potrebbe andare ancora più avanti fino alle notti magiche di Italia ’90. Tutto parte da lì, allo Stadio delle Alpi di Torino è iniziata la maledizione dei rigori.

The fate ha colpito la squadra di Sua Maestà per ben 28 anni con l’arma più beffarda che possa esistere dopo il golden gol: il penalty. Per ben 6 volte (1990-1996-1998-2004-2006-2012) l’inglese ha visto il suo sogno frantumarsi sul dischetto degli 11 metri. Dopo ben 28 anni gli albionici hanno riscosso il proprio credito verso il fato con una vittoria proprio dal dischetto contro la Colombia.

LOTTA GRECO-ROMANA

Tra paure e tatticismi, la partita è estremamente bloccata. L’Inghilterra non si scopre, evita di sbilanciarsi e si affida al solito asse Kane-Trippier per provare a portarsi in vantaggio. Infatti l’unica azione degna di nota nella prima frazione di gioco è un colpo di testa di Kane su cross di Trippier. Un’azione alla base della tattica inglese: lasciare spazio all’esterno per il cross creando confusione nella marcatura con un altro compagno al centro. In questo caso c’è Lingard sulla linea laterale che ha 2 possibilità: servire il centro (Sterling) rischiando che il marcatore vanifichi tutto oppure passarla sulla corsa all’esterno in arrivo (Trippier). Il baby-fenomeno dello United opta per la seconda opzione: Trippier scappa via a Quintero e prende tempo a Barrios che era in marcatura su Sterling.

Arrivato sul fondo, il giocatore degli Spurs fa la cosa più naturale in assoluto: servire l’uragano dell’area che nel frattempo sta provando a divincolarsi da Mina. Il colpo di testa non va a buon vine poiché l’attaccante inglese arriva in ritardo sul pallone. Ma attenzione alla seconda possibilità che aveva Trippier ovvero scaricare al centro per Sterling (fuori dal riquadro). Sarebbe stata una forzatura tattica che comunque non va sottovalutata dato che l’ex Liverpool era tutto solo.

Il gol alla fine arriva all’inizio del secondo tempo. La partita è sempre stata dura, data la posta in palio, con molte marcature al limite della legalità. Chi ha però superato il limite è Carlos Sanchez. Ancora una volta l’ex centrocampista della Fiorentina pugnala alle spalle la propria nazionale. In questo caso, sugli sviluppi di un corner il colombiano si allaccia a Kane e non lo molla portandolo fino al suolo. Un placcaggio ingenuo che costa un rigore ai Cafeteros. Da notare però gli spostamenti degli inglesi che offrono più soluzioni per il corner: in 3 vanno verso il secondo palo, in 2 puntano il centro dell’area e poi c’è Sterling sul primo. Kane non sbaglia dagli undici metri facendo presagire che almeno per il momento che la maledizione dei rigori stesse svanendo.

PERDERSI IN UN BICCHIERE DI CAFFÈ

Il destino però sembrava volesse ancora una volta tendere una trappola a Sua Maestà. Mina pareggia all’ultimo secondo strozzando l’urlo di gioia dei tre leoni. La colpa però è in larga parte degli inglesi che lasciano libero il giocatore più pericoloso dei Cafeteros. Il nuovo difensore del Barça ha già colpito in 2 occasioni in altrettante partite giocate. Lo spostamento in area è totalmente diverso rispetto all’azione che ha portato l’Inghilterra in vantaggio: tutti i colombiani vanno verso il centro per tentare l’ultima mischia disperata. Sanchez e Mina partono indisturbati.

Henderson ed Ashley Young restano a marcare Muriel, Dier perde Falcao e prova a buttarsi verso il pallone ma ormai Mina è libero. Il colombiano svetta su tutti e batte Pickford rimandando tutto ai supplementari.

Nei 30 minuti extra non succede molto. La Colombia serra le fila provando a trascinarsi fino ai rigori. L’Inghilterra ci prova più volte senza alcun risultato. Si ripete ancora una volta lo schema per l’esterno di fascia. Lingard scarica su Henderson mentre Rose parte alle spalle di un disattento Cuadrado. Nel frattempo in area si posizionano già per l’eventuale cross: Vardy, Kane e Trippier si allineano per favorire la pluralità di scelte per l’esterno.

Henderson lancia verso il fondo il treno Rose che brucia Barrios ed Uribe che lasciano una prateria tra di loro. La linea per il cross persiste ma alla fine Rose tenta la soluzione personale mancando per poco l’appuntamento con il gol.

THE END OF THE STREAK

Si arriva ai fatidici rigori: Kane, Falcao, Cuadrado, Rashford e Muriel non sbagliano. Henderson però è il primo a sbagliare facendo concretizzare ancora di più la paura inglese per gli undici metri. Uribe rimette tutto in gioco beccando la traversa con un missile terra-aria. Trippier fa il suo spedendo il pallone sotto l’incrocio. Bacca non ha la stessa fortuna poiché viene ipnotizzato da Pickford che con la mano richiamo spedisce il pallone fuori dallo specchio. Dier insacca e saluta la legge dei grandi numeri, proprio lui che non ha mai calciato un rigore. Forse c’era bisogno di qualcosa di paranormale per battere il destino.

L’Inghilterra abbatte così il primo ostacolo tornando ai quarti dopo 3 edizioni. I granitici svedesi sono lì ad attenderli. Attenzione a sottovalutarli poiché ai quarti non ci si arriva per caso, soprattutto sei fai della fisicità e del catenaccio il tuo credo. L’Inghilterra ha le capacità per trovare l’antidoto contro gli scandinavi per portarsi in semifinale come nel ’90, l’anno in cui tutto era cominciato.