Il bello del mondiale è anche questo. Bello vedere i più grandi fenomeni del mondo, le nazionali che più che squadre sembrano corazzate, le speranze di un paese di portare a casa quel trofeo che ogni bambino che ama il calcio sogna di toccare con mano. Ma è altrettanto bello scoprire talenti, conoscere giocatori fino a quel momento sconosciuti, anche delle nazionali più improbabili; e come ogni mondiale, anche Russia 2018 ha regalato i suoi giocatori da tener d’occhio, di quelli che fino a ieri nemmeno ne notavi l’esistenza. Proprio dal mondiale che ha mostrato un livello medio notevolmente cresciuto, abbiamo tirato fuori una top 11: non ci saranno i vari Modric e Cristiano Ronaldo, i Messi e gli Hazard, ma ci sono tanti nomi che potrebbero diventare protagonisti del mercato, o forse rimanere semplici fuochi di paglia. Ma sono quei fuochi di paglia che ci rimangono nel cuore, perché i nomi che escono solo al mondiale saranno romantici per sempre.

PORTIERE – Hyeon Woo JO, C0rea del Sud (1991 – Daegu FC)

Sorprendente. Lo è stato per i coreani che se lo sono ritrovati titolare, lo è stato per i tedeschi che lo hanno affrontato, ma lo è stato per tutti coloro che hanno osservato il girone degli asiatici: sempre presente tra i pali, sicuro nelle uscite basse e nelle uscite alte, e relativamente capace anche con la gestione del pallone tra i piedi. Jo ha 27 anni da compiere, gioca in Corea, ma ha delle doti sulle quali si potrebbe lavorare: presumendo che la scuola dei portieri coreana non sia delle più rinomate, scommettere su un portiere che ha nel look un’enorme somiglianza con il cartone animato “Picchiarello” potrebbe essere interessante. Datelo in mano ad un preparatore dei portieri che gli insegni i fondamentali, e può uscirne un signor portiere.

TERZINO SINISTRO – Ludwig AUGUSTINSSON, Svezia (1994 – Werder Brema)

Gli italiani lo ricordano bene per essere stato uno degli artefici del disastro nazionale calcistico. Non è una scoperta, per carità, ma il mancino del Werder Brema si è contraddistinto per capacità difensiva – ottimo terzino per la solida Svezia – ma anche per una dignitosissima fase di spinta, e non a caso si è anche tolto la soddisfazione di segnare un gol in questo Mondiale. Fisico roccioso, intelligenza tattica, buona tecnica: vista la carenza in giro per l’Europa di terzini, Augustinsson può fare al caso di tanti club europei di medio-alto livello, e anche l’eventuale costo del cartellino non supererebbe i 7-8 milioni.

DIFENSORE CENTRALE – Nikola MILENKOVIC, Serbia (1997 – Fiorentina)

Verrebbe da dire “segnatevi questo nome”, ma probabilmente arriviamo troppo tardi. Dopo una buonissima seconda parte di stagione alla Fiorentina – un po’ come centrale, un po’ come terzino, a dimostrazione della sua duttilità – si è guadagnato la convocazione del CT Krstajic con la nazionale serba: un premio per l’ottimo lavoro hanno pensato in molti, invece no. Milenkovic è diventato il centrale di riferimento della Serbia, a tal punto che nei vari cambi che hanno toccato il reparto difensivo, lui non è mai stato spostato dalla sua posizione. Ha senso della posizione, è roccioso in marcatura e sta limando anche la sua tecnica, senza dimenticare una discreta velocità a dispetto dei suoi 195 centimetri: e se già la Juventus e l’Atletico Madrid gli hanno messo gli occhi addosso, un motivo ci sarà. Per qualità in relazione all’età è uno dei migliori prospetti visti in questo mondiale, ma la Fiorentina già chiede almeno 30-35 milioni di euro, in attesa che il prezzo possa salire ancora.

DIFENSORE CENTRALE – Dedryck BOYATA, Belgio (1990 – Celtic)

Capitolo “usato sicuro”. Un passato al City dei primi anni dello sceicco, un futuro apparentemente roseo ma che poi non si è mai manifestato fino in fondo; tanti prestiti, tante occasioni e tanti giri per l’Europa: al Celtic ormai da tre stagioni si è conquistato la convocazione convincendo il CT Martinez, che non ha avuto nessun problema a schierarlo nelle prime tre partite nel momento in cui si è infortunato – strano – Vincent Kompany. 188 centimetri, fisico statuario e capace di giocare in una retroguardia a 4 o a 3, come quella del Belgio, interpretando perfettamente il ruolo di playmaker basso e guida del reparto. Probabilmente meriterebbe una chance più grande rispetto alla Scottish Premier League, e chissà che non possa essersela conquistata a 27 anni grazie ad un buon mondiale. Che, peraltro, deve ancora finire per lui ed i suoi compagni.

TERZINO DESTRO – Luis ADVINCULA, Perù (1990 – Tigres)

Un peperino, uno stantuffo che fa su e giù per 90′ sulla fascia destra. Il classico terzino sudamericano che spinge come un forsennato e che ha dalla sua anche un buon livello tecnico che gli permette di crossare o addirittura di concludere in porta: nella breve parentesi del Perù in questo mondiale, il terzino del Tigres ha dimostrato di essere un profilo interessante anche per i campionati europei. Lo vediamo molto adatto ad un campionato come quello spagnolo, dove i terzini tendono ad occuparsi tanto della fase offensiva, permettendosi di tralasciare quella difensiva. Motivo per il quale probabilmente farebbe molta più fatica in Italia. Qualcuno in Perù lo aveva accostato addirittura al Real Madrid, noi stentiamo a crederci ma non ci sorprenderemmo se a 28 anni riuscisse a trovare un posto in una squadra del vecchio continente.

MEDIANO – Aaron MOOY, Australia (1990 – Huddersfield Town)

Gli amanti della Premier League non si sorprenderanno minimamente. Il prototipo del centrocampista da calcio inglese: grande corsa, ordine geometrico nella gestione del pallone, senza disdegnare inserimenti e lanci millimetrici, tutto questo è il 28enne centrocampista australiano di origini olandesi. Un passato nel Melbourne City e l’acquisto di una società importante come il Manchester City, quest’anno lo ha passato all’Huddersfield rendendosi protagonista della storica salvezza ottenuta dai Terriers. Mooy si è dimostrato uno dei migliori giocatori di quest’Australia che sembra non essere più quella nazionale ostica di qualche anno fa, ma il calvo centrocampista può essere un nome da tener d’occhio per le squadre inglesi che ambiscono ad una qualificazione europea.

INTERNO DESTRO – Gaku SHIBASAKI, Giappone (1992 – Getafe)

Signore e signori, ci siamo innamorati. Questo centrocampista proveniente dal Sol Levante ha preso i nostri cuori, perché non è il classico geometra precisino che ti aspetti dal mondo nipponico, Shibasaki è molto ma molto di più: è silenzioso in campo, a tratti non lo vedi, ma alla fine la palla tra i piedi gli arriva sempre, sa in ogni momento a chi darla e in che modo darla, mostrando una capacità sublime di imbucare palloni per i suoi compagni del reparto offensivo. 26 anni, da due in Spagna, prima in Segunda al Tenerife ed oggi in Liga al Getafe, dove già ha fatto vedere le sue doti e si è pure tolto lo sfizio di segnare al Barcelona. Shibasaki è quel giocatore che non vedi, ma più guardi la sua squadra e più cominci a conoscerlo, ad interessarti a lui, fino ad innamorartene. Gaku vieni in Italia, per favore.

INTERNO SINISTRO – Roman ZOBNIN, Russia (1994 – Spartak Mosca)

Non lo abbiamo messo per rendere omaggio alla Madre Patria Russia che sta ospitando il mondiale, ma perché in questa squadra abbiamo bisogno dell’interditore che recuperi palla e la rigiochi immediatamente ai costruttori di gioco. Questo è Roman Zobnin, uomo ovunque del CT Cherchesov, che mai ha rinunciato a lui in quanto dinamite allo stato puro: lo trovavi ovunque, in ogni momento della partita, che fosse il 1′ o il 120′, e la lucidità nel recuperare palla e nel servirla ai compagni era praticamente la stessa. Ha dovuto recuperare da un brutto infortunio al crociato, ha lottato e si è ripreso il posto da titolare nello Spartak Mosca di Carrera, fino a conquistarsi la titolarità in nazionale: tutti stanno ammirando il talento di Golovin e la crescita di Cheryshev, ma con una cifra tra i 7 e gli 8 milioni ti puoi prendere un centrocampista di ottimo livello.

ESTERNO DESTRO – André CARRILLO, Perù (1991 – Benfica)

Il nome è noto, le qualità del giocatore altrettanto. Carrillo ha fatto un campionato discreto quest’anno al Watford, ma per il momento è rientrato alla casa base, ossia al Benfica, ma in questo mondiale ha messo in luce la sua velocità supersonica e la sua tecnica di notevole fattura: il Perù ha strappato nell’ultimo match la vittoria grazie ad un suo gol, ma sono stati proprio i suoi dribbling e i suoi strappi devastanti ad aver impressionato gli addetti ai lavori. Non è più un ragazzino, perché a 27 anni ormai non lo sei più, ma se il Benfica non dovesse essere interessato a tenerlo ancora a Lisbona, potrebbe essere davvero un’ottima occasione per quelle squadre che cercano il classico giocatore che ti crea la superiorità numerica. Unico neo la mancanza di continuità di prestazione, ma se riuscisse a trovare una piazza che lo coccola e che lo esalta, potrebbe diventare un colpo niente male.

ESTERNO SINISTRO – Ismaila SARR, Senegal (1998 – Rennes)

Il più giovane della nostra squadra, ma probabilmente anche uno dei più costosi: chi conosce il calcio francese non troverà niente di nuovo, ma l’esterno senegalese ha mostrato doti atletiche spaventose, una velocità che ha messo in imbarazzo tutti i terzini destri del girone H, nonostante i soli 2o anni. Sarr già è un giocatore molto costoso, pagato 17 milioni di euro dal Rennes per averlo dal Metz, ma è un talento da plasmare e da forgiare, uno di quei potenziali che fanno paura per quanto sono forti; ricorda Ousmane Dembelé, probabilmente meno tecnico ma sicuramente più potente e forse anche più veloce nella lunga distanza. Se lo si riesce a crescere ancora dal punto di vista tecnico può diventare devastante, soprattutto se gioca in una squadra che sfrutta particolarmente gli ampi spazi lasciati dagli avversari. Ce lo saremmo voluto gustare di più, ma la maledetta regola del Fair Play che ha estromesso il Senegal dal mondiale ci ha privato di questo godimento.

ATTACCANTE – Youssef EN-NESYRI, Marocco (1997 – Malaga)

Non abbiamo capito il perché, ma Renard non lo ha praticamente mai schierato, preferendogli Boutaib. Il giovane attaccante del Malaga ha un potenziale notevole, visto che dispone di un fisico statuario (188 cm) che riesce ad abbinare ad una velocità niente male per una mole del genere, e ad una capacità di vedere la porta che non è indifferente per un attaccante. Non sappiamo ancora se gli andalusi punteranno su di lui per cercare di risalire velocemente in Liga, o se lo sfrutteranno per mettere in cassa qualche milione, ma il buon Youssef sarebbe un profilo interessante sul quale puntare, magari per una squadra che non ha un budget particolarmente ampio e deve affidarsi ad una scommessa. Che in 18′ giocati in questo mondiale, ha segnato un gol, e guarda un po’ il segno del destino, alla Spagna.

E qui ve la schieriamo in campo. Saremmo riusciti a superare almeno i gironi?