Alcuni lo ricordano per il bagaglio tecnico, altri per le sue questioni, più dovute che volute, extra-campo. È Francesco Acerbi, il calciatore che ha il pregio – o il difetto, dipende dai punti di vista – di aver scritto pagine di storia che possono essere d’esempio a tanti ragazzi come lui. Per ricordare basta aver memoria, per dimenticare bisognerebbe non aver cuore.

LE MOLTEPLICI CARRIERE

Nato e cresciuto calcisticamente nel Pavia, il difensore con la passione di fare l’attaccante nel mito di Weah gira varie squadre in prestito nelle leghe minori per formarsi: dal Renate allo Spezia, passando per la Triestina.

Fino a quando, nel 2010, viene comprato dalla Reggina e dal Genoa in comproprietà. Neanche il tempo di debuttare in maglia rossoblù che viene nuovamente girato in prestito al Chievo. La sua è una vita movimentata, di ruolo fa il difensore centrale ma è come se corresse quanto un terzino, sempre di fretta, sempre una nuova avventura.
E così, l’anno successivo, approda al Milan, la squadra di cui è tifoso. Con i rossoneri non riesce ad imporsi – solo sei presenze -, e a fine stagione, dopo essere tornato nuovamente al Chievo per concludere l’annata 2012-2013, approda al club di Squinzi.

Qui il centrale si ritrova catapultato in un mondo non famigliare. La partita non si gioca più su un rettangolo verde, l’avversario è solo uno ma sembra fortissimo, e per sconfiggerlo i suoi compagni di squadra non indossano la maglia neroverde, ma il camice. È il 14 luglio del 2013 e ad Acerbi, mentre sta svolgendo le visite mediche con il Sassuolo, viene diagnosticato un tumore al testicolo. Pochi giorni dopo, il classe 1988 si opera all’ospedale San Raffaele di Milano, per poi tornare regolarmente in campo a metà settembre. L’aver sconfitto questo tumore sembra un suo tipico goal, una di quelle zuccate potenti da calcio d’angolo. Per sua sfortuna, però, metaforicamente il goal viene annullato per fuorigioco. È ritornato il male, come se fosse il secondo tempo di una lunga partita. Per altri 6 mesi nessun attaccante tosto da portare lontano dall’area, nessuna marcatura preventiva. Si esce dallo stadio e si ritorna tra le mura già conosciute: altro ciclo di cure per debellarla, questa volta però, in maniera definitiva.

Ed è una vittoria, per lui che ritorna in campo e per il Sassuolo, che trova in Acerbi un pilastro difensivo per le successive stagioni.
Con il club emiliano in cinque anni totalizza 153 presenze, realizzando anche 11 goal. Finalmente un po’ di equilibrio, dove cresce e fa crescere la difesa neroverde.

Dopo 274 presenze complessive, la sua carriera proseguirà alla Lazio, che ha puntato su di lui per sostituire il partente De Vrij.

BACHECA TROFEI

La solidarietà di amici, compagni e club, il miglior antidoto verso il tumore

Tanti club, parecchie partite giocate e molta esperienza accumulata. La bacheca dei trofei, però, sembra vuota: ma in 12 anni di onorata carriera tutto ciò è possibile? Si, ma dipende dalle priorità: il 2-1 al 90’ contro il tumore sembra valere la coppa più importante, quella della rinascita, sia sotto il punto di vista umano che tecnico.

TECNICAMENTE PARLANDO

Acerbi è un centrale difensivo che gioca soprattutto anticipando le mosse dell’attaccante avversario. E’ un leader, non per questo “cattivo” in campo: i suoi tackle sono quasi sempre tutti puliti. Per caratteristiche tecniche, e con le dovute proporzioni, ricorda Alessandro Nesta, bandiera dei rossoneri.

Se al Milan, all’età di 24 anni, Acerbi si sentiva già arrivato, nel tempo ha capito la vera importanza del lavoro e dell’abnegazione. L’ha imparato soprattutto al Sassuolo, trasformandosi in una spugna e assorbendo tutti i consigli dell’allora allenatore Di Francesco, che ritroverà il prossimo anno contro nel derby della capitale.

Una nuova sfida per lui, l’ennesima. Il tumore è solo un brutto ricordo. Per ricordare basta aver memoria, per dimenticare bisognerebbe non aver cuore.