Uno è brasiliano, l’altro è spagnolo; il più giovane è considerato leggermente meno tecnico del primogenito, ma entrambi con il calcio nel sangue, a partire dal padre Mazinho, che in Italia ricordiamo con la maglia della Fiorentina. Stiamo parlando di Rafinha e Thiago Alcantara: stessa passione fin da bambini, ambedue che ricoprono un ruolo abbastanza simile ed entrambi, tutt’ora, argomenti principali delle voci di calciomercato; quando il calcio è questione di famiglia…

PASSATO

Nato calcisticamente nel Barcellona, Thiago si è imposto nel calcio internazionale soprattutto nel Bayern Monaco, che l’ha comprato nel 2013 per 20 milioni – più 5 di bonus -. In terra tedesca lo spagnolo ha totalizzato in cinque stagioni 96 presenze, realizzando 12 reti. Poche le partite giocate per un calciatore del suo calibro, che all’occorrenza può ricoprire più ruoli: venuto al mondo del calcio come centrocampista centrale, Thiago ha anche ricoperto la posizione di trequartista, finendo come mediano durante quest’ultima stagione.

Non sono fratelli gemelli – anche se a primo impatto la somiglianza tra i due è abbastanza nota -, eppure entrambi hanno avuto una carriera segnata da alcuni infortuni che non hanno permesso ai giocatori stessi di potersi esprimere con continuità. Questo è il caso soprattutto di Rafinha Alcantara. Svezzato calcisticamente nel Barcellona, il brasiliano ha avuto meno fortuna – la frattura del menisco della stagione 2016/17 ha ricadute tutt’ora – e ha dimostrato meno qualità del fratello, finendo spesso in prestito: al Celta Vigo nel 2014 e all’Inter da gennaio della scorsa stagione.

C’è da dire, per entrambi, che la concorrenza è stata di altissimo livello: se lo spagnolo negli anni si è dovuto lottare il posto con Schweinsteiger, Kroos, Vidal e Tolisso, per il brasiliano scalare le gerarchie non è stato da meno, anzi: Xavi, Fabregas, Iniesta e Rakitic nel tempo hanno oscurato Rafinha, che addirittura per due anni, dal 2011 al 2013, non ha messo piede in campo neppure per uno scampolo di partita – ma all’epoca era poco meno che ventenne .

FUTURO

Quello che è stato, è stato. Ora bisogna guardare al presente e soprattutto al futuro, perché i due figli d’arte sono nel pieno della loro maturità calcistica – rispettivamente 25 e 27 anni -, e possono dimostrare ancora di avere quelle prerogative che manifestavano già da piccoli: qualità di palleggio, quantità sotto forma di presenza fisica e, soprattutto, qualità in quantità.

Thiago quest’anno calcistico appena concluso è stato utilizzato meno rispetto alle precedenti stagioni – 19 contro 27 le presenze -, merito delle prestazioni in crescendo di Tolisso al quale è stato dato sempre più spazio dall’allenatore Heynckes, a discapito dello spagnolo. Per questo motivo, Thiago Alcantara, di comune accordo col club, avrebbe manifestato la volontà di cambiare aria, per ritrovare minuti e costanza di gioco. Di offerte al club bavarese, per il calciatore – almeno in forma ufficiale – non ne sono arrivate, ma è da segnalare l’interessamento della Juventus che ha sondato il terreno per capirne i margini di manovra. Il club bianconero, intento a regalare l’ennesimo tassello a mister Allegri dopo aver recepito il messaggio del presidente Lotito per il suo pupillo Milinkovic Savic – valutato 120 milioni -, ha deciso di virare su altri profili: Thiago rientra nei dettami tattici del mister toscano, ma la sua valutazione resta comunque alta, con il Bayern che chiede 60 milioni di euro per liberare il giocatore. Da Torino filtra comunque ottimismo circa una possibile trattativa, non tanto per la valutazione del calciatore, ma per la modalità di acquisto, che potrebbe rivelarsi un prestito con diritto di riscatto. Ciononostante, pare che il profilo del ragazzo, nonostante il gradimento dei bianconeri, non corrisponda all’identikit del centrocampista fisico del quale la Juventus è alla ricerca.

Rafinha, che come da tradizione famigliare segue le orme del fratello, è in uscita dal club madre, il Barcellona. Dopo aver passato 6 mesi splendidi in maglia nerazzurra, dove ha ritrovato serenità, continuità – quasi sempre impiegato da Spalletti – e, soprattutto, ha potuto dimostrato di valere l’impegno economico che l’Inter aveva messo sul piatto: prestito con diritto di riscatto fissato a 38 milioni, con il vincolo che scadeva il 30 giugno 2018. Il club di Milano, come ben noto, per motivi di fair play finanziario, non ha potuto riscattare il giocatore entro quella data, dovendo portare nelle casse del club di Corso Vittorio Emanuele 45 milioni di plusvalenze prima della fine del mese di giugno. Un dispiacere per lui, che a Milano si trovava bene, ma anche per il padre, che segue attentamente entrambi i figli:

Voleva rimanere all’Inter: si è dato da fare per stare bene, recuperare e approfittare di una grande opportunità di restare in un club così. Non ci sono dubbi che il suo obiettivo fosse quello di rimanere. Era felice, in un gruppo coeso, ma non è stato riscattato

Ora per il giocatore, con il mercato che giorno dopo giorno si appresta a chiudere i battenti, è tempo di capire il presente per vivere a pieno il futuro. Al mittente, così come alla società, però, non è arrivata alcuna offerta, se non un apprezzamento della Juventus che ha parlato con il papà agente Mazinho, che avrebbero però potuto dialogare non di Rafinha ma del fratello. Nuovamente, un intreccio parentale. Quando il calcio è proprio una questione di famiglia.