È bene avere il denaro e le cose che il denaro può comprare, ma è bene anche, ogni tanto, controllare ed essere sicuri di non aver perso le cose che il denaro non può comprare”.

Così scriveva George Horace Lorimer e chissà se, nel pieno della sua ben remunerata esperienza in Cina, Axel Witsel abbia mai pensato di aver commesso un errore nell’anteporre il lusso e la ricchezza ad un bene che neanche con il lauto stipendio a disposizione si sarebbe potuto permettere: la gloria calcistica.

Una popolarità raggiunta con lo Zenit, i continui tentativi di acquistarlo da parte della Juventus e poi l’offerta monstre del Tianjin Quanjian (16 milioni annui) a riempire il portafoglio e a frenare la sua ascesa nell’élite del calcio internazionale. La storia di Axel Witsel è solo un pezzo dell’enorme puzzle che, prima della promulgazione della luxury tax, ha caratterizzato l’egemonia dei club cinesi sul calciomercato nel triennio 2015-2017. Dopo “la chiusura del rubinetto” da parte del governo cinese, molti dei giocatori trascinati in Asia dal Dio denaro hanno fatto ritorno nel Vecchio Continente e tra questi c’è anche il centrocampista belga. A due anni di distanza dalla perdita del treno Juventus, la seconda chance concessa ad Axel Witsel è a tinte giallonere, quelle del nuovo Borussia Dortmund di Lucien Favre.

DALLA PERIFERIA DI LIEGI AL SIGNAL IDUNA PARK

E’ il 17 settembre 2006 quando, appena 17enne, Witsel fa il suo esordio tra i professionisti con lo Standard Liegi. Il sodalizio con una delle squadre più celebri della Jupiler League termina nell’estate del 2011 quando, dopo 194 presenze condite da 45 gol e 18 assist, il Benfica bussa alla porta dello Standard con un’offerta vicina ai 14 milioni di euro. Tra le file dei portoghesi il giovane Axel inizia ad abbassare il suo raggio d’azione e dopo una buona annata sia a livello nazionale che a livello europeo, lo Zenit pigliatutto paga la sua clausola di 40 milioni permettendo a Witsel di fare un balzo in avanti come conto bancario e il primo passo indietro a livello di competitività del campionato.

Le 5 stagioni passate in Russia ridisegnano il ruolo del belga e dopo quasi 200 presenze in azzurro il giocatore lasciato in eredità al Tianjin è un costruttore di gioco arretrato al ruolo di mediano. La sua nuova collocazione tattica lo rende ancor più indispensabile per la Nazionale belga, selezione con la quale a 29 anni ha già 96 presenze all’attivo.

LEADER DEI DIAVOLI ROSSI

Nominato calciatore belga dell’anno nel 2008, Axel Witsel da quell’anno è entrato in pianta stabile tra i convocati della futura golden generation. Unico nella sua duttilità in mezzo al campo (in carriera ha giocato anche esterno destro) il centrocampista riccioluto ha sempre trovato un posto da titolare nell’undici belga sin dalla più tenera età. Nonostante la poco allenante esperienza cinese, Roberto Martinez non ha mai pensato di fare a meno di lui in vista del Mondiale appena terminato. La convocazione e le conseguenti 6 presenze messe a referto hanno alimentato una statistica che certifica l’importanza dell’ex Tianjin nello schiacchiere dei diavoli rossi: nelle ultime tre competizioni iridate alle quali il Belgio ha partecipato (Mondiale-Europeo-Mondiale), Witsel ha giocato per intero 16 delle 17 partite disputate dalla sua Nazionale. 

UN CALCIO ESSENZIALE

Presentatosi sul palcoscenico internazionale come un giocatore fisico, tecnico e con buone doti offensive, Axel Witsel nel corso del tempo ha abbassato sensibilmente il suo raggio d’azione, insediandosi costantemente sulla linea mediana e rinunciando a quella versatilità che lo aveva inizialmente contraddistinto. Le fugaci apparizioni sulla trequarti con la maglia dello Standard Liegi e del Benfica sono state accantonate per dar vita ad un modo di giocare ridotto all’essenziale: eccellente nella distribuzione del pallone (94% passaggi riusciti nell’ultimo Mondiale) e più che discreto nel giocare il pallone sul lungo (2,6 a partita sempre nel’ultima competizione iridata). La sua imponente fisicità e una buona intelligenza tattica hanno reso la qualità di schermare le difese alle sue spalle il suo cavallo di battaglia. Di contro, l’essersi accomodato in un campionato come quello cinese ha evidenziato ancor di più la sua necessità di esprimersi a ritmi bassi, esponendosi più volte alla perdita di palloni sanguinosi. La difesa del pallone, dote che aveva messo bene in mostra negli anni della sua ascesa, è un fondamentale sul quale il belga dovrà tornare a lavorare per non affondare in un campionato intenso come quello tedesco.

Con 20 milioni il Borussia Dortmund assicura a Favre un giocatore che, soprattutto con la Nazionale, ha dimostrato di avere personalità e caratura internazionale. Il suo compito nell’idea di gioco del tecnico svizzero sarà sicuramente quello di affiancare il giovane Dahoud nella costruzione del gioco, con più di un occhio alla difesa che, con la perdita di Sokratis, appare poco affidabile.

Per “le Chaloupe”(scialuppa), così viene soprannominato, dopo aver camminato nella Chinese Super League pare esser giunto il momento di rimettere il calcio in cima alle sue priorità, con l’ambizione di far emergere i gialloneri dalle acque torbide della Bundesliga.