Come ci si sente ad essere uno dei migliori centrocampisti spagnoli della propria generazione e non essere mai stato preso in considerazione? Per una risposta affidabile e completa basta chiedere a Dani Parejo, diez classe 1989 e attuale capitano del Valencia.

La carriera di Parejo è caratterizzata da alti e bassi, partito da essere un pupillo di Alfredo Di Stefano al Real Madrid fino ad essere messo fuori squadra da Prandelli, per un video di una serata un po’ troppo alcolica in discoteca. L’episodio due anni fa fece molto scalpore, proprio perché Parejo non è assolutamente quel genere di ragazzo.

Si tratta di un giocatore che ha sempre preferito rimanere all’ombra dei riflettori e questa sua caratteristica la si nota anche in campo quando gioca: Dani è silenzioso, un leader tecnico. Si muove proprio come un pipistrello che svolazza nel buio della notte.

GLI INIZI CON IL REAL E POI IL GETAFE

Parejo compie un passo importante della propria carriera quando viene acquistato dal Real Madrid ed inizia a giocare con la maglia blancos. Dopo le giovanili viene promosso nel Real Castilla, la squadra B, ma dopo un anno non viene riconfermato e passa al QPR, in Inghilterra.

Dopo qualche mese Don Alfredo, un suo grande ammiratore, riesce a riportarlo a Madrid e alla fine del 2009 totalizza 5 presenze con la prima squadra. La dirigenza non è più convinta nel trattenere Parejo e così viene ceduto al Getafe per 3 milioni di euro.

E’ proprio nella periferia a sud di Madrid che Dani inizia a giocare con continuità in Liga e a mostrare tutte le qualità che ha, fino a quel momento praticamente mai espresse.

Due stagioni giocate su buoni livelli, con 64 presenze e 9 gol, poi nel 2011 arriva la chiamata del Valencia e Parejo accetta. Un ragazzo pronto per cercare di affermarsi in una delle piazze più importanti di Spagna.

VALENCIA COME SECONDA CASA

Anche a Valencia, i primi mesi, non sono semplici. Gli allenatori che si susseguono in panchina non puntano su Dani fino a quando, nel 2012-2013, non arriva Ernesto Valverde.

Il Txingurri, attuale tecnico del Barça, capisce che Parejo ha qualità e gli affida le chiavi del centrocampo, mossa che si rivela azzeccata. Col passare del tempo gli viene affidata anche la fascia di capitano, così Dani diviene uno dei giocatori più importanti del presente valenciano.

L’episodio della discoteca non viene perdonato da Prandelli, che decide di togliergli la fascia e i tifosi chiamano a gran voce una sua cessione, in uno dei periodi più difficili della storia del club.

Alla fine Parejo rimane, e la sua “seconda svolta” avviene con l’arrivo in panchina di Marcelino Garcia Toral. Marcelino, proprio come Valverde, è un tecnico rigido, che punta molto sull’etica del lavoro e una delle prime cose che fa è quella di restituire la fascia di capitano a Parejo, concedendogli una seconda chance.

Il Valencia in una stagione si trasforma: gioca un 4-4-2 ordinato, con le linee molto strette, cercando di attaccare sfruttando l’ampiezza e con rapide verticalizzazioni verso le punte, che si muovono senza dare riferimenti.

Parejo che si traveste da Pirlo: lancio dalla propria metà campo in verticale verso l’attaccante, Rodrigo però non riesce a segnare.

COME GIOCA PAREJO

Parejo agisce in mezzo al campo e veste i panni del regista, aiutato anche dal suo partner Kondogbia che fa molto lavoro sporco in fase di non possesso ed è abile a gestire le transizioni.

In Liga, la scorsa stagione, Parejo ha messo a segno 7 gol, praticamente tutti su rigore. Dani infatti è un centrocampista che non si inserisce quasi mai, anche perché il suo compito in una mediana a 2 non è quello. Lui ha come compito quello di gestire tutti i palloni che transitano nella sua zona e di andare a prenderseli il più possibile, oltre ad accelerare il ritmo e provare a forzare la giocata in verticale, oppure congelarlo, effettuando delle pause fondamentali.

Gli 8 assist dimostrano che Parejo ha un piede più che educato, che diventa spesso un fattore determinante sui calci piazzati.

Curiosa anche questa statistica di Opta: a marzo Parejo aveva completato il 16.6% dei passaggi totali del Valencia in Liga, la percentuale più alta rispetto a qualsiasi altro giocatore.

In campionato aveva anche una media di 2.1 passaggi chiave a partita e 6.1 passaggi lunghi completati ogni 90’, da aggiungere ad una precisione del 86%, che non è eccellente ma aiuta molto (dati Whoscored).

Parejo, in sostanza, è il vero decision-maker della squadra di Marcelino e sta vivendo il miglior momento della propria carriera a 29 anni.

Lo sta facendo proprio come ha vissuto tutta la sua vita: in silenzio, senza mai farsi notare più di tanto, con l’eleganza e la tecnica dei più forti, senza nessuna luce della ribalta puntata addosso.