Archiviate le prime due partite di Nations League, la Francia continua a rivelarsi sì una squadra giovane, dal grande futuro annunciato da tutti, ma anche un team nella quale la paura di cambiare qualcosa, per ora, prevale sulla follia di potersi permettere qualsiasi cosa. Vero è che la festa, quella con i tifosi, si è consumata soltanto ieri con il giro di campo allo Stade de France dopo la vittoria per 2-1 contro l’Olanda quindi che senso avrebbe avuto per Didier Deschamps cambiare uomini e festeggiare il mondiale vinto con altri interpreti per la grande prima? Anche perché, dopo le critiche ricevute a causa del giro d’onore sugli Champs-Elysées, durato troppo poco per motivi di sicurezza, i giocatori avevano bisogno di un momento per loro e per i propri tifosi.

Da italiani sappiamo quanto il rinnovamento sia complicato venendo da una decade deludente dopo il 2006 (finale europea 2012 a parte) che stenta ancora a restituirci grandi generazioni, ma per la Francia, visti gli uomini a disposizione, sarebbe tutto totalmente diverso. Il Siviglia decise di cambiare dopo tre Europa League passando da Unai Emery, l’uomo della consacrazione biancorossa, a Jorge Sampaoli, che giungeva da stagioni in sudamerica positive senza aver mai avuto a che fare con il calcio europeo. Se non avessimo rischiato quell’anno, quando avremmo potuto farlo? Spiega Monchi nel libro dedicatogli “Metodo Monchi”. Al momento, né la federazione né Deschamps,  hanno voluto prendere rischi nonostante da giorni la stampa cerchi di intimare all’innovazione.

RUOLO PER RUOLO

La Francia di ieri era la stessa di Venerdì (0-0 contro la Germania) nonché la stessa del mondiale ad eccezione di Areola che ha sostituito Lloris per infortunio. 4-2-3-1 piuttosto coperto da terzini di spinta relativa, un centrocampo abile nel tenere la palla e restare alto, una trequarti dalle caratteristiche miste ma micidiali ed un Giroud al servizio dei compagni. Con la Germania si era visto poco gioco, una squadra spenta e comprensibilmente appagata. Con l’Olanda, vista l’importanza della partita in casa, la Francia è rimasta sempre molto alta ed ha dato l’impressione di poter controllare in ogni momento la partita: nel primo tempo, tra la mezz’ora ed il 45′, per almeno dieci minuti gli orange hanno provato a manovrare dalla loro metà campo senza mai trovare la falla tra Umtiti e compagni, con Varane che invece saliva dando manforte a Pogba e Kanté per amministrare il centrocampo.

con 5 uomini, la Francia tiene a bada 8 olandesi

Ad un Hernandez positivo per attenzione e spinta, gli occhi della critica iniziano a posarsi velatamente su Benjamin Pavard: l’ex Lille è sembrato un po’ in ritardo su alcune chiusure che sarebbero potute costare caro (entrata su Wijnaldum da rigore netto). Il timore è che, svanito l’effetto mondiale, possa essere una delle vittime sacrificali nonostante per molti la sua giovinezza e la trentina di presenze scarse tra le fila della nazionale rappresentino una valida motivazione per continuare a crescere vista la carenza di validi sostituti. I trequartisti meritano un discorso a parte: Matuidi sempre più offensivo e sempre più saggio è insostituibile, Griezmann e Mbappé sono pericolosi quando duettano e si ritrovano sempre in posizioni diverse tanto da non far ragionare gli avversari.

E poi si arriva a lui, Olivier Giroud, uno degli uomini più amati/odiati di Francia. Succede che “Oliviero” sia stato talmente tanto criticato prima del mondiale che adesso gli si perdona tutto. Ed in effetti, il primo tempo è stato alla Giroud, pochi tocchi (ma utili) e zero occasioni da gol se non un goffo colpo di testa. E già su twitter partivano le prime critiche, perché va bene lavorare per la squadra, ma sei pur sempre un numero 9!

Succede che anche Giroud si sia stancato dell’etichetta e rompa il silenzio in questo modo:

Il resto era stato un ottimo pareggio olandese (sull’unica azione ben costruita) grazie ad un dai e vai tra Depay e Tete (giocano a Lione) sulla fascia destra sfruttando l’avvicendamento tra Hernandez e Mendy. In gol ci è andato Babel, simbolo olandese di promesse mai troppo mantenute. A proposito di Mendy, ottimo il suo apporto alla gara sul binario sinistro: è lui a creare i presupposti per il secondo gol twittando poi “hai bisogno di segnare, chiamami!”

IN CONCLUSIONE

Festa giusta, risultato corretto, stessa Francia. Delle tre cose è forse l’ultima quella che suona leggermente stonata. Si ritorna in campo tra un mese, i campionati avranno già emesso qualche verdetto e Deschamps avrebbe potuto cambiare più di qualche idea.