Tra assi ci si intende sempre, la convivenza però è un’altra cosa: parte da una predisposizione reciproca ed è fatta di mosse concrete e soluzioni felici costruite assieme sul campo. Quelle prese in considerazione in questo articolo sono coppie che vivono per il goal, ma possono convivere insieme?

LAUTARO-ICARDI

Capire se Martinez è una prima punta, e quindi il sostituto di Icardi, o se può giocare insieme al suo connazionale. É questo il cruccio di Spalletti e di tutto il mondo nerazzurro, intento a risolvere un rebus ormai da troppo tempo considerato quasi un rompicapo.

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Icardi è il nove più puro che ci sia e pensa soltanto alla porta. Lautaro si muove tanto anche lontano dall’area, ma come ha dimostrato nella scorsa stagione al Racing di Avellaneda il meglio lo dà giocando da nove.

A Sheffield, in amichevole, il primo goal estivo di Icardi è arrivato grazie a un’invenzione da vero trequartista di Lautaro, schierato dietro il capitano; a Madrid, sempre in amichevole, c’è stato il goal in acrobazia del Toro liberatosi grazie al taglio di Icardi che si portato appresso i centrali di difesa. Prove d’intesa ottime nelle amichevoli, molto meno convincenti nelle gare da 3 punti.

L’esperimento, oltre che tecnico-tattico, è stato dettato anche da problemi fisici del neoacquisto interista, motivo per cui il goal contro il Cagliari è stato una liberazione per Lautaro, che ha fatto la voce grossa per tutta l’estate e poi si è ritrovato ai margini per colpa di un fastidioso problema al polpaccio sinistro, addirittura con il fantasma di Gabigol rievocato dai tifosi più pessimisti.

“Lautaro non dobbiamo bruciarlo – predica Spalletti – perché è un calciatore forte e come tutti gli argentini ha il ghigno, è determinato: è un carattere della sua terra. Lui ha la forza per tenere la palla addosso e poi girarsi per liberare il tiro. É anche un po’ egoista, però non fa male quel filo di egoismo.”

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Contro il Cagliari Martinez, in un certo senso, si può dire che ha fatto l’Icardi, anche se alla fine ha fatto più di Mauro: Lautaro si è fatto trovare pronto anche lontano dall’area, e ha saputo dialogare tanto insieme ai compagni.

La qualità tecnica non è in dubbio. Ciò che preme risolvere è la seguente domanda: possono i due connazionali dar vita a una positiva convinvenza là davanti? “Mauro per me è molto importante, è un amico, mi consiglia, passiamo tanto tempo insieme” ha detto più e più volte Lautaro, con frasi a lodare il Virgilio che l’ha accolto e traghettato nel mondo nerazzurro. Se fuori dal rettangolo di gioco i due si trovano a meraviglia, sul palcoscenico le cose non sono andate come tutti volevano, come giudica Spalletti:

“Lautaro secondo me è una prima punta, ma visto che è anche tecnico può muoversi da sotto-punta per palleggiare. Ma la squadra deve sostenerlo e contro gli allenatori italiani lasciare due giocatori oltre la palla non è sempre semplice. Al momento non ce lo possiamo permettere: lo abbiamo già fatto e abbiamo già perso con il Sassuolo. Bisogna prima essere pronti.”

Esperimento rimandato, quindi.

HIGUAIN-CUTRONE

Dall’intuito di Higuain sotto forma di assist in Milan-Roma, poi trasformato in goal da Cutrone, fino al monopolio della sfida europea contro l’Olympiacos, cambiata e ribaltata proprio dalla coppia d’attacco rossonera con la rete del Pipita a cavallo della doppietta di Patrick: in casa Milan il talento non manca, bisogna soltanto addomesticarlo.

Quello che i due condividono, oltre alla cifra tecnica, è la competitività che mettono in campo, figlio di un agonismo che tutti i compagni di squadra recepiscono e percepiscono come la carica di un grande leader: non il nervosismo come poteva essere lo stato d’animo dimostrato a tratti da Higuain ai tempi del Napoli, ma la rabbia di chi ha una carica mentale superiore alla media e la usa per provare a trascinare l’intera squadra.

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Difficile rinunciare ad uno come l’argentino, l’anima di questa squadra, che fa il numero 9 e anche il numero 10: centravanti e regista all’occorrenza. Ma è proprio l’allenatore a non volere un Milan Gonzalo-dipendente, poiché intenzionato a cambiare lo spartito e spaziare su tutto il fronte offensivo, offrendo alla squadra stessa più soluzioni per arrivare al goal. Per farlo, quale soluzione se non l’innesto di Cutrone tra i titolari?

Il 4-4-2 potrebbe essere una carta da sfruttare a gara in corso, ma Gattuso, almeno in questa prima parte di stagione, non derogherà dai meccanismi del 4-3-3 già mandati a memoria, che vede Higuain unica punta ideale, poiché in continuo dialogo con mezzali ed esterni, supportato ai fianchi da Suso e Calhanoglu. Convivenza solamente sotto studio per ora.

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La verità è che l’argentino ha bisogno di occupare quello spazio (da vero Nove) e gli serve gente attorno disposta a lavorare per lui. D’altronde, il salto di qualità del Pipita è legato all’incontro con Maurizio Sarri, che aveva costruito il gioco del Napoli proprio su di lui. “Higuain battezza la sua posizione e vuole la palla lì, vedo che la squadra gli si sta mettendo a disposizione” sentenzia Gattuso.

ZAZA-BELOTTI

Cambia la città e cambia la piazza sportiva ma, a Milano così come a Torino, il nodo da sciogliere rimane sempre lo stesso: possono convivere Zaza e Belotti?

“Si ma a certe condizionisentenzia Mazzarri – perché è impensabile giocare sempre così sbilanciati. Il tridente, composto da Zaza e Belotti più Iago Falque o Soriano per me non è il migliore dei moduli possibili, ma di sicuro il più letale in fase realizzativa. Bisogna lavorarci su, aspettando una migliore condizione fisica da parte degli interpreti.”

Già, la condizione fisica, proprio ciò che ha influenzato le scelte tecnico-tattiche dell’allenatore fino ad adesso, costretto a non spremere troppo un Simone Zaza non ancora in grado di rendere al massimo dal punto di vista atletico.

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Quello dell’ultimo periodo è stato un Toro shakerato anche dalle scelte, e non solo dalle urla, del suo allenatore: a Verona l’ingresso di Zaza e la sua firma nel tabellino marcatori hanno risolto una gara più chiusa di quello che si potesse pensare, così come la partenza da titolare in tandem con Belotti contro il Frosinone ha dato risultati sia per la classifica (3-2 sulla squadra di Longo) che sull’impatto tecnico che ha galvanizzato la vena offensiva dei Granata.

Trovare l’equilibrio per non pestarsi i piedi; una convivenza necessaria; devono annusarsi, devono scoprirsi; uno dev’essere funzionale all’altro: tutti concetti che per ora frenano (e giustificano) lo scarso utilizzo della coppia d’attacco, che però potrebbe avere un futuro roseo. Una soluzione potrebbe essere quella del 3-4-1-2 con Iago Falque schierato alle spalle delle due punte, trovando così il giusto compromesso tra la voglia di svariare su tutto il fronte offensivo e di fare il regista avanzato dello spagnolo con la fame di Zaza unita alla disposizione al sacrificio di Belotti.

Aldilà dei dettami tattici, che mai devono imprigionare la tecnica nuda e cruda, le due punte del Torino finora hanno dimostrato di poter spartirsi gli ultimi 25 metri di campo: si cercano, si trovano e a volte si capiscono. Non resta che aspettare che l’intesa migliori.