Nel mondo del calcio si sa, la numero dieci non è una maglia come le altre, preclude al suo interno non solo tecnica raffinata ed un superbo istinto per questo sport ma anche un carattere forte e ben determinato che gli permetta di reggere in modo giusto la pressione e il peso dell’essere il Diez di una squadra per rendere al massimo in ogni circostanza.

Tutto ciò è rappresentato da giocatori emblematici come Francesco Totti e Diego Armando Maradona, autentici trascinatori delle loro squadra sia in campo che fuori, diventati personaggi iconici, sempre pronti a prendersi le giuste responsabilità e a creare il giusto rapporto tra tifosi e squadra in modo da tenere l’ambiente tranquillo sereno. Il dieci è uno stile di vita, che ogni calciatore con questo numero dietro le spalle decide di interpretare nella maniera in cui vuole per dare il meglio do sé. Basti vedere infatti Modríc e Messi, i due Diez più importanti di Spagna, se non del mondo, che a degli atteggiamenti più pacati e tranquilli all’esterno hanno fatto corrispondere sul campo grande personalità, una tecnica sublime e grandi prestazioni, fino a farli diventare stelle di primo livello dell’intero panorama calcistico mondiale.

L’importanza e il prestigio di questa maglia però a volte possono risultare talmente stretti e soffocanti da condizionare in maniera negativa un singolo giocatore, facendogli perdere fiducia nei propri mezzi. Ciò rischia di essere il caso di Emil Forsberg, numero Diez del Lipsia. Il talentino svedese da quando è approdato in Germania ha sempre messo in mostra il suo talento e ribadito quali siano le sue qualità, imorescindili per la sua squadra. Ad oggi però fa molto discutere la sua mancata esplosione definitiva, che potrebbe causare un periodo di stallo nel calciatore e pregiudicarne il cammino, vista anche ormai l’età non più giovane.

MAESTRIA SVEDESE

Forsberg negli ultimi tre anni ha comunque cambiato radicalmente il suo modo di giocare a calcio, diventando più maturo e pronto a gestire situazioni complicate ma allo stesso tempo stimolanti come il salto di qualità compiuta con il passaggio dal Malmö al Lipsia in Bundesliga che lo trasformato totalmente. Dopo diverse critiche anche in patria si sono finalmente convinti delle sue potenzialità.

nfatti, archiviata l’esperienza negativa di Euro 2016, l’esterno svedese si è caricato sulle spalle la propria nazionale trascinandola in Russia con delle grandi prove in tutta la fase di qualificazione, fino alla stessa Coppa del Mondo dove è risultato decisivo con il suo gol nel match contro la Svizzera che ha permesso agli scandinavi di raggiungere i quarti di finale, a cui mancavano da ben ventiquattro anni.

Nonostante poi l’eliminazione abbastanza netta con l’Inghilterra l’intera Svezia sembra aver trovato in Forsberg un leader e punto fermo per gli anni che verranno, in modo da dare continuità ai piccoli grandi traguardi raggiunti negli ultimi due anni sotto la guida del c.t. Andersson.
Inoltre la speranza, per il giocatore e per tutta la nazione, è quella di seguire le orme del più grande numero dieci della storia degli svedesi, ovvero Zlatan Ibrahimovic – ovviamente con le dovute differenze – che però non è mai riuscito a creare un ciclo vincente per la sua nazionale… la nuova stella gialloblu partirà da una situazione diversa e sicuramente la volontà è quella di far diventare la Svezia una certezza a livello internazionale.

MARCHIO DI FABBRICA

Ogni giocatore all’interno del proprio modo di giocare presenta un aspetto che lo caratterizza e distingue da tutto il resto. Robben ormai ha perfezionato al meglio il suo movimento a rientrare con tiro a giro che lo ha reso una spina nel fianco in tutte le difese ma soprattutto una tassa fissa da pagare per ogni avversario, o come el trivela Quaresma, denominato così per il suo tiro di esterno pronto a far impazzire ed incantare qualsiasi appassionato del calcio.

Allo stesso modo Forsberg fa del passaggio la sua arma migliore e più temuta da ogni retroguardia che si trova di fronte, vista l’enorme e varia gamma di assist che è in grado di smistare in maniera eccellente per mandare in porta i suoi compagni. Basti pensare alla “drammatica” notte del 10 novembre dello scorso anno, in cui Forsberg si presentò al playoff mondiale contro gli azzurri con un score chiaro ed imponente, che recitava diciassette assist in ventuno partite.

Numeri impressionanti che non sembrano voler cambiare, visto come lo svedese abbia già realizzato due gol e due assist, i quali manifestano comunque un inizio del tutto diverso da ciò che ci si aspettava da lui in questa parte della stagione, anche se come dice il suo allenatore Rangnick non c’è da preoccuparsi.

Nonostante ciò comunque il Diez del Lipsia in questi anni si è distinto per buone capacità in diversi aspetti del gioco nonché per una grande duttilità. Nato e formatosi come esterno alto di sinistra, può svolgere anche il ruolo di trequartista e se serve anche quello di esterno destro, viste le sue grandi abilità tecniche e tattiche, che gli permettono di svariare su tutta la trequarti offensiva e di essere il motore della sua squadra. Inoltre il suo enorme valore tecnico, abbinato alla capacità di saltar l’uomo molto facilmente e di destreggiarsi nello stretto lo hanno reso uno dei cardini del club tedesco, di cui è diventato un tassello inamovibile.

LA CHAMPIONS PER CONSACRARSI

Ogni calciatore la sogna, spera di viverla in prima persona e di prender parte alle sue notti magiche. Ovviamente stiamo parlando della coppa più bella ed importante del mondo, la Champions League. Una competizione fantastica, unica ed irraggiungibile nell’intero palcoscenico calcistico mondiale, che permette di consacrarsi e realizzarsi a pieno come giocatore.

Ed è forse proprio questo che manca a Forsberg, ancora con poca esperienza nell’Europa che conta, nonostante i suoi ventisei anni. Per molti la sua mancata affermazione definitiva passa proprio dall’aver calcato in maniera minima, e senza aver lasciato mai un grande segno, i campi più importanti del nostro continente. Il curriculum infatti parla chiaro: un terzo posto insoddisfacente nella scorsa edizione della Champions ed un eliminazione precoce e mal scaturita nei quarti di finale di Europa League con il Marsiglia che ha lasciato i tedeschi a bocca aperta.

A questo proposito il giocatore avrebbe aperto ad interessamenti da parte del Borussia Dortmund del Liverpool e dell’Arsenal, i quali sembrerebbero però rimasti tali a causa di alcune garanzie non offerte dallo svedese, ancora non pronto per il grande salto, sebbene la carta d’identità dica ben altro.
Intanto in Sassonia sperano che questo  processo di crescita e consacrazione e avvenga all’interno delle proprie mura per vedere un giocatore completamente maturo ed in grado di fare sempre la differenza in campo, con il desiderio e la volontà di puntare a vincere già da subito, magari sfruttando questa debacle iniziale del Bayern.

Ai posteri l’ardua sentenza.