Stasera va in scena Polonia-Italia, una partita da “dentro o fuori” per evitare la retrocessione nella Serie B della Nations League. La sfida odierna per alcuni polacchi si potrebbe definire anche un derby. Tanti, infatti, sono i biancoazzurri che militano nella massima serie del campionato italiano. Dalla rosa si potrebbe formare addirittura un undici con riserve di polacchi della Serie A.

Una Polonia d’Italia, dunque, che non è novità dei giorni d’oggi, piuttosto è il prosieguo di una tradizione storica che coinvolge il campionato italiano. Una storia infinita, ma non casuale, dovuta a interessanti ragioni culturali e tecniche.

DA BONIEK IN POI

L’inizio stesso della storia, datato 1982, non è avvenuto per caso. L’Europa del Dopoguerra era ancora politicamente divisa in due blocchi. I trasferimenti dall’Est Europa avvenivano, dunque, solo tramite vie privilegiate.

La Juventus ce l’ha nel settore automobilistico grazie alla Fiat, che produce in Polonia la 126. Questa traccia portò un certo Zbigniew Boniek in Italia a vestire la casacca bianconera. Chi è stato il Boniek calciatore è raccontato nei più importanti libri di storia del calcio. La sua avventura italiana, inoltre, è stata ricca di gloria. Uno Scudetto, una Coppa Italia, una Champions League e due Supercoppe Europee nei suoi tre anni bianconeri. Poi un’altra Coppa nazionale con la maglia della Roma ad arricchire il palmares prima del ritiro, avvenuto nel 1988.

Nella stessa epoca di militanza in Serie A dell’attuale presidente della federazione polacca arrivava in Italia un altro polacco. Era Wladyslaw Zmuda, roccioso difensore centrale, che ha collezionato 11 presenze con l’Hellas Verona e 48, di cui 12 nella massima serie, con la Cremonese. Ora lavora in contatto proprio con Boniek essendo commissario tecnico della Polonia U19.

Dopo di loro l’approdo in terra italiana dei calciatori polacchi è diventato sempre più un’abitudine. Fortuna dovuta alla caduta del muro di Berlino e all’emanazione della Legge Bosman che hanno facilitato la migrazione dei polacchi verso altri Paesi. Quello più ambito dagli anni Duemila è proprio l’Italia. In tempi recenti hanno calcato i campi della Serie A Kamil Glik, ex capitano del Torino, Boruc, portiere, e Blaszczykowski, entrambi passati per Firenze.

Attualmente c’è una colonia molto ricca…

RICCA FONTE DI CALCIO

Il gruppo di polacchi militanti in Serie A oggi conta sedici elementi: quasi ogni squadra ne ha almeno uno sotto contratto. L’aspetto interessante è che la colonia è una ricca fonte di calcio che non fa altro che dare fascino al campionato italiano.

Per rendere l’idea basta citare il caso di uno degli ultimi polacchi a sbarcare in Italia, Krzysztof Piatek. L’attaccante del Genoa, infatti, dall’estate scorsa sta devastando la Serie A a suon di gol. Finora sono state nove in sette partite le marcature che portano il suo nome. E al momento non c’è stata giornata di campionato in cui non abbia segnato. In più ci sono da aggiungere le quattro reti rifilate al Lecce in Coppa Italia all’apice della stagione.

Molto positivo è stato anche l’inizio di Piotr Zielinski, il talento polacco più cristallino che la Serie A ha al momento in dote. Il più pagato, finora, però, è stato il compagno di club Milik, che ha dovuto ricominciare il suo percorso di crescita dopo i guai fisici riportati.

Loro rivale per lo Scudetto è lo juventino Szczesny che con la maglia bianconera, e prima ancora con la Roma, si sta dimostrando un grande portiere.

La Sampdoria è la squadra che conta più polacchi. Si tratta di Linetty, centrocampista di buona quantità e qualità, Bereszynski, terzino destro che sta crescendo, e Kownacki, attaccante promettente che Giampaolo sta plasmando.

Poi la lista comprende giocatori pronti a spiccare il volo e altri che rappresentano delle autentiche scommesse. Stepinski del Chievo e Teodorczyk dell’Udinese sono due bomber che assicurano gol. Skorupski del Bologna sta ancora lavorando per arrivare a livelli importanti. Cionek ha messo la sua esperienza a disposizione della SPAL, mentre Salamon vorrebbe, invece, attirare l’attenzione di top club magari salvando il Frosinone. Jaroszynski, altro clivense, Dragowski, secondo portiere della Fiorentina, e Reca, esterno dell’Atalanta, rientrano nel gruppo delle scommesse che finora non hanno trovato sufficiente spazio.

Poi c’è un calciatore top della Serie A argentino, ma che possiede origini polacche: Paulo Dybala. Il nonno della Joya, infatti, approdò in Argentina scappando dalla guerra che dominava Cracovia.

LE RAGIONI DELLA STORIA

Come detto, la storia della Polonia d’Italia è segnata da interessanti ragioni. La prima è storico-culturale e ha radici medioevali. All’epoca, infatti, esisteva un legame tra gli abitanti dell’attuale Polonia e l’Italia fondato sulla cultura, in particolar modo sulla religione, cattolica.

L’altra motivazione è squissitamente tecnica. Le squadre italiane negli ultimi anni sono solite andare ad osservare giocatori in Polonia, dei più importanti club. Si crede, infatti, che i giovani polacchi siano superiori ai colleghi della loro generazione per fisico e mentalità. In terra polacca i ragazzi, infatti, ricevono una formazione importante sul piano fisico. Poi sono accumunati da un forte spirito: per dirla come l’agente di Piatek, i polacchi sono dei “soldati”.

Ecco, dunque, com’è nata la Polonia d’Italia, una storia infinita che sta arricchendo il campionato italiano. Non solo di fascino, ma anche sul lato economico: l’acquisto medio è di 3.5 milioni. Si pensi a quanto possano essere rivenduti all’estero…