Matteo Ribera, conosciuto a molti come Ribell Ribera, è un proplayer della società Mkers, probabilmente la società di punta degli esports in Italia. Numero Diez l’ha intervistato soprattutto per conoscere meglio tutte le novità di Fifa 19 e approfondire di più il discorso degli esports soprattutto in chiave professionistica.

A quasi un mese dall’uscita di Fifa 19 puoi farmi un bilancio sulle novità del gioco?

“L’introduzione del nuovo schema di tattiche ha dato una vera scossa a tutto il gioco perché la sua introduzione ha chiaramente comportato il fatto che per poter reggere i diversi stili di tattiche che possono essere è preimpostati, si è dovuto potenziare molto la CPU (l’intelligenza artificiale dei giocatori non controllati). Questo per me e non solo è una grandissima peccha perché ti ritrovi a giocare con alcuni giocatori che anche se non sono forti fanno affidamento alla CPU risultando quasi insuperabili in fase difensiva. Se verrà sviluppato e migliorato in maniera differente trmite una patch potrebbe diventare una grande punto di forza. 

Riguardo al tiro la modifica è stata veramente necessaria poiché il driven shot era una bestia piuttosto odiosa: bastava girarsi in area e fare il doppio tap con il tasto del tiro per segnare. Andava leggermente diminuito invece è stato messo totalmente ko, ma questo non è un danno.

Il time finishing invece è una novità che se la si sa usare allora potrebbe essere un modo per scardinare il muro invalicabile della CPU. La soluzione potrebbe comunque essere il tiro a giro che questa volta è il tiro più efficace del gioco.Un’altra cosa che a molti non è piaciuta è invece la possibilità di muovere il portiere anche online. In un gioco come questo che attualmente è piuttosto bloccato e le possibilità di tirare sono piuttosto limitate, questa nuova possibilità può essere un nuovo ostacolo. Puoi anche arrivare finalmente davanti alla porta ma comunque non hai la certezza di segnare: basta che si muove il portiere e rischi proprio non di non segnare più.”

Il cambiamento del competitive invece è stato positivo?

“È stato qualcosa di necessario poiché Fifa era l’unico gioco di quelli maggiori Call of Duty o League of Legends per esempio, a non avere un sistema del genere. La stagione ora si struttura con i “propoints”: dalla settimana precedente fino ad Aprile si ha la possibilità di ottenere lo status di verificato ottenendo 27 vittorie su 30 in una Weekend League, una volta che li hai raggiunto lo status di verificato perdurerà per tutto il gioco. A cadenza mensile i verificati saranno invitati ad un torneo che si svolgerà online. La top 16 o 32 (si saprà in futuro) si qualificherà all’evento live mensile. Il piazzamento ad ogni torneo dà dei propoints. In base alla posizione in classifica della stagione si andranno a creare i qualificati per i playoff del mondiale. È un criterio migliore perché non si basa sulla weekend league, è capitato l’anno scorso che chi ha ottenuto ottimi risultati agli eventi poi per colpa di una prestazione deludente nell’ultima weekend league non si è potuto qualificare ai playoff. La weekend league ora è solo la porta di accesso per le qualificazioni agli eventi che possono farti qualificare al mondiale: tra le 27 e le 30 vittorie in  Weekend League si guadagneranno solo 10 propoints mentre con un buon risultato ai tornei se ne guadagnano tantissimi.”

Ora sta aumentando l’interesse in Italia per gli esports, stanno nascendo tante squadre di Serie A in questo ambito (Roma, Sampdoria, Genoa, Perugia, Empoli, Cagliari, e Parma). Si sta facendo questo fatidico passo in avanti?

 

“Sì, certamente il passo in avanti c’è ma siamo ancora indietro anni luce rispetto all’estero. Quest’anno c’è la Liga e la Premier che si aggiungono agli altri campionati già esistenti come Eredivise, Ligue 1, Bundesliga e anche l’MLS insieme a tante altre. I campionati maggiori ce l’hanno tutti tranne proprio l’Italia. Le top squadre della nostra Serie A non so se si muoveranno onestamente.”

Com’è il mondo Mkers?

“Mi sto trovando benissimo perché Mkers è l’unica società in Italia, le altre sono Asd o Multigaming. Porta con sé tutto l’apparato della società, tutto l’organigeramma. Per esempio abbiamo delle schedule di allenamento da seguire con persone come mental coach o tattici. C’è un supporto costante. Loro sono molto incentrati sullo sviluppo della figura del videogiocatore, ci tengono tantissimo ai social affinchè ogni proplayer diventi riconoscibile. ”

Tornando al discorso sull’Ultimate Team, cosa consiglieresti ad un giocatore che solo ora inizia a costruirsi la sua squadra? Meglio puntare sul team farcito dei cosiddetti “buggati” oppure su un team di giocatori di livello più alto ma non tanto affidabili?

“Ad inizio giocherei con una squadra che ti permetterebbe una spesa minima ma con un livello di gioco piuttosto buono. Per esempio andare a pagare tanto un giocatore come Immobile e poi vedere che il prezzo tra un mese sarà più che dimezzato non so quanto ne valga la pena. Magari Immobile poi avrà lo stesso rendimento di Vardy in game. Punterei su una squadra più oculata dal punto di vista economico dato la variazione drastica del mercato che si avrà tra un po’ di tempo. Al giocatore alto di valutazione che poi perderà il valore preferisco qualche buggato che ora ha già perso molto valore economico così che non si perdono molti crediti. Ovviamente questo è un discorso che vale per chi non vuole competere perché nell’altro caso ci vuole obbligatoriamente un incentivo.”

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che vuole diventare un proplayer?

“Ho ben chiara e bene a mente la mia esperienza, io ho e avevo una grandissima  passione che non deve perdersi. La chiave è quella però allo stesso modo bisogna non perdere di vista altro. Io continuo a seguire l’università perché nonostante sia un mondo bellissimo rischia di scomparire da un momento all’altro. Oltre alla passione poi c’è bisogno di molto allenamento anche per capire ogni sfaccettatura del gioco. Bisogna però restare con i piedi per terra, ad esempio molti ragazzini che mi contattano mi dicono che dopo la scuola vogliono fare questo. È una strada molto bella quanto pericolosa.”

Estraniandoci dal discorso di Fifa, è noto che tu sia un grande tifoso della Roma, come vedi il futuro della squadra di Di Francesco? I cambi avvenuti in estate ti hanno convinto?

“Vedendo anche come ha lavorato Monchi al Siviglia, lui è uno che rimoderna molto. È chiaro che questo rimodernamento si perde un po’ di solidità che ha portato alla crisi iniziale. La colpa è anche la mancanza alcune volte di carattere, ad esempio alcun giovani presi in estate non erano abituati a queste pressioni. Però Di Francesco l’anno scorso ha fatto qualcosa di straordinario e se si trova la quadratura giusta facendo ambientare anche i nuovi allora si continuerà ad essere competitivi. L’addio che mi ha dispiaciuto di più è certamente quello di Nainggolan, per quei prezzi Alisson andava ceduto, mentre per il belga la cessione a questi prezzi e soprattutto ad una diretta concorrente come l’Inter. Mi è dispiaciuto anche per Strootman poiché io adoro i giocatori che mettono in campo tanta grinta, proprio come lui. Quelli che se ne sono andati sono tutti uomini spogliatoio e perciò all’inizio questa assenza si paga. Napoli e Juve le vedo anni luce avanti però un buon piazzamento ed un buon cammino in Champions sarebbe un’ottima cosa.”