Abbiamo sentito Fulvio Collovati, ex difensore centrale che ha vinto da titolare la Coppa del Mondo nel 1982. Nel corso della sua carriera ha militato in Milan, Inter, Udinese, Roma e Genoa, collezionando ben 404 presenze e trovando la rete una decina di volte. Con la Nazionale maggiore vanta cinquanta presenze e tre reti in sette anni.

Le italiane in Champions stanno facendo un ottimo percorso, contro ogni pronostico: fino a dove potranno arrivare secondo lei le squadre del nostro Paese? Riusciranno tutte a passare il girone?

“Mah, penso sia soprattutto una rivincita del calcio italiano rispetto alle altre “big” che soffrono come il Real Madrid, il Bayern Monaco… il nostro calcio sta riprendendo credibilità dopo averla persa, per cui c’è la possibilità che tutte quattro passino il turno preliminare. Questo per me è già un successo. Dopodiché, penso che la vera Champions comincerà a giocarsi nei quarti di finale, per cui fare dei pronostici a questo punto è molto complicato. L’importante è che passino tutte”.

Secondo lei chi alzerà la coppa in quel di Madrid a fine stagione?

“Hanno ragione a dire che la Juve è una delle favorite, ma questo non sta a significare che vincerà la Champions. Questa coppa è infatti fatta di episodi, di fortuna, è fatta di trovarsi al posto giusto al momento giusto, perché c’è un’andata e un ritorno: non è come il campionato. L’anno scorso la Juve ha perso in casa col Napoli ma poi ha vinto lo scudetto. In Champions se sbagli sei fuori. L’anno scorso è arrivata in semifinale la Roma, a me sta piacendo parecchio il Napoli: tutto è possibile”.

Ieri sera Lei era allo stadio a vedere Milan-Real Betis, una sconfitta che non ci voleva. Abbiamo visto com’è andato il derby, anche dal punto di vista del gioco. Qual è il maggior problema che devono risolvere i rossoneri? Qualcosa di risolvibile in casa oppure sarebbe opportuno cambiare guida tecnica?

“Il problema secondo me non si risolve nell’immediato. Il Milan è una squadra di giovani, con dodici giocatori, poca panchina: giocano sempre gli stessi. Secondo me non è giusto addossare tutte le responsabilità ad un allenatore come Gattuso, spesso sottovalutato; se sbaglia Donnarumma non è colpa dell’allenatore. Poi certo, la squadra deve avere più motivazioni, entrare in campo con più voglia e più determinazione, però la rosa è quella!”.

Lei è uno degli eroi dell’82. Cosa ne pensa degli attuali giovani talenti titolari in nazionale?  Giusto ripartire da loro?

“Assolutamente sì, ne abbiamo talmente pochi di talento. Nel nostro campionato il 70% sono stranieri. Mancini lavora con quello che ha. Non voglio fare paragoni con quelli del passato perché ogni epoca ha i suoi giocatori. I migliori attualmente sono Chiesa, Bernardeschi ed Insigne. Piuttosto mi preoccupano i difensori, questo sì, perché una volta finiti Bonucci e Chiellini c’è poco in giro. Noi avevamo la cultura della fase difensiva, del difensore; adesso abbiamo veramente poco. Però davanti abbiamo quei tre ed è giusto puntare su di loro”.

Invece Mancini? Le trasmette fiducia?

“Penso sia la scelta giusta, poi la cosa va di pari passo coi giocatori: la squadra è questa, Mancini non può fare di più, però il fatto di aver visto già con la Polonia un gioco diverso vuol dire che la strada è quella buona”.