Una tripletta settimana scorsa e una prestazione da top player, ecco cosa serviva a Josip Ilicic per rinascere.

Finalmente lo sloveno sembra essere uscito dal tunnel che l’aveva costretto a un lungo stop ad inizio stagione – causato da un’infezione batterica ai linfonodi del collo che lo ha costretto anche ad un ricovero in ospedale tenendolo lontano dai campi per due mesi – e ad una condizione fisica non certo ottimale negli ultimi tempi.

Ora, dopo le due grandi prestazioni nelle ultime due partite di Serie A, la stagione di Ilicic – insieme a quella della Dea- sembra poter prendere una svolta positiva…

L’IMPORTANZA DI STACCARE

Nei giorni scorsi Ilicic ha deciso di aprirsi al sito ufficiale della Dea e di raccontare i tempi duri vissuti durante l’infezione che l’ha costretto a stare lontano dal campo e non solo.

Le sue parole dipingono perfettamente la grande sofferenza che ha dovuto sopportare durante quel periodo buio:

“In quei due mesi sotto antibiotico ho capito che il pallone non era tutto. A volte ci si arrabbia per niente ma la malattia mi ha cambiato. Non volevo nemmeno vedere le partite. Famiglia, compagni e Gasperini mi sono stati vicini, poi si è trattato solo di riprendere il ritmo partita.”

EVOLVERSI

Josip Ilicic racconta come la malattia abbia influenzato in parte la sua vita, costringendolo a dimenticare – almeno per un breve periodo – il calcio, inteso non solo come gioco bensì come mondo.

In campo, anche se può sembrare strano, questa sua piccola maturazione si nota eccome: quando prende palla lo stadio si ferma e ad ogni tocco un coro di angeli sembra intonare delle note incantevoli, accompagnando la sua azione; Josip fa cantare il pallone, fa innamorare chiunque guardi la partita.

Rispetto a qualche anno fa, quando vestiva la maglia rosanero del Palermo, il 72 atalantino è molto più costante, riesce a mantenere un livello elevato per tutto il match, cosa che prima non è mai – ma proprio mai – riuscito a fare.

Insomma, la rinascita di Ilicic può partire da qui.