Settimana da dimenticare decisamente per Gattuso e il suo Milan mai così veramente in forte discussione. Derby e Betis rischiavano di far dimenticar in un istante quanto bel vaso Rino era riuscito a malleare dalla fanghiglia che aveva trovato al suo arrivo. Tutte le certezze del dogmatico 4-3-3 cancellate quasi per magia in un respiro. Certezze che a dir la verità avevano sempre creato sospetti tra i più. Risultati e prestazioni davano ragione a Gattuso ma le due partite di San Siro hanno gettato nello sconforto persino lui. Necessità di cambiare. 4-4-2 immediato e più rodato – se davvero così lo si può definire – alternativa per soddisfare (silentemente) l’appetito dei tifosi di vedere insieme Higuain e Cutrone, esclusivi – fino a ieri – ma imprescindibili.
La Sampdoria ha visto realizzazione di tutto questo con in più gli scarpini di Diego Laxalt che da terzino titolare nell’apparizione di Empoli tutto sommato poco aveva convinto.
Il risultato e la prestazione dei tre, del Pipita e del baby rossonero soprattutto, hanno reso la necessità di cambiare una virtù.

NUOVO ATTACCO

Finalmente. Higuain e Cutrone insieme. Sentimento di pericolosità aumentato già percepibile a squadre ancora sui pullman. I problemi di ineffabilità di Higuain nel derby e col Betis, già assaggiati in qualche apparizione precedente, erano effetto della solitudine di cui il Pipita era ossimoricamente circondato. Suso e Çalhanoglu offrivano e offrono poche alternative tattiche al “semplice” rientro e tiro/cross. Poca possibilità di dialogo palla a terra, nello stretto col numero 9 rossonero. Premesse che la mossa di Cutrone prometteva di confutare.

Poche alternative di manovra che il 4-4-2 e Laxalt si proponevano di ampliare con più ampiezza sfruttando l’occasione dell’infortunio di Bonaventura e la non perfetta condizione di Çalhanoglu. Poche occasioni per Laxalt fino a ieri, solo da terzino, troppo poco per giudicare e giustificare il suo arrivo dal Genoa dove era nella fase di spinta da esterno che aveva entusiasmato e colpito per estro e pericolosità.

Dalle prime azioni offensive si vede come il 4-4-2 ovviamente non rodato come il 4-3-3 abbia però mostrato segni di pericolosità e cambiamento tattico nella fase offensiva. Nel frame dell’azione che porta al cross Calabria dopo sovrapposizione smentisce innanzitutto l’unica soluzione vista finora del rientro di Suso sul piede preferito, ma evidenzia inoltre la disposizione in area del reparto offensivo rossonero. Cutrone ad attaccare la porta e Higuain, al solito, a staccarsi quasi naturalmente dalla marcatura e prendere possesso del dischetto (due punte con movimenti istintivi complementari ad aumentare la portata di pericolosità). In più il taglio verso la porta di Laxalt, durante tutta la gara presenza costante in area in questo tipo di occasioni.

“Schema” più netto ed evidente in quest’azione che porta Suso al cross – sbagliato perchè troppo basso – in cui i tre rossoneri in area attaccano la porta con lo stesso movimento a tagliare. Cutrone, Higuain e Laxalt. Primo palo, centro, e secondo palo pronti a raccogliere il cross riuscito – nelle idee – di Suso.

Compimento e realizzazione nel gol di Cutrone. I soliti tre i area, solita disposizione ad attaccare con Higuain e Cutrone che nel perpetuo moto nei 90 minuti si “trovano” invertiti rispetto al frame precedente. Cross di Suso dall’esterno, testa della punta in area. Gol. Manifesto del 4-4-2.

Non eccellente la prestazione di Laxalt, va detto. Poco di quanto visto a Genova siamo riusciti a ritrovare in questo assaggio di rossonero. Poca intraprendenza, qualche strappo e cross – spesso innocui – e poco altro. In questo caso l’uruguaiano arriva al cross per Higuain sempre staccato da Cutrone, sempre ad attaccare il dischetto. Talento sbocciato e potenziato negli anni bianconeri. Girata di sinistro al volo che trova però pronto Audero.

Pipita trequartista travestito. Cutrone punta d’area anche, va ammesso, per qualche inciampo tecnico di base che la supremazia di Higuain in tal senso rende evidente.

DIFESA DA OLIARE

Se l’attacco può risentire di meno a livello di pericolosità del cambio di modulo limitandosi a qualche palla persa o gol sbagliato, la difesa di palle perse e occasioni da gol concesse non può permettersi per evidenti danni maggiori a squadra e risultato. Pena linciaggio e messa alla gogna pubblica prima e di allenatore poi. Qualche difetto persiste dal 4-3-3 (che già perfetto difensivamente non era). I due gol subiti per evidenti errori singoli e corali ne sono prova inconfutabile.

La partita ha infatti evidenziato in maniera inequivocabile la “scarsa” e legittima – per tempo dedicato – padronanza del nuovo modulo visti i grandi spazi che si sono venuti a creare fra difesa e centrocampo in ogni situazione e la conseguente eccessiva libertà di movimento concessa ai singoli blucerchiati. In quest’occasione la zona delimitata in rosso evidenzia lo spazio a disposizione di Quagliarella marcato in maniera scorretta, al contrario, da Biglia che copre il lato sbagliato invece che frapporsi tra il giocatore e la propria porta.

Spazi creati dalle distanze ancora approssimative di Kessie e Biglia con la propria difesa e alimentati da Suso e Laxalt “pigri” in fase di ripiegamento, sempre sopra la linea dei due centrali. Situazione di copertura mancata che come si evidenza nell’immagine costringe Calabria ad uscire in contrasto ben oltre la propria trequarti offrendo il fianco del campo alla discesa di Murru per un potenziale 3 contro 3 (tagliati fuori i centrocampisti rossoneri in fase di rientro) insieme a Quagliarella e Defrel.

Spazio fra difesa e attacco motivo del gol del pareggio di Saponara, oltre all’errore individuale di Calabria troppo indolente nel farsi saltare verso l’interno dal 5 blucerchiato e oltre, ovviamente, alla straordinaria giocata di Quagliarella. Stop al volo a a seguire per saltare la pressione rossonera a centrocampo trovando ampio spazio per avanzare e aprire su Saponara. Spazio che ha offerto poi al 5 blucerchiato anche la soluzione dello scarico su Ekdal al limite dell’area per la battuta in porta incontrastato. Biglia infatti è in marcatura su Quagliarella che ha raggiunto subito il centro dell’area dopo l’apertura.

Situazione simile che da il via al gol del sorpasso con giocate identiche a parti invertite fra Saponara e il capitano della Samp con il primo libero di girarsi nella terra di nessuno – difesa e controcampo rossonero – e offrire la palla del 2-1 a Quagliarella.

Questione affrontata da Gattuso nell’intervallo tanto che la situazione difensiva del Milan cambia nella seconda frazione con una pressione che parte più bassa così da chiudere gli spazi degli ultimi 20 metri alla Sampdoria e la posizione di Laxalt più cauta in fase di non possesso.

Il nuovo modulo e l’inserimento contemporaneo di Cutrone e Higuain ha permesso però dall’altro lato al Milan anche di guadagnare qualcosa in fase difensiva grazie alla spinta al sacrificio e lavoro continuo di Patrick. Il recupero compiuto poco prima della sostituzione in aiuto difensivo e successivo recupero palla sono simbolo dell’entusiasmo del giovane rossonero, mai domo, uno dei pochi a essersi sempre salvato anche nelle debacle generali più gravi. San Siro ama quel 63.

E quando San Siro ama non è mai per caso.

Il 4-4-2 di Gattuso ha dato primi responsi positivi, soprattutto in fase offensiva dove Cutrone e Higuain hanno ancora affinità da perfezionare ma si cercano e si trovano, il gol del Pipita è esempio.
La spinta di Laxalt e i suoi cross, quando tornati almeno sui livelli genoani offriranno spunti interessati per la testa delle due punte, arma letale già ieri espressa.

La fase difensiva è da rivedere e puntellare perché la Sampdoria può concedere ma altre squadre ben più attrezzate no. Da rivedere soprattutto sarà l’apporto dell’uruguaiano e Suso in fase di copertura. Chiedere tanto sacrificio allo spagnolo comporta mancanze fisiche e mentali dove lui è ben più pericoloso. Il sacrificio logicamente dovrà coinvolgere soprattutto Laxalt.