Quando si parla di calcio non si può non parlare di Diego Armando Maradona, uno dei calciatori più forti – se non il più forte – di sempre, idolo di intere generazioni calcistiche, capace di incantare chiunque con le proprie giocate, ma anche protagonista di eccessi dentro e fuori dal campo. Questo è El Pibe de Oro, prendere o lasciare. Proprio ieri il fenomeno argentino ha compiuto 58 anni, la maggior parte dei quali ha dedicato al calcio, sia come giocatore che come allenatore o dirigente. Ecco le cinque tappe fondamentali della sua carriera, nel bene e nel male.

GLI INIZI IN ARGENTINA

Maradona iniziò a giocare a 10 anni nell’Argentinos Junior, che lo prelevò dalla piccola squadra dell’Estrella Roja. Nel club di Buenos Aires Maradona fece il proprio esordio da professionista nel 1976, a poco meno di 16 anni. In poco tempo scalò le gerarchie della squadra diventando titolare a suon di gol e giocate incredibili, che gli permisero di conquistare il Pallone d’Oro Sudamericano nel 1979 e nel 1980, massimo riconoscimenti per i giocatori del continente, dal momento che fino al 1994 il Pallone d’Oro era riservato esclusivamente a giocatori europei. In seguito passò al più blasonato Boca Juniors. Questo passaggio avvenne in maniera singolare: il 20 Ottobre 1981, infatti, venne disputata un’amichevole tra i due club, con Maradona che giocò il primo tempo con l’Argentinos Junior e il secondo tempo con il Boca. Dopo un solo anno Maradona lasciò la squadra e l’Argentina per dirigersi in Europa e, più precisamente, al Barcellona, che portò il talento argentino nel vecchio continente.

L’ARRIVO AL NAPOLI E IL PRIMO SCUDETTO

L’avventura blaugrana non fu delle più felici, anche a causa di numerosi infortuni che lo tenero lontano dal campo. Nell’estate del 1984, però, Maradona venne ceduto al Napoli, squadra in cui si consacrerà definitivamente. Le prime due stagioni non furono esaltanti, ma la terza, ovvero quella degli anni 1986/87, fu quella che vide il Napoli ottenere il primo scudetto della propria storia, trascinato dalle prestazioni del fuoriclasse argentino. Durante questo periodo il club partenopeo ottenne altri trofei e Maradona mostrò al mondo intero il suo enorme valore. L’avventura al Napoli si concluderà con il secondo e ultimo scudetto nella stagione 1989/90 e, l’anno seguente, con la squalifica per doping, che diede una brusca frenata alla sua carriera. Maradona è rimasto un simbolo per il Napoli e i napoletani, tanto che la maglia numero diez è stata ritirata in suo onore.

I MONDIALI DEL 1986

Nell’edizione della Coppa del Mondo che si disputò in Messico, Maradona trascinò la Selección fino alla vittoria finale contro la Germania Ovest per 3-2. La partita più importante, tuttavia, furono i quarti di finale contro l’Inghilterra, durante i quali Maradona mise a segno quelli che forse sono i suoi due gol più famosi. Il primo, quello del momentaneo 1-0 è quello che viene ricordato come la “Mano de Dios”, ovvero il gol che Maradona mise a segno colpendo palesemente il pallone con la mano, gesto tuttavia non ravvisato dall’arbitro che convalidò il gol. Il termine fu coniato dallo stesso Maradona, che per giustificarsi parlò di un intervento divino per “pareggiare” i conti tra Inghilterra e Argentina, che erano al centro di una sentita rivalità anche per la Guerra delle Falkland del 1982. Il secondo gol, messo a segno appena cinque minuti dopo il primo, è passato alla storia come il gol del secolo: Maradona ricevette palla nella propria metà campo e iniziò una corsa che si concluse in porta. Dopo essersi lasciato alle spalle cinque giocatori inglesi con una serie di finte e dribbling, il genio argentino scartò anche il portiere e depositò in rete il gol del 2-0. Dopo questa vittoria l’Argentina battè il Belgio e poi, come detto, la Germania Ovest, laureandosi campione del mondo, nel segno di Maradona.

I PROBLEMI CON LA DROGA

Tanto entusiasmante in campo quanto problematico fuori, Maradona è da sempre al centro di problemi di droga. Tutto iniziò nel 1991, mentre era ancora al Napoli, quando, a seguito di un risultato positivo ad un test anti doping, venne squalificato per 15 mesi. Rimasto lontano dai campi da gioco, l’attaccante argentino venne anche trovato in possesso di sostanze stupefacenti e venne condannato a 14 mesi di reclusione, anche se non entrò mai in carcere. Questo problema segnò la fine del suo periodo in Italia: dopo la squalifica, infatti, Maradona si trasferì al Siviglia, dove rimase fino al 1993, quando giocò, per un breve periodo, con i Newell’s Old Boys. Successivamente, ai mondiali in USA del 1994 venne nuovamente squalificato per doping, mettendo praticamente fine alla propria carriera. Maradona dichiarerà, in seguito, di essere stato dipendente dalla cocaina fin dai tempi del Barcellona, smettendo nei primi anni 2000.

“So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però, non ho fatto del male a nessuno a parte a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia. Soltanto questo.” 

(Maradona dopo la squalifica per doping del 1991)

VOX POPULI

Maradona, durante la propria carriera, ha incarnato il ruolo di “soldato del popolo”, schierandosi spesso a favore dei più poveri contro i “poteri forti”, tanto che a Rosario gli è stata intitolata una chiesa, dove gli anni si contano a partire dalla sua nascita (ieri sarebbe iniziato il 58 d. D.). Date le sue misere origini, Maradona si rivelò sempre attento ai problemi di quella parte della popolazione, schierandosi contro lo strapotere delle squadre nel Nord Italia quando era al Napoli ma anche contro la FIFA e l’AFA (Asociación del Fútbol Argentino), spesso con attacchi ad personam senza esclusione di colpi.

“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”

Insomma, vita fuori dal campo a parte, Maradona ha inciso un segno indelebile nella storia del calcio. In questi anni ha fatto cose straordinarie in campo e deve essere ricordato per queste, lasciando da parte gli errori che ha fatto nella vita privata. Quindi buon compleanno Diego, buon compleanno Pibe de Oro!